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I supermercati contro gli sprechi di energia

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Impianti all’avanguardia per limitare i consumi energetici nei punti vendita, logistica centralizzata per diminuire l’impatto del trasporto delle merci e nuove soluzioni per ridurre gli sprechi dei banchi frigo alimentari. Sono queste le strategie di politica ambientale, adottate dalla Grande distribuzione organizzata (Gdo) italiana per riuscire a contenere i costi e ad abbattere i livelli d’inquinamento dati dal funzionamento della rete dei loro supermercati. Azioni combinate, a partire dal ciclo della produzione fino alla vendita, messe in atto da Esselunga, Coop e Carrefour, che hanno portato negli ultimi anni i tre giganti del mercato italiano verso una virata verde e a riporre un’attenzione sempre maggiore per le sostenibilità dei loro centri.

 

COSTI E INVESTIMENTI – Un interesse e un processo inevitabile, secondo gli esperti dei Gdo, che, a partire dal 2000, si è tradotto in interventi concreti e studi mirati per cercare di ridurre gli sprechi nelle strutture di vendita, cercando di contenere i costi legati ai settori più dispendiosi come quelli energivori. «La refrigerazione alimentare», spiega Paolo Garavelli, direttore acquisti tecnici e spese generali di Carrefour Italia, «rappresenta ancora la parte più impegnativa, circa il 40%, nei costi di un supermercato. Poi c’è l’illuminazione, che rappresenta circa il 20% delle spese e, infine, la parte legata al riscaldamento e al condizionamento ambientale. Ed è principalmente su questi settori che stiamo cercando di intervenire. Noi, ad esempio, dal 2006 al 2012, abbiamo investito 31 milioni di euro per cercare di ridurre i consumi energetici». Una strategia fatta di pianificazioni e investimenti verso i risparmi futuri che, oltre alla Carrefour, vede coinvolti anche gli altri due gruppi, ossia la Coop e Esselunga. «Da anni», afferma Fortunato Della Guerra, direttore di Inres, Istituto di progettazione del sistema Coop, «abbiamo un centro di telecontrollo che ci permette di monitorare in maniera costante e ottimizzare i nostri consumi. A partire dal 2005, abbiamo fatto interventi non solo sui gruppi frigoriferi, ma anche investito sulle fonte rinnovabili, ad esempio il fotovoltaico che abbiamo installato sui tetti, i primi nel 2003 a Firenze, di una centinaia di punti vendita. Riuscendo a rendere, con 24 mila pannelli e un investimento da 11 milioni di euro fatto nel 2009, il magazzino di Prato totalmente autoalimentato».

BANCHI FRIGO ALIMENTARI – Molti gli sforzi fatti dalla Gdo italiana per cercare di mitigare il consumo della refrigerazione alimentare, come quelli fatti da Esselunga che, nei supermercati di ultima generazione, ha fatto installare centrali frigorifere a CO2 per annullare l’impatto dei fluidi sulla fascia dell’ozono. Utilizzati con successo anche in molti punti vendita di Carrefour e Coop per sostituire i liquidi refrigeranti, tra cui i clorofluorocarburi (Cfc), messi al bando come gas climalteranti altamente pericolosi e vietati, a partire dal 2010, dal protocollo di Montreal. «In Italia», afferma Garavelli di Carrefour, «siamo stati i primi a mettere nell’ipermercato di Burolo impianti al 100% a CO2, gli unici a clima freddo in transcritico. Si tratta di impianti che, a differenza dei circoli chiusi che lavorano su una sola temperatura, sono in grado di rifornire del necessario freddo a diverse temperature tutti i refrigeratori del supermercato. Lavorando sia sulla temperatura bassa che su quella normale».

