Le piante a rischio per effetto della crisi climatica non fanno altro che aumentare. Già sapevamo che secondo la IUCN Red List, il principale database mondiale sulle specie minacciate, circa il 40% delle specie vegetali valutate risultano a rischio di estinzione (categoria “minacciate”). Adesso uno studio della University of California, Davis (UC Davis) insieme ad altri centri di ricerca internazionali, pubblicato su Science nel mese di marzo 2026, mette a fuoco con estrema precisione i contorni dell’allarme.
I ricercatori hanno analizzato circa 68.000 specie vegetali (circa il 18% di tutte le piante conosciute) e hanno concluso che:
- Tra 7% e 16% delle specie vegetali del mondo potrebbe perdere oltre il 90% del proprio habitat naturale entro il 2100
- Questo equivale a circa 35.000–50.000 specie a rischio molto elevato
- La causa principale non è solo la migrazione lenta delle piante, ma il fatto che il clima futuro non renderà più adatte molte aree del pianeta (temperatura, piogge, suolo)
Lo studio sottolinea tre punti chiave:
- Non basta “spostarsi” verso nord o in altitudine: in molte zone il clima diventerà semplicemente inadatto alla crescita delle piante
- Le aree più colpite sarebbero:
- Mediterraneo (inclusa parte dell’Europa meridionale)
- Australia
- Sud-ovest degli Stati Uniti
In pratica, secondo i ricercatori, senza una forte riduzione delle emissioni, anche se alcune regioni potrebbero guadagnare specie, la perdita di habitat potrebbe diventare il principale motore di estinzione delle piante entro fine secolo e nemmeno la migrazione assistita sarebbe sufficiente a compensare su scala globale.
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