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Da Londra, via web l’appello #salvaciclisti

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Negli ultimi dieci anni in Italia hanno perso la vita oltre 2500 ciclisti, un dato che piazza del nostro paese al terzo posto nella terribile classifica della mortalità in bicicletta. È per questo che un gruppo di blogger (piciclisti.wordpress.com) sta portando avanti il progetto “Città sicure per i ciclisti”, un’iniziativa nata in Inghilterra ad opera del prestigioso quotidiano Times (Cities fit for cycling il nome scelto, ndr) e sostenuta in Italia dalla Gazzetta dello Sport, che nell’autunno scorso ha perso proprio per un incidente in bicicletta il giornalista Pier Luigi Todisco. L’appello, in 10 punti è rivolto alle amministrazioni dei Comuni italiani; all’iniziativa hanno già aderito, tra le altre, Milano, Roma, Bologna, Firenze e Torino. Nel Regno Unito anche il primo ministro David Cameron ha dato il suo appoggio all’iniziativa, anche se il Times sottolinea: "ci aspettiamo che il supporto a parole si trasformi presto in un concreto piano d’azione". I punti dell’appello lanciato dal Times all’amministrazione londinese sono otto e chiedono che venga messa in atto al più presto una serie di regole che rendano meno rischiose le città per chi si muove su due ruote. Il quotidiano inglese lo ha fatto perché a novembre la giornalista Mary Bowers, 27 anni, è stata investita a pochi metri dalla redazione ed è ancora in coma. Un incidente tutt’altro che raro, visto che 1.275 ciclisti inglesi sono stati uccisi e oltre 25.000 severamente feriti negli ultimi 10 anni. I dati italiani non sono migliori, visto che negli ultimi dieci anni i morti in bicicletta sono stati 2.556. Questi sono gli 8 punti sostenuti da Times e Gazzetta dello Sport: Gli autoarticolati che entrano in un centro urbano devono, per legge, essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino la svolta, specchi supplementari e barre di sicurezza che evitino ai ciclisti di finire sotto le ruote. Gli incroci più pericolosi devono essere individuati, ripensati e dotati di semafori per i ciclisti e di specchi che permettano ai camionisti di vedere sul lato. Indagine nazionale per determinare quanti vanno in bici e quanti vengono uccisi o feriti. Il 2% del budget dell’ANAS dovrà essere destinato al piste ciclabili di nuova generazione. Migliorare la formazione di ciclisti e autisti e la sicurezza dei ciclisti come parte fondamentale dei test di guida. Limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili a 30 km/h. Invitare i privati a sponsorizzare la creare piste ciclabili e superstrade ciclabili prendendo ad esempio lo schema di noleggio bici londinese sponsorizzato. Ogni città nomini un commissario alla ciclabilità per promuovere le riforme. (www.gazzetta.it)