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Quei gadget mangia energia

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Un appetito insaziabile verso i gadget intelligenti: cosi’ Paul Waide, analista dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Iea), definisce la rincorsa famelica verso telefonini, smartphone e apparecchi elettronici, veri e propri mangia-energia che stanno rischiando di vanificare importanti strategie di riduzione su altri fronti. L’allarme lanciato dall’Iea e’ molto chiaro: entro il 2030 il consumo domestico di elettricita’ e’ destinato a triplicare se i produttori di questi apparecchi e altri dispositivi elettronici (televisore, console) non lavoreranno su soluzioni piu’ efficienti. Ma e’ necessaria anche la collaborazione dei consumatori, che dovranno cominciare a fare scelte piu’ consapevoli al momento dell’acquisto, nella convinzione che un consumo piu’ attento a livello domestico contribuisce anche alla riduzione delle emissioni di CO2.

LO STUDIO – Secondo l’analisi dell’Agenzia Internazionale dell’Energia dal 1990 a oggi la richiesta di energia domestica e’ cresciuta al ritmo del 3,4 per cento ogni anno e secondo l’Agenzia non e’ tanto colpa di frigoriferi e lavatrici, ma del proliferare di apparecchi come iPod, tv, pc, stampanti, etc. Basta pensare che solo il consumo indotto dalla televisione nell’ultimo decennio e’ triplicato. Del resto ormai nel 2009 il numero di persone che utilizzano un pc nel mondo ha superato il miliardo, gli utenti televisivi sono due miliardi e meta’ della popolazione globale e’ titolare di un abbonamento di telefonia mobile.

I PRODUTTORI
– Le aziende costruttrici di apparecchiature elettroniche dovranno puntare su modelli a basso consumo, anche perche’ da parte dei governi e’ estremamente difficile fissare degli standard accettabili, a causa della continua evoluzione di questi prodotti. Vero e’ che alcuni produttori hanno gia’ fatto molto in questa direzione. Attualmente pero’ il report parla chiaro: il mondo consuma troppo e con questo trend di crescita resisteremo ancora poco piu’ di vent’anni. Dopo il 2030 non ci sara’ piu’ sufficiente energia per tutti.