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Gli sprechi di Eur Spa, holding da 1,5 miliardi di euro

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di CORRADO ZUNINO

 C’È UN PICCOLO e strategico quartiere di Roma  –  undicimila abitanti, una storia che affonda nel Ventennio, una ricchezza tutta contemporanea  –  governato oggi da un gruppo di signori ricchi e di estrema destra. Decidono loro, imprenditori nati e cresciuti all’Eur, trascorsi nella militanza nera, gli investimenti da fare, la pianificazione urbanistica, la scelta dei grandi eventi e i progetti da attrarre. Decidono persino la qualità della tosatura dei suoi parchi. L’Eur è un quartiere spa – esperienza unica in Italia – dove non governa la giunta del XII municipio, amministrativamente responsabile, né, di fatto, il sindaco di Roma Gianni Alemanno, che pure questi signori ricchi e di estrema destra ha nominato alla guida di Eur spa (è questo il nome dell’ente padrone). Governa, appunto, Eur spa, società pubblica e privata insieme, in mano al ministero delle Finanze (al 90 per cento) e al Comune di Roma (il 10 per cento). Con i bilanci esausti che si ritrova, oggi Alemanno può solo approvare ciò che i ricchi padroni del quartiere deliberano.

"Pubblico e privato insieme, l’esistenza di Eur spa è un’anomalia totale", dice l’economista Giorgio Ruffolo ricordando come la società per azioni controllata dallo Stato abbia ereditato dall’Esposizione universale del 1942 un ben di dio di palazzi e musei, strade e marciapiedi, parchi e innaffiatoi e che, forte della sua potenza economica (645 milioni di euro a bilancio), si muove sul territorio come farebbe un feudatario dell’undicesimo

secolo che deve rispondere solo al monarca e alla sua corte. "Creiamo valore per gli azionisti", è la traduzione contemporanea. Eur spa per missione deve valorizzare un patrimonio fatto di tredici monumenti (il Colosseo quadrato, per ricordare), lo straordinario Centro congressi di Adalberto Libera, il Palazzo dello sport di Piacentini e Nervi, il Velodromo, la piscina olimpica più quattro parchi allargati su 63 ettari che custodiscono 46 specie arboree rare. La società pubblica e privata mette a reddito il patrimonio, innanzitutto, affittando ali e nicchie dei suoi musei preziosi e delicati. A chi? A centri moda e uffici finanziari, ristoranti e gelaterie, centri benessere di lusso, a polizia, carabinieri, all’amministrazione pubblica. Sono affitti onerosi: 28 mila euro il mese più Iva per le strutture profit che ai clienti offrono saune e olii balsamici. Chi paga, lamenta che queste cifre sono fuori mercato e che il prodotto offerto, la nicchia preziosa, è pieno d’acciacchi. Dalle pigioni Eur spa incassa 40 milioni l’anno.

Nelle ultime stagioni l’ente ha deciso – per realizzare profitti come da statuto – di costruire nuove opere, opere d’arte contemporanee, e trasformare così il "business district" nel secondo polo turistico di Roma. Ecco, quindi, il futuro Centro congressi dell’archistar Massimiliano Fuksas. È in ritardo di 15 anni, ma entro la prossima stagione mostrerà la sua immaginifica Nuvola in goretex: dentro ci cammineranno, poggiati su una teca in acciaio, i visitatori. A fianco sta crescendo La Lama, albergo di classe superiore e a 16 piani che oggi trova qualche difficoltà a essere collocato sul mercato. Poi c’è l’Acquario sotterrato al Laghetto artificiale, ai piedi del Palasport: non si sa ancora se sarà realizzato con pesci veri o sagome di pesci, di certo offrirà all’affamata Eur Spa 700 nuovi parcheggi in un’area sempre più pregiata. La società pubblico-privata, che ha dato vita nel quartiere alla più importante rivoluzione urbanistica contemporanea della capitale, ha deciso di entrare in un affare che, fino a ieri, era solo delle Finanze (Fintecna). Sono le vecchie torri dell’Agenzia delle Entrate dirimpetto la Nuvola di Fuksas: saranno abbattute e trasformate in un palazzo residenziale a forma di C da un’altra stella dell’architettura contemporanea, Renzo Piano. Per realizzare tutti gli investimenti Eur Spa si è indebitata per 400 milioni, grazie anche a spericolate operazioni finanziarie sui derivati. Poi ha dovuto ristrutturare il debito, sceso adesso a 190 milioni, con quattro banche italiane.

