Falsi a tavola - Non sprecare
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Falsi a tavola, tutto ciò che c’è da sapere sui cibi contraffatti e come riconoscerli

Mozzarelle sbiancate con la soda, olio di semi spacciato per olio extravergine e tantissimi falsi “Made in Italy”. Un mercato in costante crescita ma molto pericoloso (anche per la salute)

Quanto conosciamo (davvero) il cibo che ogni giorno portiamo sulle nostre tavole? Purtroppo “l’industria” del falso non riguarda solo il settore dell’abbigliamento, dell’oggettistica, della musica (tanto per citarne alcuni) ma anche l’agroalimentare. I cibi falsi rappresentano infatti un settore molto florido dal punto di vista economico, tant’è che secondo il sesto rapporto sui crimini agroalimentari in Italia, elaborato da Eurispes, Coldiretti e Osservatorio sulla criminalità nell’agroalimentare, il volume d’affari legato alle agromafie è in crescita, nonostante la crisi. Difatti nel 2018 è salito a 24,5 miliardi di euro crescendo del 12,4%. Produzione, trasporto, distribuzione, vendita, la criminalità controlla tutta la filiera, a svantaggio del “libero mercato legale” e dell’imprenditoria onesta. Per non parlare dei danni d’immagine che ne conseguono spesso per il Made in Italy. E le conseguenze nefaste per la salute e l’ambiente.

FALSI A TAVOLA

I falsi a tavola sono alimenti contraffatti che vengono spacciati per cibi genuini (che non sono). Alimenti spesso a basso costo prodotti con ingredienti di minore qualità o metodi alternativi poco trasparenti. Molto pericolosi per la salute. Basti pensare ai casi delle mozzarelle sbiancate con la soda, all’olio di semi spacciato per extravergine tramite aggiunta di clorofilla o carotene, ai pesci rinfrescati con acqua ossigenata e acidi organici, al pane cotto con legna tossica. Alimenti che danneggiano la salute ma anche la concorrenza leale.

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PIRATI A TAVOLA

Gli agropirati imitano prodotti Made in Italy in quanto sinonimo di qualità, fatturando ogni anno cifre da capogiro. Tra le imitazioni più quotate si annoverano, per esempio, il prosciutto crudo di San Daniele, formaggi, olio d’oliva, conserve di pomodoro. E poi c’è il mondo del cosiddetto “italian sounding“, falsi prodotti italiani che vengono venduti modificando leggermente il nome, in modo da rendere meno evidente la contraffazione.

Il fenomeno dell’agropirateria include la vendita, l’importazione, la manipolazione e la trasformazione dei prodotti agricoli spacciati per prodotti d’eccellenza del nostro territorio. E il falso Made in Italy spesso viene coltivato o allevato all’estero.

I CIBI PIU CONTRAFFATTI

Sebbene siano numerosi i cibi contraffatti, alcuni lo sono più di altri. Per esempio il prosciutto crudo sia di Parma che di San Daniele, due prodotti d’eccellenza diffusi in tutto il mondo con nomi, spesso, storpiati.

Poi c’è l’olio extravergine di oliva prodotto con olio di semi colorato con la clorofilla. Il pesce rinfrescato con metodi inadeguati, e il pomodoro, spesso prodotto in luoghi diversi da quelli indicati in etichetta.

Anche il mercato del vino è soggetto a contraffazioni varie, annacquato, arricchito con mosto concentrato, trattato con sostanze vietate e via dicendo.

COME RICONOSCERE UN CIBO CONTRAFFATTO

Falsi a tavola

Falsi a tavola

Per evitare i cibi contraffatti la cosa migliore è privilegiare alimenti a kilometro zero, ortaggi e frutta Bio di stagione, mantenendo un rapporto diretto con chi li produce. Privilegiare l’acquisto diretto presso aziende agricole e produttori è l’ideale perché meno passaggi ci sono, meglio è per chi consuma e per chi produce.

Inoltre è meglio optare per prodotti tutelati da marchi come le denominazioni di origine controllata (DOP, IGP, STG). Questi prodotti infatti vengono preparati secondo precise procedure, molto rigide anche per quanto riguarda la materia prima.

Attenzione alla scritta “Made in Italy”, non è sempre garanzia di italianità perché non tutte le legislazioni estere ne garantiscono la veridicità. E occhio ai prezzi troppo convenienti.

Ovviamente bisogna leggere attentamente le etichette. Certo, se sono contraffatte possono comunque ingannarci, ma saperle leggere correttamente ci aiuta a distinguerle. Le etichette “trasparenti” dovrebbero indicare, fra le altre cose, non solo il luogo di confezionamento ma anche di origine, in modo da rendere nota la provenienza del cibo.

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