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Un vestito per 365 giorni

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Di solito prima di arrivare nel nostro armadio, un indumento di cotone “compie” un viaggio intorno al mondo. Il cotone grezzo, una volta prodotto in un Paese come Cina, Kenya, Egitto, Stati Uniti o Uzbekistan, viene inviato nelle aree del pianeta dove il costo del lavoro e’ inferiore, come in Asia o in America Latina, per essere filato, tessuto, cucito e tinto.
Da qui il prodotto finale viene spedito ai mercati di tutto il mondo: cio’ significa che se si compra una t-shirt a Londra, il suo cotone potrebbe essere stato coltivato in Texas, lavorato in China e spedito in un centro di distribuzione europeo prima di finire nella nostra borsa.

Nonostante il cotone occupi appena il 3% del terreno coltivabile globale, per questa pianta vengono utilizzati piu’ pesticidi che per ogni altra coltura – circa il 25% di tutti gli insetticidi usati nel pianeta – molti dei quali sono noti agenti cancerogeni. Le ripercussioni su salute e ambiente sono pertanto allarmanti: circa 3 milioni di persone al mondo si ammalano ogni anno per l’esposizione a pesticidi.
A questo va aggiunto il consumo d’acqua necessario per produrre un indumento e la velocita’ con cui viene dismesso: ogni anno nella sola Gran Bretagna vengono gettati nella spazzatura 900 milioni di vestiti, in Italia circa 13 kg per persona.

Una buona notizia giunge da una designer indo-americana, Sheena Matheiken, che nel 2009 ha dato il via a un originale progetto, lo “Uniform Project: One Dress, 365 Days”.Sheena, con il supporto di Eliza Starbuck, ha disegnato 7 vestiti di cotone identitici ? uno per ogni giorno della settimana- che possono essere indossati aletrnativamente nel corso di tutto l’anno (in inverno con l’aggiunta di maglioni o giacche di lana). Sheena stessa, attivista ambientale e convinta ecologista, sta sperimentando su di se’ il “vestito unico”, convinta che si possa coniugare in modo efficace moda, rispetto per l’ambiente e consumo responsabile. La designer fornisce regolarmente sul suo sito internet indicazioni su come reinventare ogni giorno lo stesso vestito aggiungendo accessori ?cinture, sciarpe, spille tutti rigorosamente vintage e di seconda mano- creando un proprio stile sostenibile ed etico. Una vera sfida alla moda veloce dei capi “usa e getta”.

E il progetto non si limita a promuovere solamente uno stile di vita sostenibile: dal momento che fonte di ispirazione dell’iniziativa e’ l’india, dove gli studenti devono indossare la stessa uniforme per tutto l’anno – l’India ne e’ anche la beneficiaria: ogni donazionie effettuata attaverso il sito “Uniform Project: One Dress, 365 Days” serve a supportare la Fondazione Akanksha, un’organizzazione non profit che si occupa di fornire un’educazione ai bambini indiani che vivono negli slums delle grandi citta’. In India sono circa 7 milioni i bambini che non hanno accesso a una formazione scolastica di base. Per il momento con i 103.000 dollari raccolti, il progetto e’ riuscito ad assicurare un futuro migliore a 286 di loro.

Per maggiori informzioni si puo’ consultare:
http://www.theuniformproject.com/home/about.html
http://www.akanksha.org/