Questo sito contribuisce all'audience di

Torno a vivere in campagna

di Posted on
Condivisioni

la rivincita delle campagne. Sono quasi ventitre’ milioni gli italiani che vivono in comuni definiti rurali, che per il settantacinque per cento sono ancora verdi e contano meno di trecento abitanti per chilometro quadrato. Quasi il quaranta per cento di tutti gli italiani. Circa cinquecentomila in piu’ rispetto a dieci anni prima. I numeri li colleziona il sociologo Corrado Barberis, che da mezzo secolo studia cosa si agita nel mondo rurale, in un libro che ha curato e che si intitola, appunto, La rivincita delle campagne (Donzelli, pagg. 392, euro 38). Un volume che spariglia molte convinzioni (la marcia dell’ urbanesimo sembra inarrestabile) e che fara’ discutere. Quello che emerge e’ il ritratto di una nuova societa’ rurale, piu’ ricca, piu’ istruita, piu’ giovane. Quel che si racconta e’ una storia nuova: gli italiani le campagne le hanno prima abbandonate, fuggendo la miseria e rincorrendo i miraggi industriali, poi il flusso si e’ arrestato e quindi invertito. Da anni e’ in atto un controesodo, che, si puo’ aggiungere, e’ anche l’ effetto della citta’ che si disintegra e che invade scompostamente il territorio circostante. Il fenomeno e’ controverso: da una parte c’ e’ la marmellata di villette e capannoni, che forma insediamenti i quali non sono piu’ citta’, ma neanche campagna e solo paesaggi massacrati; dall’ altra c’ e’ questa nuova vita rurale raccontata da Barberis, con caratteristiche che fanno sbiadire le istantanee di un mondo contadino con i volti ossidati dal sole, gli interni delle case sberciate un paese simile a se’ stesso dal Veneto alla Basilicata.

La rivincita delle campagne e’ un volume realizzato per i cinquant’ anni dell’ Insor, l’ Istituto di sociologia rurale fondato da Giuseppe Medici, insieme a Manlio Rossi-Doria, Umberto ZanottiBianco, Francesco Compagna. Barberis lo presiede da quarant’ anni. Nel volume, insieme ad altri studiosi, raccoglie i dati di ricerche condotte da decenni: Per i protagonisti dell’ esodo, cinquanta, sessant’ anni fa, la citta’ era il paradiso: coppie costrette a vivere in ammucchiata si amarono in riservatezza; le donne decisero cosa mangiare senza chiederlo alla suocera; perfino la fede fu praticabile senza il controllo del parroco. Poi ci si e’ accorti che, se si ricreano alcuni aspetti dell’ antica societa’ fuori del suo contesto di miseria, le persone con cui si litigava erano quelle con cui si scherzava e rideva; l’ occhio che faceva i conti nelle tasche del vicino era quello che lo proteggeva anche dai ladri. Il Duemila si e’ aperto all’ insegna dell’ urbanesimo (piu’ di meta’ della popolazione mondiale vive in un contesto urbano, segnala l’ Onu: anche se i contesti urbani sono soprattutto gli slum di Kinshasa, Citta’ del Messico, Nairobi, Mumbai). Ma per converso, dice Barberis, cresce un’ Italia rurale, che ora sta pareggiando quella urbana. Nel reddito, per esempio. Nei comuni rurali (che Barberis calcola in seimilacinquecento), a fine 2006 il redditoe’ salito al 95 per cento della media nazionale (era l’ 89 nel 1995, appena il 50 nel 1955). Stesso discorso per i consumi: sempre nel 2006 una famiglia che vive in campagna ha speso in media 2.365 euro, il 94 per cento dei consumi medi.

Ma la differenza con la citta’ sta soprattutto negli affitti (694 in citta’, 552 in campagna), dovuti al diverso valore fondiario. Se invece si guarda all’ abbigliamento la campagna supera la citta’: 163 euro al mese contro 154. La “riruralizzazione” interessa piu’ le zone ricche che quelle depresse del paese: tutte le regioni del Centro Nord, per esempio, oltre a Puglia e Sardegna, segno che si tratta di un aspetto del benessere contemporaneo. Conclude Barberis: I poveri esistono, in campagna come in citta’. Ma l’ immagine di una ruralita’ complessivamente povera e’ definitivamente superata. La campagna non e’ un residuo del passato: ha buone chanches da far valere di fronte all’ incedere dell’ urbanesimo. Il raggiungimento della parita’ non va inteso, avverte Barberis, come una uniforme melassa statistica. La parita’ funziona a livelli regionali: Milano-Melzo, Roma-Zagarolo, Catanzaro-Sersale. Ma fra Sersale e Melzo le distanze possono rimanere abissali. Nelle campagne si tende a una societa’ egualitaria: sono piu’ frequenti, per esempio, i matrimoni fra persone di ceti sociali diversi (su 100 imprenditori o professionisti, 8,5 fra quelli che vivono in campagna si sposano con operaie o contadine,6 in citta’). Parita’ si sta realizzando anche nella diffusione dei reati. Infine si attenua il divario sul versante dell’ istruzione: se resta alto fra i laureati ultrasettantenni che vivono in campagna e la media nazionale, lo scarto si attenua fra i piu’ giovani (32 per cento), con una presenza consistente delle donne. Nei comuni rurali si studiano prevalentemente materie scientifiche. E all’ universita’ i giovani scelgono, ovviamente, agraria, ma anche, nell’ ordine, medicina, ingegneria, economia, chimica, farmacia, geologia. Altro punto decisivo: piu’ istruzione significa piu’ reddito.