REFRIGERAZIONE – Un dibattito, quello sulla refrigerazione alimentare, che vede coinvolti oltre ai fluidi impiegati per non inquinare, anche la chiusura dei banchi per non sprecare energia con la dispersione del freddo. Operazione già consolidata, in Italia, con l’applicazione di pannelli per chiudere i banchi dei surgelati. E che coinvolge anche altre nazioni europee, come ad esempio la Francia dove, nei giorni scorsi, è stato siglato un accordo tra la grande distribuzione transalpina e il governo per chiudere con porte dai doppi vetri i banchi frigo di tutti i punti vendita, riducendo in questa maniera i consumi energetici del 50%. «In Italia», auspica il direttore di Inres, «uno dei grandi passi sarà quello di chiudere oltre ai surgelati anche i banchi verticali, ossia quelli che ospitano i latticini e gli altri prodotti legati alla vendita d’impulso». «È normale», aggiunge Garavelli, «che all’inizio questa operazione comporterà anche un calo delle vendite, dato che si tratta di barriere fisiche. Per questo bisogna comunicare bene al consumatore le motivazioni per cui il banco viene chiuso».

ILLUMINAZIONE – «Per quanto riguarda le luci», dice Della Guerra, «molte aspettative future sono legate alla tecnologia Led. Non solo perché hanno una durata superiore rispetto alle lampadine di ultima generazione, ma richiedono anche costi manutentivi nettamente inferiori Tra l’altro, la luce dei Led si è rivelata molto utile per quella che, in gergo tecnico, viene chiamata illuminazione d’accento, utilizzata per il gioco dei chiaroscuri soprattutto nei reparti del fresco e dell’ortofrutta». Un settore, quello dell’illuminotecnica, in grado di generare, proprio per la sua ampia versatilità, soluzioni molto differenti. Per esempio, Esselunga con i punti vendita illuminati con tubi fluorescenti ad alta efficienza e a bassissimo contenuto di mercurio. Fondamentale, poi, per contenere i consumi anche i sistemi di accensione e spegnimento automatici delle luci dei negozi, adottate da diversi anni in tutti e i supermercati dei tre rappresentati italiani della grande distribuzione.

IMPIANTISTICA – Molte, anche le soluzioni che si stanno varando per abbassare i costi di riscaldamento e refrigerazione degli ambienti. Tra queste,la tecnologia del cool roof, speciale vernice che riflette i raggi del sole e genera calore a seconda delle stagioni, sperimentata con buoni risultati da Carrefour sul tetto del ipermercato di Assago (Milano). Adottate, poi, con successo da molti supermercati anche le caldaie a condensazione e il teleriscaldamento. «Si tratta», spiega Della Guerra di Coop, «di sistemi in cogenerazione o che sfruttano fonti geotermiche. Spesso, riusciamo a realizzarli in sinergia con le amministrazioni locali. Ad esempio a Faenza dove il sistema politico è riuscito a farci sfruttare il calore prodotto da una distilleria che dista 800 metri dal nostro supermercato che, altrimenti, sarebbe rimasto inutilizzato. A volte, invece, per i tempi tecnici siamo legati alla volontà delle amministrazioni locali, come a Piacenza dove tutto è già predisposto ma dobbiamo aspettare la volontà comunale per allacciare i nostri tubi alla rete locale».

TRASPORTI – Per salvare l’ambiente, infine, anche la centralizzazione dei trasporti, con piattaforme logistiche pensate per eliminare i lunghi viaggi delle merci, ottimizzare il carico dei camion e ridurre il flusso di traffico per contenere le emissioni di anidride carbonica, appare tra i passaggi chiave fondamentali. Con diversi sforzi, compiuti in questi anni per intervenire sul settore, a partire dalla centralizzazione dei generi per il rifornimento dei punti vendita. Tra i sistemi che sembrano funzionare quello messo a punto da Esselunga che, per controllare meglio i flussi logistici, ha diviso la distribuzione in tre grandi centri strategici. Uno alle porte di Milano, nei pressi di Linate, uno a Biandrate, in provincia di Novara, che è anche interamente alimentato da energia acquistata con certificati che finanziano la produzione da fonti rinnovabili (Recs), e infine quello di Sesto Fiorentino, alle porte di Firenze, dove arrivano tutti i prodotti da distribuire in tutti negozi e punti vendita collocati entro un raggio di 180 chilometri da ogni centro.