I murichi, le scimmie che non litigano mai

Non arrivano mai allo scontro fisico e alla violenza. E passano subito al negoziato per trovare un accordo.

scimmie murichi

Gli studiosi  sono sempre stati attratti da una particolare specie di scimmie, i murichi, e li hanno osservati, da vicino e a lungo,  nelle foreste amazzoniche. Per scoprire che quando due murichi entrano in contrasto (spesso per motivi di cibo o per il posizionamento sugli alberi), riescono sempre a fermarsi prima che lo scontro degeneri in un duello fisico. Negoziano: uno dei due individui emette vocalizzazioni particolari, simili a grugniti o versi brevi, e poi entrambi si allontanano leggermente senza contatto fisico. A volte, dopo il piccolo “litigio”, uno dei murichi condivide spontaneamente del cibo o si avvicina per pulire il pelo dell’altro (grooming).

I ricercatori hanno definito questo comportamento “ritualizzazione del conflitto”, cioè trasformare una potenziale aggressione in un piccolo rituale di negoziazione sociale.

In pratica, è come se dicessero: “ok, possiamo discutere e trovare un accordo, ma niente botte”.

Quando si parla di murichi ci si riferisce al genere Pithecia, e al momento la scienza riconosce circa 16 specie di scimmie murichi, anche se il numero può variare leggermente perché alcune popolazioni sono ancora in studio e alcune specie sono state suddivise o riclassificate di recente.

Alcune delle specie più conosciute includono:

  • Pithecia pithecia: il classico murichi dal volto nero e pelo fulvo
  • Pithecia monachus: murichi monaco, con maschi scuri e femmine più chiare
  • Pithecia irrorata : murichi dalle macchie argentate

Vivono solo in Sud America, principalmente nelle foreste pluviali tropicali, soprattutto in Amazzonia (in questi paesi: Brasile, Perù, Ecuador, Colombia, Bolivia), e in zone limitrofe, nelle foreste molto dense e vicine ai grandi fiumi. Evitano il suolo il più possibile, sono agilissimi negli spostamenti  sugli alberi, anche tra i 15 e i 30 metri di altezza.

L’armonia e la pace, evitando i conflitti distruttivi, vengono garantite dalla particolare struttura sociale di queste straordinrie scimmie, dalle quali l’uomo avrebbe tanto da imparare. Vivono in piccole-famiglie comunità, hanno contatti fisici affettuosi e molto frequenti:  si toccano, si sfregano, si abbracciano l’un l’altro. Ma è nel momento dell’accoppiamento che, rispetto ad altri primati, risalta la loro specificità: nessun maschio alfa che veglia gelosamente sul suo harem di femmine, come accade nei gorilla. Anzi: i maschi si propongono e le femmine scelgono, senza esclusività e violenza, con molta sfacciataggine. Questa organizzazione sociale permette di mettere in discussione i presupposti della violenza, dell’aggressività, della gelosia e del patriarcato, che spesso consideriamo naturali senza mai interrogarci su possibili alternative, che a quanto pare sono altrettanto reali e naturali.

In uno studio di Di Fiore & Campbelll del 2020, pubblicato su Primate Conservation, una rivista specializzata in primatologia e conservazione, si evidenzia come i murichi evitino aggressioni dirette, specie nei confronti di individui dello stesso gruppo, per mantenere l’armonia e la sopravvivenza del gruppo e non metterla a rischio a causa di conflitti insanabili. 

Con la loro faccia piatta e pelosa, spesso scura, e con i loro lunghi peli,  i murichi hanno una espressione che può sembrare quasi “seria” o “accigliata”: in realtà sono considerati delle scimmie hippie proprio perché risolvono i conflitti senza combattere, con un’attitudine pacifista molto rara da trovare in natura.
Infine, i murichi svolgono un’attività preziosa per l’equilibrio degli habitat forestali: si nutrono principalmente di semi duri, frutta e occasionalmente insetti, e hanno denti molto forti che permettono di rompere semi durissimi che molte altre scimmie non riescono a mangiare. Questo li rende specialisti della loro nicchia ecologica. Sono importanti per la dispersione dei semi: mangiando frutti e semi e spostandosi tra gli alberi, aiutano la rigenerazione della foresta.

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