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Stragi a Parigi: la parola guerra non è più un tabù

Finora si parlava solo di terrorismo, adesso sappiamo che cosa significa la Terza Guerra Mondiale. Nel cuore dell’Europa, il principale bersaglio dell’Isis. La profezia di Oriana Fallaci e di Michel Houellebecq.

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STRAGE DI PARIGI 2015 –

La profezia di Oriana. Mai come in queste ore drammatiche le parole, diciamo anche la lunga requisitoria attraverso libri e articoli, della scrittrice Oriana Fallaci sull’islam incompatibile con i valori del mondo occidentale e sull’Europa diventata ormai Eurabia, assumono toni profetici. Frasi come questa: “Parigi è persa, qui l’odio per gli infedeli è sovrano e gli iman vogliono sovvertire le leggi laiche in favore della sharia”. O ancora: “L’islam moderato è una fandonia, il Corano è incompatibile con la democrazia, con la libertà, con i diritti umani, con il concetto di civiltà. L’Europa deve svegliarsi se vuole evitare il suicidio, e l’Italia si illude di scansarla, ma si sbaglia perché prima o poi la strage toccherà anche a noi….”.

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LA PROFEZIA SULL’ISLAM DI ORIANA FALLACI –

Da viva la Fallaci fu sommersa di insulti, da sinistra, e accusata di xenofobia, islamofobia e di una lettura provocatoria della storia che non aveva alcun fondamento con la realtà. E da destra, fu solo sponsorizzata con una certa rozzezza per sostenere posizioni radicali, niente più che slogan, sull’immigrazione e su una velleitaria chiusura delle frontiere. Adesso, invece, i suoi sferzanti commenti riecheggiano per la loro attualità e quasi costringono i due schieramenti a fare i conti con i nuovi paradigmi di interpretazione dei fatti. La parola guerra, per esempio, non è più un tabù. Anzi. Si tratta solo di capire come declinarla, quale peso dare ai suoi effetti e quali strumenti utilizzare per combatterla da vincitori. Lucia Annunziata, direttore del sito Huffington Post, voce di una sinistra italiana molto autocratica sul tema del dialogo con l’islam, non usa mezzi termini: “L’orrore delle stragi di Parigi porta nelle nostre case e nelle nostre vite quotidiane, una straordinaria evoluzione del terrorismo. Abbiamo un nemico già dentro le nostre società, senza frontiere, senza strutture e senza nemmeno la voglia finale di vivere e riprodursi. La Terza Guerra mondiale è in corso, continua ad accelerare, e l’Europa è un altro suo teatro. Siamo diventati così il luogo più pericoloso dell’Occidente”. E basta dare uno sguardo al dibattito che si è scatenato sul web, specie nel popolo della sinistra, per rendersi conto che questa parola, guerra, è ormai l’incipit di un nuovo dizionario politico, di fronte al salto di qualità dell’Isis e della sua offensiva. Perfino un dirigente politico di prima fila, il governatore della rossa Toscana, Enrico Rossi, non ha più il pudore della dissimulazione così cara al suo schieramento, finora pacifista per definizione: “Dobbiamo prendere atto che per l’Europa è tutto cambiato. Siamo in guerra, bisogna sterminare l’Isis, ovunque si trovi, anche con le armi”.

