Scimmie Murichi - Non Sprecare
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Murichi, le scimmie hippie. Vivono in pace e senza litigare. E resistono alle malattie

Resistono alla febbre gialla, il loro coronavirus. Hanno un approccio alla vita associata seguendo pace ed armonia. Non litigano mai. Non aggrediscono, vivono senza conflitti e vengono chiamate "le scimmie hippie".

Nel 2017 un focolaio di febbre gialla nella regione di Caratinga, stato di Minas Gerais, nel centro del Brasile,  aveva allarmato l’OMS, con quasi 1300 casi e 35 decessi umani calcolati fino al settembre dello stesso anno. Tuttavia, nello stesso periodo, l’allarme era stato lanciato anche dai biologi e dagli etologi: dopo oltre trenta anni di osservazione e studio dei primati nella Federal Reserve Feliciano Miguel Abdala, Karen Strier, primatologa americana, aveva raccontato in un’intervista al quotidiano Le Monde: «Al primo passo, ho capito. Questo silenzio… non l’avevo mai sentito. C’era anche questo odore che si diffonde da animali in decomposizione. E soprattutto una sensazione di vuoto. Era come entrare in un cimitero».

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SCIMMIE MURICHI

E, in effetti, pare che interi gruppi di animali siano stati decimati a causa della febbre gialla, trasmessa nei boschi e nelle foreste dalla zanzara Aedes aegypti, insetto killer che ha come bersaglio prediletto proprio le scimmie.
Nei giorni successivi a quel terribile gennaio, la professoressa di antropologia dell’Università del Wisconsin e i colleghi brasiliani hanno provato a tirare le somme: il 90 per cento delle scimmie marroni urlatrici sono state decimate dalla febbre gialla, così come le scimmie cappuccine. Sorprendentemente, però, la scimmia muriqui, o murichi italianizzando, nonostante sia il primate a maggior rischio di estinzione del pianeta, era riuscita a resistere in modo importante all’epidemia, mostrando una straordinaria resistenza alle malattie infettive.

Il murichi, nome comune del più scientifico Brachyteles, vive principalmente in dodici piccole “riserve” nella foresta atlantica degli stati di Minas Gerais, Espirito Santo e Rio: sono circa 1.000 esemplari, 350 dei quali abitano nella riserva della Caratinga. Proprio per la sua fragile sopravvivenza, è chiamato “il Panda del Brasile”, ben poco studiato e poco conosciuto, se non fosse per i 35 anni di lavoro della professoressa Strier, arrivata da studentessa nel 1982 nella riserva proprio per studiare le scimmie e la loro organizzazione in gruppi, innamorandosi di questi primati endemici del Nuovo Mondo, anche chiamati, infatti, scimmie americane. I suoi studi, racchiusi in un libro che è diventato pietra miliare dell’antropologia e dello studio delle scimmie, hanno svelato un’organizzazione sociale, che, come nel caso dei Bonobo, sfida i nostri universali culturali: alti 1,50 m dall’estremità del braccio all’estremità della zampa per un peso da 8 a 9 kg, i murichi sono scimmie hippie. Non si attaccano mai a vicenda, cooperano pacificamente e vivono in piccoli gruppi di poche decine di esemplari che sono egualitari, abbastanza grandi da garantire loro protezione ma non troppo da litigare per i frutti e le foglie di cui si nutrono.

scimmie murichi

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COME VIVONO LE SCIMMIE MURICHI

Nella società dei murichi non c’è competizione, o quanto meno ce n’è il meno possibile: la femmina partorisce un cucciolo ogni tre anni (dopo 7,2 mesi di gestazione), che allatta per dodici mesi e accompagna nel corso dell’anno successivo, prima di lasciarlo diventare autonomo.
Nei gruppi di murichi, che in lingua Tupi significa “scimmia più grande del mondo”, vige la regola della pace e dell’armonia. In ogni momento della giornata, spiega la dottoressa Strier dalle pagine del Le Monde, si toccano, si sfregano,si abbracciano l’un l’altro: «Un modo per sciogliere le tensioni o rassicurarsi a vicenda», prosegue Karen Strier. Ma è nel momento dell’accoppiamento che, rispetto ad altri primati, risalta la loro specificità: nessun maschio alfa che veglia gelosamente sul suo harem di femmine, come accade nei gorilla. Anzi: i maschi si propongono e le femmine scelgono, senza esclusività e violenza, con molta sfacciataggine.  «I maschi sono in fila ad attendere il proprio turno, mentre le femmine concedono accoppiamenti a ritmo… rispettabile», conclude la primatologa sorridendo.
Questa organizzazione sociale, proprio come quella dei bonobo, permette di mettere in dubbio i costrutti sociali della violenza, dell’aggressività, della gelosia e del patriarcato, che spesso consideriamo naturali senza mai interrogarci su possibili alternative, che a quanto pare sono altrettanto reali e naturali.

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