- Una revisione di numerosi studi internazionali, realizzata presso il Dipartimento di Scienze Alimentari e Nutrizione, Università del Minnesota, e alcune prove cliniche hanno dimostrato che il consumo di pasta non è associato all’aumento di peso o all’obesità e talvolta è inversamente correlato con BMI o adiposità addominale, soprattutto se inserito in un modello alimentare sano come la dieta mediterranea o una dieta a basso indice glicemico.
Un secondo studio molto interessante, pubblicato sulla rivista scientifica Nutrition & Diabetes e realizzato dall’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli, (Isernia) ha analizzato i dati raccolti da oltre 23.000 persone italiane provenienti da diverse regioni italiane. Sono state passate in rassegna le loro abitudini alimentari e alla fine è arrivata la conclusione in base alla quale la pasta non può essere correlata ad alti valori dell’indice di massa corporea né del rapporto tra vita e fianchi.
In particolare,m secondo questa ricerca:
- Non c’è associazione tra consumo di pasta e aumento di peso: chi mangiava più pasta non mostrava un BMI più alto.
- Anzi, il consumo di pasta è risultato associato a un BMI più basso, a una circonferenza della vita minore e a un miglior rapporto vita‑fianchi rispetto a chi ne mangiava poco o nulla.
- In altre parole, nei dati analizzati la pasta non è risultata un fattore di rischio per obesità, e, nel contesto della dieta mediterranea, è risultata associata a parametri corporei considerati più «salutari».
Il terzo studio arriva dall’Università di Parma ed è stato pubblicato sulla rivista scientifica Nutrition, Metabolism & Cardiovascular Diseases (anche citato con titolo Body weight of individuals with obesity decreases after a 6‑month high pasta or low pasta Mediterranean diet weight‑loss intervention). In questo caso l’indagine ha riguardato l’effetto di due diete ipocaloriche mediterranee che differivano per la frequenza di consumo di pasta su soggetti con obesità.
- Sono state proposte due diete ipocaloriche nello stile della dieta mediterranea, entrambe a basso contenuto energetico, ma con diversa frequenza di consumo di pasta:
- High Pasta: pasta consumata >5 volte alla settimana,
- Low Pasta: pasta consumata ≤3 volte alla settimana.
Il risultato finale, in termini di confronti, è stato piuttosto sorprendente:
- Riduzione di peso: entrambi i gruppi hanno perso peso dopo 6 mesi di dieta e hanno mantenuto la perdita anche dopo 12 mesi. In media: circa ‑10% del peso corporeo nel gruppo High Pasta e ‑7% nel gruppo Low Pasta.
- Parametri metabolici: entrambi i gruppi hanno migliorato significativamente:
- Gli indicatori antropometrici (peso, massa grassa),
- Il metabolismo dei carboidrati e dei lipidi (quindi miglioramenti in aspetti metabolici correlati a obesità e rischio cardiometabolico).
- Pressione sanguigna e frequenza cardiaca: non sono stati osservati cambiamenti rilevanti in questi parametri.
- Qualità della vita percepita: il gruppo che consumava più pasta ha riportato un miglioramento maggiore nella qualità della vita auto‑percepita, soprattutto nell’ambito della salute fisica.
In pratica, questo studio non solo ha smentito il luogo comune secondo il quale la pasta fa ingrassare, ma ha anche mostrato che una dieta che ne contempli un consumo quotidiano porta a una maggiore perdita di peso.
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