Un capitolo riguarda anche la religiosita’, elemento connettivo, sia sociale che politico, di tutta l’ Italia contadina, al Nord come al Sud. La ricerca muove in questo volume appena i primi passi, ma una sommaria indicazione si puo’ abbozzare: I comportamenti esterni, dal dovere di accogliere gli immigrati all’ obbligo di rispettare la parola data, tendono a prendere il sopravvento sugli atteggiamenti interiori, fatti di preghiera. In altri termini: e’ come se il razzolare bene fosse piu’ importante di ascoltare la predica domenicale. L’ Italia rurale, pero’, non e’ l’ Italia agricola. Corrado Barberis spiega: rus, per i latini, e’ la campagna, agricultura e’ la coltivazione del suolo. La rus attrae, l’ agricultura meno. Ecco un altro paradosso: proprio mentre aumentano gli italiani che vivono in campagna, si e’ passati dai 15,8 milioni di ettari coltivati nel 1982 ai 12,7 di oggi. Il che non vuol dire, insiste Barberis, che questi 3 milioni di ettari siano stati cementificati, come pure si e’ detto: corrono piu’ rischi di finire sotto un tappeto di villette, ma intanto sono stati abbandonati, si sono inselvatichiti, sono diventati, come e’ stato detto, “un deserto verde”. In ogni caso i 3 milioni e mezzo di appartamenti costruiti negli ultimi dieci anni sono sorti prevalentemente fuori dai confini delle citta’, sono case monofamiliari poco servite da trasporti pubblici, raggrumate intorno a centri commerciali dove si arriva solo in macchina. il cosiddetto sprawl urbano. Le minacce che incombono su territori e paesaggi non sfuggono a Barberis, che cita un caso emblematico, Roma, la cui superficie agro-forestale ne faceva il comune piu’ agricolo d’ Italia (oggi hanno coltivazioni maggiormente estese di Roma sia Foggia che Cerignola).

Balza agli occhi la sproporzione: nel 1970 abitavano nella capitale 2 milioni 700 mila persone e il territorio agro-forestale raggiungeva i 103 mila ettari; nel 2001 gli abitanti scendevano a 2 milioni e mezzo, ma i terreni adibiti a coltivazioni o a boschi precipitavano a 51 mila ettari, la meta’. A Roma sie’ costruito, ma non perche’ ve ne fosse necessita’. I dati si rincorrono, si incrociano. Spesso si confondono (Barberis denuncia una specie di analfabetismo statistico: l’ Italia sconta un’ arretratezza drammatica nelle rilevazioni territoriali). In La rivincita delle campagne si citano le cifre del telerilevamento, che indicano in 2,7 milioni su 30 totali gli ettari di territorio italiano urbanizzato (12,7 sono invece gli ettari coltivati, 10,5 quelli a bosco). Le minacce incombono, annota Barberis, ma siamo ancora in tempo per salvare il salvabile. L’ Italia non e’ ancora tutta cemento. Il telerilevamento e’ fondamentale per cogliere i grandi insiemi – citta’, campagna, boschi – ma, segnalano urbanisti e agronomi di diversa scuola, non coglie cio’ che accade al di sotto di una certa estensione. Sfugge, per esempio, la villetta con un ettaro di giardino intorno, che e’ il modello insediativo prevalente negli ultimi anni fuori dai confini della citta’ (in Inghilterra un ufficio governativo compie rilevazioni annuali in una scala 1 a 10 mila). Un tempo, dice ancora Barberis, l’ espansione cittadina dipendeva da una variabile ben precisa: la popolazione. Oggi la variabile e’ impazzita. Cresce l’ Italia rurale, per molti aspetti si pareggiano i conti con la citta’, ma il rullo compressore dell’ edilizia potrebbe schiacciare tutto, in campagna come in citta’.