Sono fatte quasi sempre di fibre sintetiche, come:
- Poliestere: un derivato del petrolio, molto comune.
- Acrilico: simile al poliestere ma più leggero e soffice.
- Nylon: viene mescolato agli altri materiali per dare resistenza e elasticità.
Tutti questi materiali non sono biodegradabili (a meno che siano fatti con materiali riciclati), hanno un livello altissimo di consumi energetici e di produzione di CO2, possono rilasciare microplastiche
C’è poi il problema dello smaltimento delle pellicce cosiddette “ecologiche”. Già nel 2014 che la Commissione Europea, dopo un’analisi di diverse fibre, ha stabilito che l’acrilico, o il modacrilico, sia una delle fibre più inquinanti di tutta la gamma di fibre sintetiche con le quali produciamo i nostri capi di abbigliamento, nonché quella più difficile da smaltire. Una giacca in pelliccia sintetica può avere un’impronta di carbonio 2-3 volte maggiore rispetto a una pelliccia naturale, se consideriamo la produzione e lo smaltimento. Se dura pochi anni e viene smaltita come rifiuto, l’impatto cresce ancora di più.
Uno studio dell’Università di Yale ha mostrato che, se si considera l’intero ciclo di vita (produzione, utilizzo, smaltimento), alcune pellicce sintetiche possono avere un impatto ambientale maggiore in termini di gas serra rispetto alle pellicce naturali, proprio a causa del consumo energetico e della plastica non biodegradabile.
La conclusione diventa scontata: il termine “fake fur”, ovvero la pelliccia “ecologica”, significa solo che la pelliccia è finta, ma l’impatto ambientale può essere alto se non si usano materiali riciclati o processi più sostenibili.
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