Samia Gharbi, la donna che ha smascherato il traffico illegale di rifiuti tra l’Italia e la Tunisia

Per questo è stata premiata, nel 2025, con il "Nobel Verde" e la sua battaglia è stata riconosciuta in tutto il mondo

Samia Gharbi
Una battaglia quotidiana non solo contro l’inquinamento e i rifiuti di plastica, ma anche a difesa di un paese povero, la Tunisia, invaso, in modo illegale, dalla spazzatura di un paese ricco, l’Italia.  Semia Gharbi, 58 anni,  è una scienziata, educatrice ambientale e attivista tunisina che da anni si impegna nel campo dell’educazione ambientale e della giustizia ecologica. È fondatrice dell’Association for Environmental Education for Future Generations (AEEFG), un’organizzazione non governativa che lavora per sensibilizzare il pubblico sui rischi delle sostanze chimiche pericolose e per promuovere un’economia più sostenibile e sana. Ma il cuore della sua battaglia, sia sul piano scientifico sia dall’orizzonte di un’attivista ambientale, è il traffico di rifiuti tra l’Italia e la Tunisia.
Il meccanismo è molto rodato: le aziende italiane compilano documenti che presentano i rifiuti come materiali riciclabili legittimi, così in container carichi di spazzatura, anche pericolosa, partono con le carte in regola dai porti italiani, diretti verso quelli tunisini. Qui i funzionari del governo locale, spesso corrotti o poco informati, li accolgono senza alcun controllo reale, e da quel momento i rifiuti vengono abbandonati in discariche abusive, bruciati o mischiati ad altri rifiuti locali, causando inquinamento del suolo, delle acque e dell’aria.
Soltanto per fare un esempio, collegato a un’indagine fatta dalla magistratura italiana, nei mesi di maggio, giugno e luglio 2020, tra Italia e Tunisia sono stati spediti 282 container di rifiuti etichettati come plastica riciclabile ma che in realtà contenevano rifiuti urbani misti e non riciclabili. Questi container, partiti dal porto di Salerno e sbarcati a Sousse, comprendevano circa 7 900 tonnellate di rifiuti provenienti dalla Regione Campania, dichiarati in modo fraudolento ma vietati all’importazione dalla legge tunisina e dalle convenzioni internazionali.

  • La Gharbi ha iniziato raccogliendo documenti ufficiali dei container importati in Tunisia, confrontandoli con le normative locali e internazionali (Convenzione di Basilea).
  • Ha identificato discrepanze tra ciò che era dichiarato nei documenti (“plastica riciclabile”) e ciò che effettivamente contenevano i container (rifiuti urbani misti, materiali non riciclabili e pericolosi);  ha documentato tutti i suoi incontri con i vari attori della filiera, mostrando le foto dei rifiuti e dei luoghi di stoccaggio, ed è riuscita a costringere il governo tunisino a far rientrare in Italia oltre 6.000 tonnellate di rifiuti.
Grazie a questa attività, la Gharbi ha ricevuto nel 2025 il Goldman Environmental Prize, chiamato anche il “Nobel verde”.
Foto tratta dalla pagina Facebook Lab’ess.

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