Rasiglia, il borgo delle acqua, rinato grazie al turismo

Lo chiamano "La Venezia dell'Umbria", per la presenza continua dell'acqua.

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ll borgo di Rasiglia, una frazione di Foligno, in Umbria, è considerato un piccolo gioiello proprio per la sua unicità paesaggistica, storica e naturale. Ciò che rende unico questo bellissimo paese è il fatto di essere un  “borgo delle acque” perché l’acqua non è solo un dettaglio, ma una presenza continua: sorgenti, rivoli, piccole cascate e canali attraversano letteralmente Rasiglia, creando un’atmosfera incantata e molto fotografata. La sorgente Capovena, nel punto più alto, dà origine a questi corsi d’acqua che attraversano le vie e confluiscono nella Peschiera, una grande vasca centrale suggestiva.

Le vie acciottolate, i ponticelli di legno e le case in pietra contribuiscono a dare al borgo un atmosfera intima e d’altri tempi, perfetta per una passeggiata slow e per gli amanti della fotografia.

Ma la  principale ricchezza del borgo, che risale al XII secolo, è l’acqua con i suoi ruscelli. Così per secoli la popolazione locale ha potuto vivere in ottime condizioni economiche, in quanto l’acqua, così copiosa, alimentava mulini e lanifici. Un mix di artigianato di alta qualità e di industria vera e propria.

Poi c’è stata l’eclissi, come tanti borghi italiani. Piccoli lanifici e piccole mulini non sono andati più di moda, i costi sono diventati insostenibili, il borgo si è prima impoverito e poi spopolato sotto la pressione di un’emigrazione di massa. Come tanti borghi, che stanno provando a rinascere in mille modi, anche attraverso operazioni di offerte sul mercato di case a 1 euro. A Rasiglia sono rimasti in poco più di cinquanta abitanti.

La strada scelta dal piccolo borgo per non scomparire è stata subito molto chiara: puntare sul turismo. Valorizzare il patrimonio locale e non sprecarlo. Il web ha fatto da detonatore, anche grazie a un’attività frenetica dell’Associazione Rasiglia e le sue sorgenti che ha aperto un sito molto ben fatto e molto ben documentato. Su Internet si è sparsa la voce che Rasiglia con i suoi torrenti che arrivano fino a bordeggiare le case è «la Venezia dell’Umbria» e questo è bastato per attirare la folla dei turisti.

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Intanto, il borgo è rinato. Si è riaperto finalmente un bar, punto di riferimento sul territorio. Qualcuno ha pensato di avventurarsi nell’attività di ristorazione, con un ristorante. Si sono creati collegamenti e accordi con altri comuni-gioiello della zona, come Montefalco, Bevagna e Colfiorito, con l’idea di creare un circuito turistico ispirato all’arte (le chiese di Rasiglia sono meravigliose, a cominciare dalla piccola cappella dedicata a San Pietro e Paolo) e all’enogastronomia (qui il vino è un’autentica eccellenza). E finalmente possiamo dire che la bellissima Rasiglia è salva e ha iniziato la sua seconda vita. Con circa 12 mila persone che la visitano ogni fine settimana.

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Oggi Rasiglia, nonostante la sua ridotta popolazione, è un borgo-modello per il turismo che accoglie, cercando di gestirlo. Sono stati aperti ben 17 tra bar e ristoranti, e una decina di piccoli negozi locali che offrono prodotti di artigianato e souvenir. In tutta l’area sono spuntati come funghi  piccoli e medi  agriturismo, alberghi anche a quattro e cinque stelle, centri per il fitness. Così un piccolo borgo ha irradiato l’economia di un intero territorio.

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Tra le cose più belle da visitare, oltre alle vie dell’acqua, ci sono:
  • i mulini storici e l’ex lanificio
  • la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo e il Santuario di Santa Maria delle Grazie con affreschi antichi
  • i ruderi del Castello dei Trinci, che offrono una vista panoramica sulla valle
  • il lavatoio e altri strumenti storici legati alla vita quotidiana e all’artigianato tradizionale

(Le immagini sono tratte dalla pagina Facebook dell’associazione “Rasiglia e le sue sorgenti”)

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