Gli aumenti di Glovo per i rider sono truccati

L'ennesimo colpo basso contro i lavoratori della multinazionale delle consegne a domicilio.

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Glovo, la gigantesca piattaforma di consegna a domicilio,  dal cibo alla spesa, dai farmaci ad articoli per la casa,  continua a essere al centro delle indagini della procura della repubblica di Milano per sfruttamento della manodopera e caporalato. L’ultima scoperta da parte degli inquirenti riguarda gli aumenti promessi dall’azienda nel maggio del 2026:

  • 3 € lordi a consegna, invece dei precedenti 2,50 €;
  • 14 € lordi all’ora, invece di 10 €;
  • un aumento medio potenziale di circa 200 € al mese.

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In realtà, secondo i magistrati, questo aumento è solo teorico, fittizio. Grazie a un sofisticato algoritmo Glovo paga l’aumento in base al “tempo effettivo”, e cioè decurtando l’importo, mediamente, di 3 ore ogni 10 di lavoro svolto. Nelle tasche dei rider, in questo modo, entrerebbero più o meno gli stessi soldi di prima, senza alcun aumento come pure aveva promesso Glovo. 

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Già in passato Glovo era stata al centro delle cronache giudiziarie per lo scandalo dei 20 centesimi di bonus concessi ai rider disposti a fare consegne anche con temperature da 40 gradi all’ombra. E adesso la Procura non fa altro che ribadire una tesi già espressa da tempo: l’unico modo per dare il “giusto compenso” ai rider, garantito anche dalla Costituzione, e assumere come lavori subordinati, almeno quelli che fanno non meno di 6mila consegne all’anno (in Italia sarebbero 1.200). Un’ipotesi, l’assunzione e la regolarizzazione dei rapporti di lavoro, che Glovo considera impraticabile, in quanto “non sostenibile sul piano economico”. E di fronte alla quale replica con la solita minaccia: abbandonare il mercato italiano. 

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