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Obesità 2 / Per qualla infantile è emergenza

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La crisi ha avuto ed avrà un impatto negativo sulla lotta all’obesità. Negli Stati Uniti frutta e verdura sono il cibo che costa di più e in alcune zone del Paese la spesa viene fatta in piccoli supermarket che non hanno prodotti freschi. Il Children’s HealthWatch, il programma federale che punta su un cambiamento positivo nella cultura alimentare dei giovani americani, ha registrato a partire dal 2008 un calo del 30% del livello di Food & Security, un indice che misura sia la qualità sia la quantità del cibo consumato. A frenare questo calo vertiginoso sono stati i programmi di assistenza sociale a cui hanno fatto ricorso un numero massiccio di famiglie americane.

PREVENZIONE SUL TERRITORIO – Le ultime esperienze di successo nella prevenzione all’obesità infantile negli Stati Uniti hanno, comunque, come comune denominatore il coinvolgimento delle comunità, soprattutto partendo dalle piccole realtà. E’ quanto spiega John Cook, docente di Pediatria a Boston e ricercatore presso il Children’s HealthWatch. «Il primo progetto attuato – racconta Cook – si chiama Fantastic kids ed è partito 6 anni fa nel New England, nell’area attorno a Boston. Questo progetto prevede il coinvolgimento delle comunità locali e delle scuole nel reclutare adolescenti tra i 16 e i 17 anni che vengono formati per insegnare ai compagni più giovani (dagli 8 ai 12 anni) le regole per una corretta alimentazione e un corretto stile di vita». Gli esperti del Boston medical center in circa 6 anni hanno formato 200 adolescenti reclutati all’interno delle comunità locali che a loro volta hanno coinvolto nel programma quasi 800 bambini. Il programma si articola in due incontri settimanali di due ore ciascuno. Durante la prima ora i ragazzi si dedicano ad attività sportive, mentre nella seconda ora vengono fornite informazioni su cosa mangiare e come scegliere il cibo più salutare.

GLI ADOLESCENTI AIUTANO GLI ADULTI – Gli adolescenti diventano così dei veri e propri ambasciatori all’interno delle comunità, riconosciuti come tali anche dagli adulti. E il ruolo dei genitori? Anche questa esperienza ribadisce la centralità della famiglia. «All’inizio – continua Cook –  il programma non prevedeva il coinvolgimento dei genitori, ma in una seconda fase abbiamo cominciato a lavorare anche sul loro livello di conoscenza e consapevolezza organizzando cene preparate da un nutrizionista». Il successo del programma è confermato dai dati che testimoniano il cambiamento del livello di conoscenza e delle abitudini alimentari. Alternare quotidianamente tutti i principali alimenti riveste un’importanza fondamentale nella crescita in salute di un bambino. La composizione ottimale della dieta settimanale di un bambino dovrebbe prevedere un consumo quotidiano di cereali (soprattutto integrali), frutta e verdura, latte e latticini. La carne, se non si è vegetariani, massimo 2-3 volte alla settimana. Il pesce almeno 3 volte; i legumi almeno 2 volte; formaggi 2 volte e uova 1-2 volte a settimana. Inoltre, l’apporto calorico quotidiano dovrebbe essere suddiviso su 5 pasti: la colazione dovrebbe contribuire per il 20%, la merenda a metà mattina per il 5%, il pranzo per il 35%, la merenda pomeridiana per il 10% e la cena per il 30%.

L’ALTRO PROGRAMMA- Un secondo programma sviluppato in Massachusetts (“Food Project”) coinvolge ragazzi dai 15 ai 18 anni e prevede formazione sul campo: ai ragazzi si insegna a  piantare e coltivare frutta e verdura, si spiega da dove arriva il cibo e che impatto ha sul pianeta. Anche questo è un progetto di coinvolgimento della comunità. La formazione viene fatta in piccole fattorie oppure in città, all’interno di piccoli orti ricavati grazie ai finanziamenti del Community Development Project. Ovviamente la crisi economica ha frenato il cambiamento. Il “cibo spazzatura” costa molto meno e i “guru” delle diete iper-proteiche hanno successo (la carne costa meno di frutta e verdura) creando un grave danno: si dimagrisce subito ma poi si riacquistano più chili di quelli persi. E mangiare troppe proteine ha  conseguenze negative sulla salute. Nei Paesi sviluppati i bambini assumono troppe proteine: secondo numerosi studi internazionali, il cibo normalmente consumato nelle famiglie occidentali contiene una quantità di proteine pari a 3-4 volte il livello ritenuto adeguato a soddisfare i fabbisogni in età pre-scolare e scolare. Inoltre, i dati OMS registrano un incremento dell’obesità tra i bambini e gli adolescenti: questa situazione è ulteriormente aggravata dall’introito calorico giornaliero che, nella maggioranza dei bambini in età scolare presi in esame, non soltanto è superiore alle loro esigenze, ma anche orientato al consumo di grassi e zuccheri, a scapito di frutta e verdura. Questi studi dimostrano come soltanto l’1% dei bambini nei Paesi sviluppati adotta abitudini alimentari in linea con la composizione settimanale ottimale della dieta, consumando porzioni e varietà di alimenti in accordo con quanto raccomandato dal modello della Piramide Nutrizionale.

RECESSIONE CAUSA DI OBESITA’ –  La recessione economica sta diventando un ulteriore fattore di obesità. In particolare nell’infanzia. E il deciso incremento dell’obesità infantile preoccupa non poco l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che sta registrando un grave cambiamento in peggio anche nei Paesi in via di sviluppo che appena registrano un miglioramento economico generale tendono ad imitare le cattive abitudini dei Paesi ricchi. La carne è simbolo di ricchezza. Così, l’obesità infantile diventa emergenza e l’Oms avverte le autorità sanitarie di tutti i Paesi che occorre porre immediatamente rimedio al problema. Fin da bambini è, infatti, fondamentale adottare abitudini alimentari sane, per prevenire l’incidenza di fenomeni come malattie cardiovascolari, diabete e obesità in età adulta. “L’emergenza obesità deve essere tenuta in grande considerazione anche dal nostro Paese. In Italia più del 10% della popolazione adulta è obeso mentre il problema riguarda ben il 12% dei bambini e ragazzi. Maglia nera per le regioni del sud, in Campania un bambino su cinque è obeso, ma la situazione è allarmante anche in Molise, Sicilia e Calabria”, afferma Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul servizio sanitario nazionale in occasione dell’ "Obesity day" di lunedì.  Che propone incentivi per accedere a cibi sani, come frutta e verdura, “soprattutto per le fasce sociali più povere che spesso si alimentano male per problemi economici e non per scelta”.  Claudio Maffeis, pediatra dell’università di Verona; John T. Cook, ricercatore del Children’s HealthWatch e pediatra della Boston University; Robert Lustig, clinico pediatra e direttore del programma Weight Assessment for Teen and Child Health (WATCH) dell’università di San Francisco ne parlano nel corso di un seminario online, organizzato dal Barilla Center for Food & Nutrition, che si tiene oggi alle 17.00 e sarà trasmesso in diretta streaming sul sito internet dell’organizzazione.