MASSACRO DI PARIGI –

Già, le armi e il conflitto. Un intellettuale moderato, lontanissimo dai punti cardinali della cultura pacifista della sinistra, come Sergio Romano, pur prendendo le distanze dall’attendibilità della profezia della Fallaci (“Non credo che sia accaduto quello che lei immaginava…”) analizza le stragi di Parigi con una interessante chiave di lettura. Le definisce “una controffensiva dell’Isis, di fronte agli attacchi che sta subendo sui territori dove ha aveva piazzato le sue bandiere”. Il ragionamento di Romano, quanto alla cronaca, è quello di un bollettino militare che si aggiorna, di fronti del conflitto che si allargano: “Non parlare di guerra è solo un’ipocrisia. C’è un’alleanza internazionale che, pur senza un mandato e un voto favorevole dell’Onu, ha dichiarato guerra all’Isis ed è impegnata al fronte. E poiché l’Isis sta perdendo importanti città e territori, ha deciso di aprire un nuovo fronte offensivo in Europa. Da qui le stragi di Parigi, e i rischi che per noi europei sono molto aumentati”. Quanto alla storia, invece, Romano punta il dito decisamente contro gli Stati Uniti: “In questa conflitto asimmetrico, stiamo pagando il prezzo delle guerre sbagliate dell’America che hanno travolto un’area regionale dove pure erano in corso processi di stabilizzazione. Senza un’analisi storica, non capiremo mai che cosa sta accadendo e quello che ci aspetta…”.

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ORIANA FALLACI SULL’ISLAM –

Rispetto alla profezia della Fallaci ed ai suoi anatemi, Romano riconosce l’esistenza di un possibile interlocutore nel diviso universo dell’islam. Non lo definisce moderato (“i moderati nelle religioni non esistono, e non hanno certo gli abiti di un rabbino, di un iman o di un parroco”), ma lo considera essenziale per un possibile negoziato da abbinare agli interventi militari: e per tutti cita l’esempio del presidente egiziano Abd al-Fattah al-Sisi che di fatto è diventato il principale nemico, interno all’islam, dell’Isis. Una linea, quella per disinnescare il conflitto, che dal versante di sinistra convince ancora il filosofo Massimo Cacciari: “Abbiamo vissuto quasi trent’anni con la convinzione che la storia potesse cancellare la propria dimensione tragica e l’Italia potesse restare fuori da una trasformazione epocale della geopolitica. Non è così. Gli islamisti hanno compiuto un salto di qualità, creando uno stato che bisogna abbattere e puntando decisamente sullo scontro di civiltà. Vogliamo assecondarli, anche condividendo questa lettura della storia, o fermarli con un processo lungo e fatico? A chi parla con tanta facilità di guerra, ricorderei che se fosse così, saremmo di fronte alla prospettiva una guerra civile, perché entro il 2050, e trent’anni volano, la metà della popolazione in Europa sarà di origine extracomunitaria”. La guerra civile, in fondo, è lo scenario letterario raccontato nel libro Sottomissione dallo scrittore francese Michel Houellebecq, che ieri ha descritto la Francia piegata e governata dall’islam e oggi viene indicato da Giuliano Ferrara, un altro sostenitore della guerra senza se e senza ma, come un naturale candidato al prossimo Premio Nobel per la letteratura.

STRAGE DI PARIGI: PAPA FRANCESCO –

Quanto il lessico, con le sue ricadute politiche, sia stato stravolto dalle recenti sequenze del conflitto con i terroristi ( o soldati?) islamici, e dal consolidamento dell’Isis, lo si capisce anche dalle prese di posizione, e dal cambiamento di toni, di un terzo e decisivo soggetto in campo: la Chiesa cattolica. Papa Benedetto XVI  fu crocifisso, dall’opinione pubblica europea, e dovette scusarsi pubblicamente, per avere fatto un riferimento, durante una lectio magistralis all’università di Ratisbona, alle severe parole sull’islam pronunciate dall’imperatore bizantino Manuele Paleologo. Parole dove si riconosceva al Corano la propaganda di “cose cattive e disumane” ed a Maometto la ferrea volontà di diffondere la fede islamica con la spada. Allora si scatenò il finimondo contro Benedetto XVI, mentre oggi nessuno si azzarda a provare di zittire Papa Francesco, il quale a proposito delle stragi di Parigi ha parlato in modo esplicito di “un pezzo della Terza Guerra Mondiale”. Molto più di una profezia, considerato il pulpito, tanto che in queste condizioni secondo il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato del Vaticano, “non ci sono possibilità di un dialogo con l’islam”. E purtroppo senza il dialogo, non restano che armi.

(Fonte immagine di copertina: Getty Images)

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