Credete nella favola dell’anima gemella? Siete nella media di donne e uomini (quasi il 60 per cento, secondo le statistiche) convinti che il vero amore nasce dall’incontro, spesso fortunato, con una persona quasi predestinata a noi, dove la chimica di una coppia si riduce a un colpo vincente al casinò delle relazioni umane. Non vogliamo smontare la vostra convinzione, che ha radici solide nella letteratura, nel cinema, nel teatro, laddove l’incontro tra due anime gemelle è sempre stato celebrato come il sogno che ti cambia la vita. Molto prima delle narrazione di Hollywood e del Grande Romanzo ottocentesco, il saggio Platone descriveva nel suo Simposio l’idea di fondo dell’anima gemella: gli esseri umani sarebbero stati originariamente “divisi a metà”, e passerebbero la vita cercando la propria parte mancante. Platone non era uno psicologo né uno specialista delle relazioni di coppia, ma aveva creato, con la ricerca dell’anima gemella, un mito filosofico sull’amore e sul desiderio umano. Un mito, appunto, ben distante dalla realtà.
Lasciarsi andare al destino in attesa della “persona giusta nel momento giusto” è davvero molto pericoloso, e comporta il rischio di sprecare l’essenza e le vitali incertezze dell’amore. A forza di cercare l’anima gemella si può finire nel binario morto dell’attesa infinita. Fateci caso, e gettate un occhio su persone a voi vicine: quelle che più cercano il compagno (o la compagna) di una vita, per affinità e compatibilità, la cosiddetta “persona giusta”(e chi assegna questa patente?), sono quelle che collezionano continue delusioni. Hanno aspettative molto alte, con le quali alimentano l’umana illusione dell’amore perfetto, e non si fermano neanche dopo diverse esperienze negative. Restano intrappolate nell’illusione dell’anima gemella. L’esperienza sul campo, sulla quale ognuno di noi può misurare i propri passi, ci dice che l’amore, anche quando ha il lampo del colpo di fulmine, è sempre un percorso, molto accidentato, dove talvolta bisogna accontentarsi di non inciampare, e altre volte aiutare l’altro a non cadere. Servono tempo, pazienza, costanza. E serve anche la capacità, persino dopo una lunga convivenza, di tornare a corteggiarsi, di riaccendere il fuoco delle emozioni sopite dalla pesantezza del quotidiano. L’amore vero, nel tempo, si consolida anche perché si trasforma, e diventa complicità, cura dell’altro, riconoscimento della diversità. Sono tutte emozioni che l’attesa, o la ricerca, dell’anima gemella può azzerare.
Credere nel destino sentimentale gioca brutti scherzi anche quando la coppia è collaudata. Si è talmente sicuri di conoscere i connotati dell’altro, che ci si sente meno responsabili nei suoi confronti, e quando arriva il conflitto diventa difficile gestirlo, perché troppo imprevisto (“Mi conosci troppo bene per non sapere quanto questo mi può dare fastidio”). E a quel punto la rottura diventa anche più insanabile, proprio perché non è mai stata messa nel conto, non fa parte delle ipotesi della vita in comune di due anime gemelle. La massima libertà abbinata alla massima responsabilità, l’architrave di una coppia longeva, non si regge sul romantico destino, ma sulla lucidità di quanta incertezza cova nella profondità dei rapporti umani, specie i più intimi. Le scelte sono nostre, non casuali, e attendere il fato, nella speranza di una soddisfazione sentimentale permanente e definitiva, è un’altra delle pie illusioni che lascia il fianco scoperto ad amare delusioni.
L’amore romantico è bellissimo proprio nella sua precarietà, nella sua magia illusionista, nel dubbio che ci lascia addosso anche se sentiamo di viverlo con la giusta intensità. Guai a coltivare la certezza di una presunta stabilità, nel nome di affinità elettive che potrebbero anche non durare troppo a lungo.Tra tutti i sentimenti che conosciamo, forse l’amore è quello che ha le maggiori probabilità di trasformarsi in una lunga avventura, senza perdersi nella ricerca di un’improbabile anima gemella.
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