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Il mio lavoro? Scegliere gli uomini, e fare una squadra (Sergio Marchionne)

La vera lezione che il capo della Fiat lascia in eredità. Le persone non si selezionano per simpatia o per raccomandazioni, ma sulla base di capacità e meriti. E un vero leader riesce sempre a farle lavorare insieme

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SERGIO MARCHIONNE

Sergio Marchionne, il capo della Fiat, scomparso improvvisamente, si può ricordare in tanti modi. Il super manager che ha salvato uno dei più importanti gruppi industriali del Paese. L’abilissimo negoziatore, capace di affrontare a viso aperto, e senza complessi di inferiorità, i boss dell’economia, della finanza e della politica americana. L’italiano che ha dato lustro all’Italia. L’italiano che non dissimulava all’italiana, parlava con toni chiari e non diceva bugie. Il capo azienda capace di visione, nel lungo periodo, e di memoria del passato, indispensabile anche per guidare un’impresa. L’uomo che rimesso il prodotto al centro della sua strategia, e non si è lasciato intrappolare dai giochi della finanza.

(Credits: Cristiano Barni/Shutterstock.com)

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COME FORMARE UN TEAM DI SUCCESSO

C’è però un aspetto molto particolare, con il quale noi di Non sprecare vogliamo ricordare Marchionne, senza trasformarlo in un santino domenicale: il suo segreto nel guidare migliaia e migliaia di persone. Al vertice di un vero impero industriale e finanziario, Marchionne raccontava, con molta semplicità, come riusciva a guadagnare i tanti soldi ricevuti sotto forma di compensi, e quale fosse il suo unico, vero lavoro: scegliere le persone giuste al posto giusto. E farle diventare una squadra. Dare una promozione, un ruolo, una responsabilità, a chi davvero lo merita, e non sulla base di relazioni, conoscenze e spintarelle. Mettere insieme le persone, condividere con loro e tra di loro una missione. Questa è la più importante eredità ideale che Marchionne ha lasciato con la sua straordinaria avventura di manager.

(Credits immagine di copertina: MikeDotta/Shutterstock.com)

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