Come migliorare la raccolta differenziata - Non sprecare
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Raccolta differenziata: gli incivili siamo noi. Così si spiega l’abisso tra le diverse regioni

Gli ultimi dati fotografano un’Italia divisa in due: si passa dal 10,81 per cento della Sicilia al 68,99 per cento del Trentino Alto Adige. Ma come è possibile? Colpa della cattiva gestione delle diverse società che si occupano della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti o dei comportamenti dei cittadini?

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COME MIGLIORARE LA RACCOLTA DIFFERENZIATA –

I dati appena pubblicati del Rapporto Anci-Conai parlano in modo chiaro: l’Italia è divisa in due, anche nella raccolta differenziata, e si passa da un misero 10,81 per cento della Sicilia al 68,99 per cento del Trentino Alto Adige, una percentuale da fare invidia anche ai paesi del Nord Europa. Differenze marcate ci sono anche in regioni molto vicine dal punto di vista geografico come quelle del centro nord: se nel Lazio, infatti, la differenza è inchiodata al 35,22 per cento, in Emilia Romagna e nelle Marche si avvicina al 60 per cento. Leggendo questi dati ci si domanda: ma come è possibile che a pochi centinaia di km di distanza, nello stesso Paese, ci siano differenze pari a 6 volte in materia di corretto smaltimento dei rifiuti? A parte il caos di Roma, come spiegare che i cittadini delle Marche fanno la differenziata per una percentuale di 20 punti in più rispetto ai cittadini del Lazio? Tutta colpa della cattiva gestione delle società che si occupano della raccolta e dello smaltimento dell’immondizia, o forse non dobbiamo cominciare a pensare che il vero buco nero e il vero spreco è nei comportamenti dei cittadini?

In un libro (La raccolta differenziata, edizioni Ediesse) scritto a quattro mani, da Daniele Fortini, amministratore delegato di Ama Roma SpA, e da Nadia Ramazzini, esperta europea di questa materia, vengono fuori la complessità dell’intero ciclo di smaltimento della spazzatura, a partire dal dedalo delle norme, ma anche le opportunità, in termini di minore inquinamento e nuova crescita economica con relativa occupazione, legate a una raccolta corretta. In pratica e per dirla in breve, solo con la differenziata è possibile riciclare l’immondizia, e trasformare lo smaltimento in una sana industria, e arrivare a un modello di ritiro “porta a porta”. Senza, tutto si complica. Non a caso in Italia accanto a dati così disomogenei sulla differenziata registriamo il record negativo europeo di rifiuti che finiscono nelle discariche: il 40 per cento del totale (pensate che invece in Germania si ricicla il 90 per cento della spazzatura). E di queste ben 188 sono censite come “abusive”, ovvero controllate dai clan della malavita che lucrano sullo smaltimento scorretto e sulle nostre cattive abitudini.

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RACCOLTA DIFFERENZIATA: SENSO CIVICO –

Ma come possiamo migliorare, tutti, la raccolta differenziata? Le azioni pubbliche le conosciamo, e nel libro di Fortini e Ramazzini sono bene elencate. Ma all’appello mancano, specie nelle regioni più indisciplinate, le azioni private, quelle di noi cittadini. Pensate che a Roma, capitale d’Italia, nel 2015 l’Ama ha notificato quasi 8mila multe: dunque i romani invece di migliorare i loro comportamenti, stanno peggiorando. E sporcano la città con le loro mani, salvo poi accusare gli altri di scarso senso civico. Resta ancora troppo alta, in generale, la produzione dei rifiuti. In questo caso siamo allo stesso tempo vittime e carnefici. Vittime in quanto, per esempio, subiamo imballaggi ingombranti e costosi, difficili poi da smaltire: date uno sguardo alle strade del centro di Roma poco dopo l’apertura dei negozi. Sono invase da scatole e plastica. E carnefici, perché anche in questo caso non facciamo alcuno sforzo per smaltire correttamente gli imballaggi e li depositiamo dove ci pare, dal marciapiede al giardino.

INCENTIVI PER LA RACCOLTA DIFFERENZIATA –

Troppi rifiuti e poca differenziata: una strada per uscire da questa trappola è quella della convenienza. Più che generici appelli al senso civico, servono concreti incentivi, molto pratici e diretti. E qui stiamo lentamente copiando i buoni modelli dall’estero. Si stanno diffondendo nel Paese punti di raccolta differenziata che concedono premi di varia natura a chi li utilizza in modo corretto: voucher per acquisti nei negozi convenzionati, buoni per la spesa, sconti sulla benzina. Spero che arriveranno presto anche in Italia le macchinette che ho visto nelle stazioni della metropolitana di Pechino: consegni 15 bottigliette di plastica che contenevano acqua minerale e ricevi in omaggio un biglietto per il tuo viaggio. Mentre, sta guadagnando spazio, anche un altro incentivo, molto utilizzato nei paesi scandinavi e nel Nord Europa: il cittadino e le aziende che fanno bene la raccolta differenziata ricevono uno sconto sulla tassa dei rifiuti. Una contropartita giusta, se pensiamo che il sistema di smaltimento dei rifiuti in Italia ha un costo superiore ai 10 miliardi di euro, e questa cifra potrebbe ridursi in modo significativo se si arrivasse a una percentuale più alta di raccolta differenziata.

GETTARE RIFIUTI IN STRADA: LA CATTIVA ABITUDINE DI NOI ITALIANI –

Infine, nel libro di Fortini e Ramazzini vengono evidenziati alcuni “casi emblematici”. Tra questi sono stato colpito dalle cicche di sigarette e dai pannolini. Solo a Roma, ogni anno, vengono gettate oltre 2 miliardi e mezzo di cicche: una cifra spaventosa, con costi enormi per la pulizia delle strade e dei giardini. Quanto ai pannolini, siamo a 800mila tonnellate, che valgono il 3 per cento dei rifiuti. Eppure i cittadini dovrebbero sapere che un mozzicone di sigarette ha tempi di decomposizione biblici, e non costerebbe nulla spegnerli nei portacenere (magari mettendone di più nelle strade), e i nuovi pannolini sono ormai lavabili e biodegradabili con un notevole risparmio in termini di spesa. Ecco: nulla più di una cicca di sigaretta e di un pannolino dimostra come la sostenibilità, in fondo, dipende dai nostri stili di vita.

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