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Se la depurazione fa aumentare i gas serra

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Il riutilizzo delle acque reflue, soprattutto in zone aride come la California meridionale, è fondamentale: l’acqua serve all’agricoltura, al verde urbano, e all’uso e consumo di una popolazione in crescita costante. Ma gli impianti di depurazione di ultima generazione – quelli che oltre alle sostanze organiche eliminano anche azoto e fosforo – potrebbero essere una soluzione con due facce. Secondo uno studio pubblicato sull’ultimo numero del Journal of Environmental Quality, firmato da un gruppo di ricerca dell’Università di Cincinnati e dell’Università della California, questi impianti emettono infatti tre volte più ossido di azoto di quelli tradizionali.

GAS SERRA – La presenza in atmosfera di questo gas serra, 300 volte più potente dell’anidride carbonica, era dovuto soprattutto all’utilizzo di fertilizzanti in agricoltura. Ora, nell’area esaminata, la zona di Los Angeles, i fertilizzanti sono stati superati dai depuratori. Può essere utile ricordare che la depurazione «tradizionale» tratta le acque di scarico sottoponendole a processi di natura fisica e biologica che rimuovono tutto ciò che è biodegradabile e deriva dalle attività umane. Una volta trattate, le acque vengono versate nei fiumi o nei mari. Negli impianti più moderni, dalle acque reflue vengono eliminati anche l’azoto e il fosforo: una purificazione energeticamente costosa che genera, per i processi biologici innescati, un sottoprodotto «cattivo»: l’ossido di azoto.

CONFRONTO – Amy Townsend-Small, professore associato di geologia e geografia all’università di Cincinnati e responsabile della ricerca, ha confrontato i livelli di emissione di ossido di azoto di due impianti di depurazione nella California del sud: il primo di tipo tradizionale, il secondo più moderno. Quest’ultimo, che produce il triplo di N2O, ha però un pregio: fa sì che le acque reflue, una volta trasformate in acque dolci, possano essere riciclate per irrigare il verde urbano. Tale riutilizzo di acque reflue per l’irrigazione, conosciuto anche come showers to flowers, riduce potenzialmente il consumo di acqua dolce in una zona costantemente minacciata da riserve idriche in calo e popolazione in crescita.

BILANCIO – Il bilancio degli impianti moderni? Positivo, nonostante quanto affermato sinora. «Perché secondo questo studio», spiega Gianni Andreottola, professore di ingegneria civile e ambientale presso l’Università di Trento, «trasportare l’acqua potabile da lunghe distanze su strada o su ferrovia, o gestire i problemi sanitari di conservazione, sarebbe energeticamente più costoso. Il tema è molto dibattuto», continua Andreottola, «e questo articolo fa emergere una grossa discrepanza. Nel 1997, i dati prodotti dall’Ipcc rendevano l’ossido di azoto emesso dagli impianti di depurazione non preoccupante rispetto alle emissioni dei fertilizzanti agricoli. Nel 2010 si identificavano casi in cui gli impianti di depurazione erano responsabili del 25% delle emissioni. Indagini dettagliate sulla gestione e la progettazione dei grossi impianti sono ormai una necessità».