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I giovani tra drunkoressia e binge drinking

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Alcol e cancro: un binomio finora troppo spesso sottovalutato che sta invece assumendo proporzioni preoccupanti. A tornare sull’argomento (in una discussione pubblicata sul Canadian Medical Association Journal)è questa volta un gruppo di studiosi francesi, sostenuto – nelle sue conclusioni dall’International Scientific Forum on Alcohol Research dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms). E’ stato dimostrato da decenni di approfondite ricerche scientifiche, ricordano gli studiosi, che l’abuso di alcol ha numerosi effetti collaterali gravi che portano a morti premature per incidenti, malattie dell’apparato cardiocircolatorio, ictus ischemico, diabete, demenza, osteoporosi, cirrosi epatica (possibile anticamera di un tumore al fegato). E cancro, appunto. Del fegato, del pancreas, dell’intestino, di bocca, faringe esofago e laringe, persino del seno. D’altro canto non va dimenticato che varie analisi hanno provato gli effetti benefici per la salute di un consumo moderato di vino e dei suoi polifenoli, che hanno capacità protettive soprattutto contro alcune patologie cardiovascolari e cerebrali.

LE CIFRE NOSTRANE? PREOCCUPANTI – Secondo i dati recentemente resi noti dall’Osservatorio nazionale Alcol dell’Istituto Superiore di Sanità (in occasione della presentazione del Libro Bianco della gastroenterologia italiana ) in Italia sono oltre 25mila i decessi causati ogni anno dall’alcol e sono in costante crescita le patologie collegate all’eccedenza quotidiana, come la steatosi epatica o gli episodi di intossicazione alcolica, per i quali il 17 per cento delle ospedalizzazioni è a carico di giovanissimi (con un’età inferiore ai 14 anni). E ancora: il 20 per cento circa dei ricoveri ospedalieri annui e il 10 per cento di quelli in terapia intensiva è alcol-correlato (traumatismi, cirrosi collegate al trapianto, incidenti), così come il 35 per cento  dei trapianti di fegato. Infine, l’abuso di alcolici è responsabile di circa un caso di cancro su dieci: nell’ultimo anno monitorato, il 2008, secondo le stime dell’Iss si contano 6.356 decessi per tumori maligni attribuibili all’alcol, il 4,4 per cento del totale. Dati allarmanti, se si pensa che in Italia abbiamo oltre nove milioni di consumatori a rischio e che uno su cinque ha meno di 16 anni.

DANNI DA ALCOL – L’abuso alcol può deteriorare il nostro organismo alterando l’attività delle cellule e causando danni genetici, tossicità, cancerogenesi. «L’azione tossica dell’etanolo e del suo metabolita acetaldeide è ben nota da tempo – sottolinea Emanuele Scafato, direttore dell’Osservatorio Alcol dell’Iss -. A livello gastroenterologico il consumo di alcol favorisce una serie di alterazioni quali, ad esempio: ipetrofia delle parotidi, stomatite, glossite, reflusso gastro-esofageo, gastropatiaemorragico-erosiva, malassorbimento». Più recentemente, poi, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha inserito il consumo di bevande alcoliche fra le sostanze cancerogene (la correlazione è stata evidenziata con le neoplasie di: cavità orale, esofago, faringe, laringe, fegato, colon-retto e mammella, mentre i dati sullo stomaco sono ancora in dubbio). «Non è possibile a oggi stabilire un dosaggio sicuro, per cui l’uso di bevande alcoliche rimane un comportamento genericamente a rischio – aggiunge Scafato -. Per quanto concerne il rapporto fra alcol e cancro, l’European Code Against Cancer considera a basso rischio il consumo di una unità alcolica al giorno per la donna e due per l’uomo».