Palazzinari di Stato e multimprenditori
A questo ircocervo pubblico-privato, la Eur Spa appunto, non è bastato assecondare i progetti urbanistici più ambiziosi delle amministrazioni rutellian-veltroniane. In un crescendo di vitalità, sotto Alemanno la società di quartiere ha tentato di richiamare sulle strade di Roma sud il gran premio di Formula Uno contornando il potenziale business da un miliardo di euro con torri altissime. Sono state cancellate, insieme al gran premio. Sì, nelle ultime stagioni Eur spa si è messa a fare il costruttore. Con spregiudicatezza è andata ad abbattere il pezzo più ingombrante del suo patrimonio, il Velodromo ciclistico dove nei Sessanta trionfava Antonio Maspes: milletrecento cariche di tritolo contro ogni vincolo e il mausoleo del ciclismo è andato giù. Per quella distruzione gli amministratori di Eur Spa sono incappati in due inchieste giudiziarie: per una, la diffusione di amianto nell’aria, il pm Terracina ha appena mandato a processo un tecnico della società. Spianata l’area, l’ente ha messo mano a progetti di sviluppo immobiliare di case di pregio. Quattro palazzi da cinque piani li ha previsti sul catino dell’ex Velodromo e altri tre palazzi (nove e quattordici piani) al vicino Torrino, quartiere nato tredici anni fa e solettato di cemento senza soluzione di continuità. Walter Veltroni voleva piscine in quest’area, l’ente sotto Alemanno ha trasformato il progetto in palazzoni. Qui e all’ex Velodromo costruirà la romana Condotte spa: socia con Eur spa nel consorzio Aquadrome e invece controllata da Eur spa nella costruzione delle opere di Fuksas. Iniziano i conflitti. Ancora, la spa-quartiere ha acquistato terreni fuori dal Pentagono dell’Eur, sulla Laurentina: vuole proseguire la sua attività immobiliare nel resto della città. Va detto che in questo quadrante di Roma ci hanno già pensato i palazzinari storici a regalare lo stesso profilo – edifici alti con balconi profondi – a chilometri di orizzonte: negli ultimi trent’anni da Tor Pagnotta al mare sono stati sversati 24 milioni di metri cubi di cemento.

Non è finita, Eur Spa – che dovrebbe essere solo il custode di un patrimonio storico-artistico straordinario – oggi si è lanciata in cento attività profittevoli e lontane dalla sua natura: vuole produrre energia alternativa, realizzare la banda larga del quartiere e gestire la trasformazione del waterfront di Ostia, il suo lungomare, quindi curare il recupero delle architetture razionaliste al Foro Italico e nel centro storico di Latina. Ecco, l’ente dell’Eur con la forza patrimoniale che gli consente forti indebitamenti con le banche, la protezione politica e istituzionale che gli è garantita dai soci pubblici e la libertà d’azione possibile grazie alla trasformazione in spa, oggi si è messa a vendere appartamenti con i pavimenti in teak e la raccolta differenziata pneumatica. Si è messa a fare l’imprenditore tout court: ambiente, rifiuti, riciclaggio, telefonia. È diventato un fornitore di servizi ben remunerato e può indicare un’idea di politica locale futura con questo centrodestra al potere: l’ente privato porta i soldi ai comuni e, quindi, piega alle sue esigenze le politiche nel territorio in cui opera. Costruisce dove vuole, innanzitutto. Eur spa, nata con il centrosinistra nel 1999, oggi è un esempio (clonabile) di privatizzazione di una porzione di territorio.

L’assunzione di soci e amici
Ma chi è Eur spa? Da chi è fatta? Perché negli ultimi dodici anni è diventata così potente? L’ente è presieduto da un imprenditore forzista come Pierluigi Borghini, battuto da Francesco Rutelli quando si candidò, nel 1997, a sindaco di Roma. Molto impegnato dall’attività golfistica, Borghini negli uffici di largo Testa è aiutato da tre assistenti. Neppure Alemanno. L’amministratore delegato, vero motore della struttura, dal luglio 2009 è Riccardo Mancini, 52 anni, imprenditore nato, cresciuto e residente all’Eur con quote di proprietà in 24 società (più quattro in liquidazione). Il nonno materno, Romolo Zanzi, nel 1916 fondò un’azienda specializzata nel ramo riscaldamento che alla ?ne dei Novanta fatturava 160 miliardi. Con l’ingresso in Eur, l’ad Mancini ha aggiunto ai ruoli nelle società di famiglia sette cariche "pubblico-private". Ovvero, è amministratore delegato di Eur Spa, Eur Congressi Roma (gestirà la Nuvola), EurFacility (manutenzione del palazzo delle Poste) ed Eur Tel (cablatura telefonica del quartiere), presidente di Aquadrome (i costruttori all’ex Velodromo) ed Eur Power (energia e teleriscaldamento), poi consigliere di Marco Polo (la società che cura i beni del territorio). Come amministratore della holding, Mancini denuncia uno stipendio di Stato di 185 mila euro. Il resto, dice, sono gettoni di presenza.
Bene, andando a controllare le private intraprese dell’amministratore pubblico si scopre, intanto, che a ogni presente e futura attività della "galassia Eur" corrisponde un’azienda che lavora in quel settore sotto il controllo di Mancini. Energia e teleriscaldamento attraverso Eur Power? Il Mancini imprenditore ha posseduto quattro società che si occupano di commercio di combustibili per riscaldamento e una che costruisce apparecchi per la produzione di elettricità. Investimenti immobiliari all’ex Velodromo? Mancini possiede azioni dell’immobiliare Castel Di Leva. Con Ama e Acea gestisce i rifiuti dell’Eur? In questo campo l’ingegnere meccanico Mancini è socio unico della Società generale rifiuti e presidente della Treerre, "recupero, riciclaggio, riutilizzo", di cui rilevò le quote da Franco Berbabé. Uno dei cavalli di battaglia delle politiche di Eur spa è "l’espansione a mare" di mussoliniana memoria e, segnatamente per l’ad Mancini, lo sviluppo del quadrante Fiumicino. Il manager pubblico nel privato è stato consigliere della Fiumicino servizi. L’uomo si è poi costruito una solida fama per aver ristrutturato il debito della Eur Spa, ma la gavetta l’aveva fatta nella sua Gefi fiduciaria romana. E poi è un esperto creatore di scatole pubbliche, spa e srl. L’esperienza, qui, Mancini l’aveva fatta nel suo Consorzio Gspa "per pubbliche amministrazioni in liquidazione". Di tutte queste società Mancini, da quando è stato nominato manager pubblico all’Eur, non ha mollato un’azione. Anzi, alcune le ha avviate in prossimità della sua nomina all’ente pubblico.

