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Due milioni di case e caponnoni sfitti, ma si continua a costruire

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Una città grande come Montreal, tutta vuota. È l’immagine (stimata per difetto) che apparirebbe se si mettessero insieme le case e i capannoni sfitti che oggi esistono in Italia. Secondo alcune stime sarebbero almeno 2 milioni. Altre arrivano a 7-8, ma un dato ufficiale ancora non esiste. Potrebbe invece arrivare, nei prossimi mesi, grazie all’iniziativa lanciata in questi giorni dal Forum Salviamo il paesaggio.

SALVIAMO IL PAESAGGIO – L’organizzazione, nata nell’ottobre scorso, e a cui hanno aderito 10 mila persone e quasi 600 associazioni in tutta Italia, sta promuovendo un censimento del patrimonio edilizio costruito, ma mai utilizzato. Per farlo, i settanta comitati del Forum già istituiti stanno inviando ai sindaci degli 8.101 Comuni italiani una lettera che contiene una tabella da compilare e restituire entro sei mesi. Sette pagine scritte da un team di architetti, urbanisti e amministratori comunali appartenenti al forum, che chiedono al Comune una fotografia molto precisa del loro territorio e dei suoi abitanti. Dal suolo già urbanizzato a quello potenzialmente urbanizzabile e già previsto dal piano di governo del territorio (Pgt) vigente. Dal numero di case abitate a quelle vuote. E molti altri dati ancora.

 

 

CONSUMO DI SUOLO – L’obiettivo del Forum è quello di fermare il consumo di suolo in Italia e questo non si può fare senza un censimento della situazione esistente. Inoltre, i comitati chiedono ai sindaci di non dare il via libera a nuove edificazioni su aree libere prima di aver completato il censimento. In Italia il consumo di suolo viaggia a un trend che potrebbe arrivare a 75 ettari al giorno entro i prossimi vent’anni se non si prendono provvedimenti. Questo sostiene il dossier Terra rubata pubblicato recentemente da Fai e Wwf.

 

ALLARME LOMBARDIA – L’ultimo allarme, su questo fronte, viene dalla Lombardia. Francesco Prina, consigliere regionale del Pd, parla di «cementificazione selvaggia»: «I nuovi Pgt approvati dai Comuni lombardi, più o meno la metà, prevedono altri 10 milioni di abitanti. Inoltre, la superficie agricola utile perde 60 mila ettari ogni dieci anni. Un dato allarmante, impossibile da sostenere», ha sottolineato Prina in un recente convegno. Il Pd propone «che gli oneri di urbanizzazione non siano più utilizzati per le spese correnti dei bilanci comunali. I candidati sindaci nel loro programma devono dire prima quanti metri quadrati di suolo intendono occupare. Va introdotto l’obbligo al riuso delle aree dimesse». La Regione sta lavorando a una legge sul consumo di suolo che dovrebbe essere operativa già nel 2013. Tuttavia, il consumo annuo di cemento in Italia è calato del 6 per cento rispetto al 2009, attestandosi a quasi 34 milioni di tonnellate, il dato più basso dell’ultimo decennio. Fra il 2004 e il 2008 era arrivato a un picco di oltre 46 milioni di tonnellate.

LA SITUAZIONE IN EUROPA – L’espansione a dismisura delle città a scapito dei terreni agricoli, dei boschi e delle foreste riguarda ormai oltre un quarto del territorio dell’Unione europea. Entro il 2020 circa l’80% dei cittadini dell’Ue vivrà in aree urbane. «Un’espansione che non è guidata dall’aumento della popolazione, ma dal cambiamento degli stili di vita e di consumo. Il numero degli abitanti è cresciuto del 33 per cento, mentre l’aumento medio dell’estensione delle città europee è stato del 78%», spiega Roman Uhel, a capo dello Spatial Anaysis group dell’Agenzia europea dell’Ambiente. Il picco si verifica nelle nelle zone costiere del Mediterraneo: qui l’urbanizzazione, composta quasi sempre di seconde case, è cresciuta del 30 per cento in più rispetto alle aree centrali delle nazioni. Per questo, secondo l’Agenzia dell’Ambiente, «occorre una riforma che porti verso una tassazione sull’inquinamento e sull’uso inefficiente del suolo, dei materiali e dell’energia» e poi «un approccio definito per dare una forma allo sviluppo urbano in Europa». Gli impatti negativi dell’assenza di un disegno globale si fanno sentire anche sulla salute, sulla qualità della vita e sulla produttività: «L’Europa già perde 200 milioni di giorni lavorativi all’anno per colpa di malattie legate all’inquinamento dell’aria», scrive l’agenzia. «Senza contare la perdita economica dovuta al traffico o agli eventi atmosferici estremi».