Perché l’appetito diminuisce con l’avanzare dell’età

La ricerca australiana che fa chiarezza: si producono più ormoni della sazietà e lo svuotamento dello stomaco è più lento

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Di solito, e salvo eccezioni, con l’avanzare dell’età l’appetito diminuisce. Questo ci aiuta nell’obiettivo scolpito dagli scienziati della longevità per vivere più a lungo mano a mano che passano gli anni: molta attività fisica e poco cibo. I ricercatori nel campo dell’alimentazione e della nutrizione hanno sempre lavorato alla ricerca delle cause che di fatto dimostrano come la mancanza di appetito sia un segno evidente dell’arrivo dell’anzianità. Uno degli studi più completi, e considerato un  punto di riferimento nella ricerca in questo campo è una meta-analisi pubblicata nel 2016 sulla rivista Nature.
Un gruppo di ricercatori australiani, coordinati da Caroline Giezenaar, hanno analizzato 59 studi comprendenti oltre 7.500 partecipanti per l’assunzione di energia e oltre 500 per le misure soggettive dell’appetito. L’obiettivo era confrontare adulti anziani sani (età media circa 70–73 anni) con adulti giovani (età media circa 26–27 anni).

I risultati principali sono stati:

  • Gli anziani mangiano spontaneamente il 16–20% di calorie in meno rispetto ai giovani, anche in assenza di malattie. Questa riduzione è risultata consistente indipendentemente dal metodo usato per misurare l’assunzione di cibo.
  • La fame è significativamente ridotta:
    • circa 25% in meno dopo il digiuno notturno;
    • circa 39% in meno dopo aver mangiato.
  • Il senso di sazietà è maggiore negli anziani, persino a digiuno (circa 37% in più). Questo significa che tendono a sentirsi “pieni” più facilmente e più a lungo.
Inoltre i ricercatori hanno stimato che la riduzione dell’introito energetico equivale in media a circa lo 0,5% in meno per ogni anno di età, un fenomeno che può contribuire alla perdita di peso e aumentare il rischio di malnutrizione nelle persone più vulnerabili. Quanto alle cause, sono di natura biologica e tutte misurabili: maggiore produzione o sensibilità agli ormoni della sazietà (come colecistochinina e PYY); svuotamento gastrico più lento; riduzione del gusto e dell’olfatto; minore fabbisogno energetico dovuto alla perdita di massa muscolare e alla riduzione dell’attività fisica; molti medicinali assunti più frequentemente e con maggiore continuità; malattie croniche, dolore, difficoltà a masticare o deglutire, problemi gastrointestinali e depressione possono contribuire alla perdita di appetito.
C’è infine un elemento psicologico legato alla solitudine che può peggiorare la qualità della vita in tarda età. Vivere da soli, avere difficoltà a fare la spesa o cucinare, oppure la perdita del piacere della convivialità possono ridurre l’interesse per il cibo.

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