Medici di base che rifiutano di fare le vaccinazioni - Non sprecare
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Medici di base che rifiutano di vaccinare, ma l’Ordine dei medici esiste ancora?

Nel Lazio due su tre non fanno le iniezioni. Percentuali simili in tutte le regioni, dal Piemonte alla Campania. Una diserzione motivata da scuse risibili. E intanto porte chiuse ai medici stranieri

Una diserzione in massa. Nella campagna vaccinale in Italia, dove i conti non tornano mai, c’è un anello debole sul quale si riflette poco: i medici di base. Molti di loro si sentono al di sopra della legge e degli accordi nazionali e continuano a chiamarsi fuori, rifiutandosi di fare le siringhe necessarie a proteggere i loro pazienti.

MEDICI DI BASE VACCINAZIONI

La situazione è simile in tutte le regioni italiane, come se ci fosse stato un ordine dall’alto. Nel Lazio, per esempio, 2 medici di famiglia su 3 non fanno i vaccini. E se ne fregano delle minacce di sanzioni disciplinari che arrivano da Alessio D’Amato, assessore regionale alla Sanità. Si considerano impuniti. E resistono indifferenti di fronte a un principio che D’Amato ha ricordato a tutti: «Il vaccino non è un optional, è una funzione obbligatoria alla quale i medici che lavorano all’interno del Servizio sanitario nazionale non possono sottrarsi».

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CAMPAGNA VACCINALE MEDICI DI BASE

Eppure lo fanno. Con le motivazioni più strampalate: mancano i vaccini (cosa vera, ma non è certo un buon motivo per ritirarsi dal fronte), le strutture degli ambulatori sul territorio non sono adeguate, c’è ancora molto caos sui turni e sulle priorità delle persone che devono ricevere il siero. Tutte scuse.

La verità è che i medici di base non vogliono assumersi questa responsabilità, non vogliono correre rischi, che pure ci sono, e considerano irrisorio il compenso per ciascuna puntura. Dunque disertano, e con questo atteggiamento creano una falla impossibile da colmare nella rete organizzativa messa in campo per la campagna vaccinale.

COVID VACCINAZIONI

La situazione del Lazio è identica ad altre regioni, da Nord a Sud. In Piemonte la metà dei medici di base non somministra vaccini, in Campania sui 4.200 iscritti a questa categoria, uno su quattro ha detto «no, grazie».  Anche in questi casi ci sono state proteste da parte dei cittadini e minacce di azioni disciplinari da parte degli amministratori regionali. Ma tutto è caduto nel vuoto.

All’appello di chi dovrebbe arginare un fenomeno che si riduce a uno spreco enorme della campagna vaccinale, manca l’organismo più importante: l’Ordine dei medici. Il fenomeno della diserzione di massa sembra non pervenuto al quartiere generale della categoria, eppure siamo in una palese violazione delle regole deontologiche, oltre che professionali e contrattuali, da parte di questi medici. L’Ordine tace, forse non vuole urtare la suscettibilità dei suoi iscritti, e si limita a chiedere più dosi da distribuire. Spostando il tiro delle critiche e dimenticandosi che le dosi sono inutili se poi mancano i medici per somministrarle.

PER APPROFONDIRE: Coronavirus, per la fase 2 non sprechiamo la rete dei medici di famiglia

RIFIUTO VACCINAZIONE MEDICI DI BASE

Io mi sono vaccinato da una dottoressa di base. Tutto è andato molto bene. Puntualissima, efficiente, gentile. Sono convinto che se non ci fossero queste anomale percentuali di ritiri e se tutti i medici di base facessero il loro lavoro come la mia dottoressa, i numeri dei vaccini fatti ogni giorno sarebbero ben diversi. E questo sarebbe molto importante anche rispetto a quanto dobbiamo fare per il dopo pandemia. Come al solito, in Italia non conosciamo le mezze misure. Così anche i medici di base, di fronte al dramma del Covid-19, sono divisi in due. Una minoranza di professionisti generosi, perfino eroici, che rischiano in prima persona la loro salute. Una maggioranza di furbi e di indifferenti. Mancano quelli che stanno in mezzo, e dovrebbero essere tutti: i medici che fanno il loro dovere.

Abbiamo capito che bisogna investire sulla medicina territoriale. Attrezzarla e curarla bene, rinforzando la rete dei medici, pagandoli meglio e assicurando loro turni di lavoro che non siano massacranti. Si tratta dell’investimento più importante da fare nella sanità pubblica. Ma come si può pensare di programmarlo senza la collaborazione degli stessi medici di base che con i vaccini stanno mostrando un’indifferenza del tutto anomala? Un medico di famiglia non è soltanto una persona che firma ricette: rappresenta la prima linea per la prevenzione e la cura dei cittadini. E in questa posizione ha diritti che vanno riconosciuti, ma prima ancora doveri da rispettare.

L’ITALIA OSTACOLA I MEDICI STRANIERI

In questo quadro di assenze ingiustificate, vi segnalo un altro spreco. Questa volta riguarda i medici che vorrebbero partecipare alla campagna di vaccinazione, ma non possono farlo solo per un motivo: sono stranieri. Assurdo. Ho letto un’interessante inchiesta in proposito pubblicata da L’Internazionale e ho scoperto che in Italia abbiamo 75mila professionisti della Sanità iscritti all’Associazione medici di origine straniera in Italia (Amsi). Di questi 22mila sono medici e 38mila infermieri. Il 65 per cento non hanno la cittadinanza italiana e solo il 10 per cento lavora nel Servizio sanitario nazionale. Le porte per questi professionisti però sono chiuse, anche da bandi specifici che li escludono: eppure si tratta di professionisti che servirebbero, specie in questa fase. Anche qui: l’Ordine dei medici non ha nulla da dire?

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