A guardare da vicino un’isola ecologica destinata allo smaltimento di apparecchi elettrici ed elettronici sembra di entrare in un cimitero degli elettrodomestici. Ma è tutta roba davvero da buttare? Sembra proprio di no, se si guarda, per esempio, ai risultati di un’indagine sul campo fatta a Bologna dalla società Dismeco, che dal 1977 si occupa di rifiuti tecnologici. Dalla ricerca si è scoperto che il 10 per cento delle lavatrici che finiscono nelle isole ecologiche non sono rotte, e potrebbero essere facilmente riparate. Ma allora perché si buttano? Chi ci guadagna da questo spreco?
Qui le risposte sono diverse e tutte utili per capire quali sono gli ingranaggi dello spreco (in questo caso di elettrodomestici) e come andrebbero modificati.
- Una prima spiegazione è nella mancanza dei pezzi di ricambio. Tutta l’innovazione degli elettrodomestici si è alla fine concentrata su tre risultati: efficienza maggiore, durata minore, enormi difficoltà per chi ha intenzione di riparare la sua lavatrice o il suo forno. Tutto questo, abbinato alla nota tecnica dell’obsolescenza programmata, non fa altro che alimentare consumi e cambi di apparecchi assolutamente drogati. A danno di chi non può permetterseli.
- Poiché tutti gli elettrodomestici ormai hanno una scheda, quasi sempre è la stessa azienda produttrice che dice al consumatore, in caso di guasto della lavatrice: le conviene comprarla nuova”. Su quanto davvero convenga, poi ognuno ha la sua risposta.
- Attraverso il lavaggio del cervello con campagne pubblicitarie e di marketing, il consumatore può essere indotto a pensare che la sua lavatrice, per quanto ancora in grado di durare, sia ormai superata e vada sostituita. Ma questo significa semplicemente sprecare i soldi.
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