Turni da 250 ore, con 4 giorni di lavoro consecutivi: sono questi i ritmi massacranti ai quali vengono sottoposti gli specializzandi in diverse cliniche universitarie in Italia, come per esempio a Verona. Il loro lavoro, secondo il contratto di formazione specialistica, non dovrebbe superare le 38 ore, salvo accordi da prendere in modo trasparente con il primario. E le mansioni sono molto circoscritte, in quanto comunque si tratta di studenti e non di medici esperti. E invece i ritmi sono massacranti, e questi spesso sono sfruttati per mandare avanti i reparti che sono a corto di personale previsto negli organici.
Nelle scuole di Verona, per esempio, secondo la denuncia presentata dall’Associazione liberi specializzandi, gli studenti si vedono assegnate intere sale e corsie, e alcuni, non sentendosi all’altezza della prova, rinunciano per evitare di fare qualche guaio. Altri vengono dirottati a funzioni amministrative, anche queste non previste dai contratti degli specializzandi, in modo che l’ospedale non debba fare nuove assunzioni in questo settore. Fenomeni denunciati a Verona, ma diffusi anche in altre città italiane.
In pratica, con stipendi da studenti, gli specializzandi ormai vengono usati negli ospedali come personale strutturato e inquadrato a tempo indeterminato, anche senza la supervisione di un medico a capo del reparto, cosa assolutamente vietata. Una nuova forma di schiavismo per ridurre gli studenti di medicina, nella delicatissima fase della formazione specialistica, a personale ospedaliero low cost.
Fonte immagine di copertina: Avvenire
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