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Ulivi in Puglia: bisogna salvarli senza l’inutile caccia alle streghe

L’inchiesta giudiziaria della procura di Lecce contro gli scienziati del Cnr si sta sgonfiando. Intanto il governo annuncia l’ennesimo piano. E a marzo tornerà la sputacchina, il vettore del batterio Xylella.

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ULIVI PUGLIA XYLELLA –

Tutto azzerato. È bastata una semplice perizia, chiesta dalla Procura della Repubblica di Lecce, per smontare di fatto l’intero impianto accusatorio nei confronti dei cinque ricercatori del Cnr sotto inchiesta per avere consentito, sulla base di dati scientifici, l’abbattimento dei vecchi ulivi, per sostituirli con nuove piante, in seguito alla diffusione del terribile batterio «Xylella fastidiosa». Eppure i capi di imputazione sono gravissimi: diffusione colposa della malattia, violazione delle norme in materia ambientale, falso materiale ed ideologico, getto pericoloso di cose, distruzione di bellezze naturali. Le conclusioni dei periti sull’essiccamento degli alberi coincidono, sulla base della legge dei dati, con le scelte suggerite dagli scienziati indagati e messi sotto accusa dalla stessa procura salentina. E dunque, salvo ulteriori colpi di scena, non ci sarà alcun processo contro quelli che sono stati definiti, con le sentenze per via mediatica, «gli sterminatori degli ulivi».

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ULIVI IN PUGLIA: LA MALATTIA XYLELLA –

Ma se il giallo della Xylella, dal punto di vista giudiziario sta evaporando ancora prima di entrare in un’aula di tribunale, il caos più totale regna sovrano sulle concrete contromisure per limitare i danni dell’infezione. Il batterio, ricordiamolo, si combatte da più un secolo in America e da almeno un ventennio in Europa, e generalmente con lo sradicamento degli ulivi colpiti e con la creazione di un cordone sanitario attorno alle piante sane, mentre una terapia di assoluta efficacia non è stata ancora messa in campo. Né sono provate le cause della penetrazione del batterio.

XYLELLA ULIVI –

Intanto l’indagine della magistratura ha portato al sequestro di tutti gli ulivi nelle province di Lecce e Brindisi, e alla nomina di un commissario, il generale del Corpo Forestale Giuseppe Silletti, che non ha toccato palla (doveva avviare un piano di emergenza in venti giorni): si è dimesso dopo avere ricevuto anche lui un avviso di garanzia. Già, perché tra i responsabili dello sterminio ci sarebbero anche funzionari e politici europei, corpi dello Stato, ex ministri e professori universitari reclutati per sostenere l’opera di abbattimento. Ieri il ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, ha annunciato la presentazione, entro questa settimana, di un altro piano contro la Xylella, questa volta nazionale, di concerto con le regioni. Una pia intenzione. Il governatore della Puglia, Michele Emiliano, ha già risposto, via twitter, che «gli abbattimenti non servono a nulla» e il batterio va combattuto con una «paziente resistenza» (?). La Commissione europea, preoccupata dalla paralisi italiana, ha dato l’ultimatum che scadrà tra pochi giorni: l’unico vero piano è quello europeo, con i relativi sradicamenti,  che va applicato senza ritardi, altrimenti scatteranno la procedura d’infrazione, la multa e perfino l’embargo per le produzioni vivaistiche di ulivi made in Italy. Misure ormai scontate per l’Italia, laddove siamo riusciti a portare l’incertezza, condita a suggestioni giudiziarie, anche all’interno dell’Unione. Il Tar del Lazio, dopo un esposto di avicoltori pugliesi (siamo il Paese del federalismo, anche per la giustizia amministrativa…), ha infatti pensato bene di chiamare in causa la Corte di Giustizia europea per bloccare le misure previste da Bruxelles. Un’altra perdita di tempo, di soldi e di credibilità per il nostro Paese.

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MALATTIA ULIVI XYLELLA –

La battaglia degli ulivi si è combattuta, come spesso avviene in questi casi, con gli strumenti assordanti di una propaganda surreale. La magistratura ha costruito un teorema nel quale i poveri scienziati del Cnr sono diventati la longa manus di altri interessi nello sterminio delle piante: dalle multinazionali dell’agroalimentare a chi intenderebbe utilizzare i suoli degli uliveti per il passaggio del gasdotto Tap che ha, solo sulla carta, tutt’altro percorso. Sul falò del complotto hanno soffiato anche alcune associazioni pseudo-ambientaliste, che hanno inventato dichiarazioni mai pronunciate di scienziati internazionali, come Alexander Purcell e Joano Lopes, contro le conclusioni dei ricercatori del Cnr. E hanno ignorato la lapidaria sentenza scritta sulla prestigiosa rivista Nature dove si parla esplicitamente di «caccia alle streghe». Intanto la «sputacchina», ovvero il vettore animale che consente il contagio della Xylella, a marzo riprenderà a volare, iniettando il virus a tappeto. E milioni di piante di ulivi moriranno.

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