Potrebbe sembrare l’uomo scelto per mettere a servizio del pubblico le esperienze fatte nel privato, Riccardo Mancini. Entrando nel dettaglio delle sue attività si scopre, però, che l’ingegnere prima di diventarne amministratore è stato consulente di Eur spa per il gp di Formula Uno. Che, da amministratore, ha attivamente spinto. I conflitti di interesse del manager alemanniano – ha finanziato personalmente la campagna elettorale del sindaco nel 2006 e ne è stato uno dei tesorieri per quella del 2008 – diventano palesi quando si scopre che in due società private di Mancini è consigliere e in una terza azionista e amministratrice Emilia Fiorani. E chi è questa signora 46enne? La compagna di Carlo Pucci. E chi è Carlo Pucci? È il tabaccaio di viale Europa, strada centrale del quartiere, che con l’arrivo di Mancini alla guida di Eur spa è diventato il direttore marketing dell’ente. Il marketing è decisivo in Eur Spa, la cattura di nuovi affitti è missione primaria per la tenuta dei bilanci. E perché l’amministratore delegato Mancini sistema ai vertici dell’ente l’ex marito di una socia che per curriculum ha una lunga esperienza in tabaccheria? Ci sono ragioni d’affari, seguendo le visure camerali. Ma, vedremo più avanti, anche di politica condivisa in gioventù e in tempi adulti. È interessante notare, ancora, come la Fiorani e Mancini abbiano controllato nel tempo la stessa società che vende chincaglieria varia: si chiama E42, come l’Esposizione universale del 1942 di cui oggi l’ingegnere – con il vestito del manager di Stato – amministra i lasciti.

L’uomo di Tangentopoli
E chi c’è nell’ultima Eur spa, quella protetta da Alemanno, dove sono stati mandati via i tecnici qualificati e sono entrati i tabaccai di estrema destra? Sono stati esautorati i dirigenti storici per far posto a Dario Panzironi figlio di Franco, amministratore delegato di Ama, la società pubblica che pulisce le strade della capitale. Per la Parentopoli romana, l’assunzione di uomini vicini al sindaco nelle aziende municipalizzate, Panzironi senior è indagato per abuso d’ufficio. Il manager è consigliere della società Marco Polo satellite della potente Eur spa e suo figlio Dario, già portaborse in Comune, ora è funzionario proprio dell’Eur Spa con un contratto a tempo indeterminato. Mancini ha estratto il suo nome tra sessanta curriculum ricevuti.

La filiazione ad libitum di nuove realtà pubblico-private figlie di Eur spa ha portato nei ruoli di controllo delle società "a cascata" sempre agli stessi uomini. Antonio Mastrapasqua, presidente dell’Inps, manager fedele a Gianni Letta, è presidente del collegio sindacale in sette "Eur-qualcosa" su sette. Controlla lui che sia tutto in ordine. E presidente della Marco Polo spa, fino a poche settimane fa, è stato Paolo Togni, sistemato da Alemanno in Comune alla direzione delle Politiche ambientali, nuclearista per convinzione ed estrazione professionale, coinvolto nel 2007 nelle inchieste sulla ricostituzione della loggia P2. Togni ha lasciato "Marco Polo" accusando la società di fare gli interessi di terzi. Infine, del "gruppo Mancini" fa parte Angelo Jacorossi, la Tangentopoli del 1992, un miliardo e mezzo (in lire) pagate per riscaldare le case Iacp di Roma. L’imprenditore oggi amministra una società, la Saccir, di cui è stato a lungo consigliere il nostro ingegner Mancini. Ma Jacorossi è anche l’amministratore di Eur Power: sta lanciando la "smart grid", l’autosufficienza energetica del quartiere. Come dice Riccardo Mancini, avanguardista nero della prima ora: "Noi dell’Eur siamo una macchina guerra".