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Non provate a telefonarmi, cade la linea

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Ci risiamo con la corsa verso il capitalismo monopolistico privato. E ancora una volta avviene nel settore-simbolo dei misfatti della concentrazione: la telefonìa mobile Usa, ormai una delle più scassate del pianeta. Ho già raccontato altre volte che nel cuore di Manhattan, o a San Francisco, è impossibile finire una conversazione sul cellulare senza che cada la linea due o tre volte. La spiegazione? Il settore è in mano a pochi giganti, che quindi se ne fregano di noialtri utenti, tanto non abbiamo scelta. La capacità delle reti è stressata dall’arrivo di smart-phone sempre più potenti: le bollette “pesanti” degli iPhone ingrassano i profitti delle telecom, ma quelle mica li reinvestono per potenziare le reti e migliorare il servizio. Ora le cose peggioreranno. Ecco l’annuncio di un nuovo accorpamento. AT&T si pappa la T-Mobile, che apparteneva alla Deutsche Telekom, pagandola 39 miliardi. E’ una delle più grosse fusioni dalla crisi del 2008. Ma chissene importa di questi record finanziari, che ingrassano le commissioni delle banche di Wall Street (ovviamente ingaggiate come consulenti) e domani ingrasseranno profitti e superbonus dei dirigenti AT&T. Per il consumatore la realtà è la stessa, in peggio: scompare un altro concorrente, la scelta si riduce. La AT&T, di cui sono da anni un cliente esasperato, si conquista altri 46,5 milioni di abbonati. Non mi chiamate più, tanto cadrà la linea. (Ah già, ci sarebbe sempre la speranza di un no dell’antitrust… Ma è sempre più raro che le authority americane facciano seriamente il loro mestiere).