PAROLA D’ORDINE: MODERAZIONE – Dunque, che fare? Bisogna mettere in discussione anche il “classico” bicchiere di vino o birra durante i pasti? In realtà gli esperti sono concordi nel prescrivere moderazione e un consumo “intelligente” di alcolici (e ancor più di superalcolici distillati, come rhum, grappa, whisky e vodka che andrebbero riservati ad occasioni speciali), basandosi su sesso ed età del bevitore. In sostanza bere, anche quotidianamente ma non a digiuno, un calice di vino o un bicchiere di birra è una buona abitudine. Ma gli alcolici vanno banditi sotto i 15 anni perché il metabolismo dei giovanissimi non è ancora sufficientemente sviluppato e il loro apparato digerente non riesce a smaltire l’alcol che risulta così più tossico. Per lo stesso motivo è bene limitarsi a un bicchiere giornaliero fra i 16 e i 20 anni e dopo averne compiuti 65 (il fisico, si sa, tende a «regredire» verso l’infanzia). Per gli uomini adulti, di sana e robusta costituzione, il limite massimo oscilla – a seconda degli studi e dei pareri degli esperti – sui tre calici al dì (meglio due) per i maschi e per le donne – il cui metabolismo funziona diversamente e il cui peso corporeo è, in genere, inferiore – si scende a due (meglio uno).

BINGE DRINKING, ALLARME FRA I GIOVANI – A preoccupare gli esperti è soprattutto il rapporto deleterio con l’alcol che emerge sempre più chiaramente anche in Italia fra giovani e giovanissimi, sebbene anche gli anziani abusino ormai sempre più spesso. Negli ultimi 10 anni tra i giovani sono aumentati i consumatori occasionali, quelli che bevono fuori pasto e di chi consuma altri alcolici oltre a vino e birra, mentre si sono ridotti i consumatori giornalieri e quelli che si limitano a vino e birra durante i pasti. Sempre più ragazzi bevono solo per sballarsi o ubriacarsi (lo fa il 42 per cento dei maschi e il 21 delle femmine minorenni)  e, secondo i dati Istat, è sempre più diffusa la tendenza a bere a ritmi compulsivi (il cosiddetto binge drinking): sei o più bicchieri di alcolici e superalcolici in un’unica occasione, in meno di due ore. E’ di moda soprattutto tra i 18-24enni (698mila persone in tutto, il 16,6 per cento dei ragazzi), solitamente senza mangiare nulla. Ma anche il 13,6 per cento degli 11-15enni (392 mila persone) consuma alcol e si abbassa l’età del primo bicchiere: accade nel 3,5 per cento dei ragazzi tra gli 11 e 15 anni, nel 15,8 tra i 16 e i 17 anni e nel 29, 4 per cento tra i 18 e i 24 anni. Non è più solo un’abitudine del weekend come dimostrano i dati dei ricoveri in ospedali per gli effetti tossici da alcol (nel 2010 il numero degli under 14 ricoverati per intossicazione alcolica è aumentato del 28 per cento).

«DRUNKORESSIA», IN AMERICA E’ BOOM – «È bene sapere che non si va in coma etilico – conclude Scafato – per aver bevuto due litri di vodka. Possono bastare anche due bicchieri, magari presi a stomaco vuoto in una persona che pesa poco. Il fegato di un adulto infatti è capace di metabolizzare sei grammi di alcol all’ora (cioè mezzo bicchiere di vino o birra o un dito di superalcolico). Superata quella soglia, l’alcol arriva al cervello intossicando le sue cellule». C’è però persino di peggio: l’alcol, si sa, fa ingrassare e un drink può contenere fino a 500 kilocalorie. Per questo molte giovani hanno iniziato a mettere in pratica una moda allarmante: non mangiare per un giorno intero (a volte anche due) prima del weekend, per poi poter bere a dismisura senza perdere la linea. L’inquietante mix si chiama drunkoressia (unisce alcolismo e anoressia) e conosce un vero e proprio boom in America, dove già una ragazza su tre è pronta a ridurre drasticamente i pasti pur di poter bere liberamente la sera e avere un fisico magro. I danni sono inequivocabili: l’organo più danneggiato è il fegato, che ha la funzione di metabolizzare l’alcol e sviluppa forme di epatite alcolica,  steatosi (fegato grasso), cirrosi e tumore. E poi ci sono problemi ai reni, al cuore, alla circolazione, ai denti e all’esofago.