Cure anti-cancro, il Sud indietro | Non Sprecare
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Cure anti-cancro, il Sud indietro

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Gli italiani che hanno ricevuto una diagnosi di tumore sono ormai circa
due milioni, quasi il doppio rispetto a dieci anni fa. Non e’ esagerato,
dunque, definire il cancro una malattia di massa che, considerando
anche le crescenti probabilita’ di sopravvivenza, per tanti uomini e
donne si presenta con il connotato della cronicita’. La partita dei
pazienti, sul filo della vita (con buona qualita’) e della morte, si
gioca dunque sul tavolo della terapia, della riabilitazione e
dell’assistenza.
E purtroppo, come dimostrano i dati di una documentata ricerca
realizzata dal Censis per conto della Favo (la federazione che
raccoglie centinaia di associazioni di volontariato oncologico), e’ una
partita a doppia velocita’ che divide in due parti il Paese. Nord e Sud.
Piu’ fortunati, nel loro dolore, i cittadini delle regioni
settentrionali; penalizzati quelli delle regioni meridionali. I dati
raccolti dal Censis sulle disparita’ dei trattamenti nei vari reparti
del Servizio sanitario nazionale, esaminati con la lente della
geografia, fanno impressione. Un malato di cancro al Nord puo’ contare
su un numero di prestazioni specialistiche pari fino a dieci volte
rispetto al paziente del Sud. I giudizi, per la qualita’ dei servizi,
sono positivi quasi nel 90 per cento dei casi nelle regioni
settentrionali rispetto a uno striminzito 14 per cento delle regioni
meridionali, e piu’ o meno le stesse percentuali sono rilevate nella
diagnostica e nella radioterapia, con tempi di attesa per una
mammografia che, sempre al Sud, toccano la vetta delle 23 settimane. Il
divario e’ ancora piu’ ampio, se lo si misura con il parametro
dell’assistenza domiciliare integrata che serve a ridurre i ricoveri
impropri e la loro durata ed a offrire ai malati la possibilita’ di una
vita piu’ normale, lontani dalla corsia di un ospedale. Se in regioni
come il Veneto o l’Emilia Romagna si arriva a un’assistenza domiciliare
in 20 casi su 1000, in Campania siamo a 3, in Sicilia a 2,55. Perfino
la ricerca del medico al Sud (60 per cento dei casi) e’ un problema,
come la mancanza di informazioni e l’accesso ai farmaci. In Italia non
abbiamo nulla da imparare sia nella prevenzione sia nella cura dei
tumori. Siamo un paese affollato di eccellenze in questo ambito
sanitario, con ospedali dove l’assistenza ai malati di cancro viene
assicurata 24 ore su 24, con reparti nei quali l’attenzione alla
persona e’ altissima, con una rete di volontari semplicemente
straordinari. Peccato, pero’, che queste eccellenze siano concentrate al
Nord, come per esempio all’ospedale di Asti dove funziona il servizio
pulmino amico per il trasporto gratuito dei pazienti autosufficienti,
da casa al reparto e viceversa, o come il reparto oncologico
dell’ospedale di Macerata, dove sono stati creati spazi comuni con una
biblioteca, una sala giochi, l’accesso a Internet. Un servizio
sanitario nazionale che si rispetti, e che traduca nei fatti il
principio costituzionale dell’uguaglianza dei cittadini, deve dunque
calibrare l’uso delle risorse, sempre insufficienti, e la qualita’ delle
prestazioni sugli standard piu’ alti che sono misurati sul territorio.
Perche’ nel Nord abbiamo Asl con i bilanci in attivo e nel Sud siamo
sempre vicini al collasso? Perche’ un malato di cancro se risiede a
Milano e’ assistito meglio rispetto a chi ha la residenza a Siracusa?
Sono differenze odiose, che magari non sorprendono gli addetti ai
lavori, ma danno a noi osservatori la sensazione di un’Italia
profondamente divisa anche nella battaglia quotidiana contro il cancro
malattia di massa. E il senso di insicurezza aumenta se aggiungiamo
alla fotografia appena scattata dal Censis, le immagini che potremo
vedere in futuro quando andra’ a regime la riforma sul federalismo che,
senza opportune compensazioni, rischia di allargare le distanze del
Sevizio sanitario. Un tempo non molto lontano per chi era colpito da un
tumore, e poteva permetterselo, la soluzione migliore era quella di
curarsi all’estero; nelle attuali condizioni c’e’ il rischio che i
malati del Sud, per affrontare con convinzione la loro battaglia per la
vita, debbano provare a emigrare negli ospedali del Nord.