Cibi ultra-processati, perchè fanno danni al fegato e all’intestino

L'allarme in un documento del luglio 2026 della Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva (SIGE). Gli alimenti suggeriti.

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Nei paesi occidentali, tra i quali l’Italia, ormai i cibi ultra-processati valgono più del 50 per cento della dieta, ovvero rappresentano la metà degli alimenti che generalmente mangiamo. Con alcuni rischi per la nostra salute, specie per l’intestino e il fegato. La Società Italiana di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva (SIGE), in un documento pubblicato il 15 luglio 2026, raccomanda di limitare gli alimenti ultra-processati e privilegiare una dieta basata prevalentemente su alimenti freschi o minimamente lavorati.

In particolare, la SIGE segnala associazioni tra un elevato consumo di ultra-processati e:

  • malattie infiammatorie croniche intestinali, con un rischio quasi raddoppiato in alcune popolazioni, soprattutto per il morbo di Crohn;
  • sindrome dell’intestino irritabile, con una relazione dose-risposta osservata nei dati della UK Biobank;
  • possibile aumento del rischio di infezione da Helicobacter pylori e ulcera peptica;
  • maggiore rischio di danni al fegato, e in particolare della steatosi epatica metabolica (MASLD) e della sua progressione;
  • associazioni con tumori dell’apparato digerente, in particolare colon-retto e stomaco, e segnali di rischio anche per esofago, pancreas e fegato.

La SIGE sottolinea che l’effetto degli ultra-processati potrebbe non dipendere semplicemente dal loro profilo nutrizionale. La trasformazione industriale e alcune cotture ad alta temperatura possono produrre, per esempio, prodotti finali della glicazione avanzata (AGEs), che possono favorire stress ossidativo, infiammazione e alterazioni della barriera intestinale.

La SIGE cita, tra i possibili meccanismi, una riduzione della diversità microbica, una minore produzione di acidi grassi a catena corta e un aumento della permeabilità della barriera intestinale.

Il consiglio concreto è di puntare sulla dieta mediterranea: frutta, verdura, legumi e alimenti fermentati, insieme a una dieta varia ed equilibrata composta prevalentemente da alimenti freschi o minimamente lavorati. 

In questa tabella trovate i cibi ultra-processati più comuni con i relativi esempi. 

Categoria Esempi tipici
 Biscotti e merendine biscotti industriali, merendine, brioche confezionate, wafer
 Colazioni confezionate cereali zuccherati, muesli molto elaborati, barrette ai cereali/proteiche
Bevande bibite zuccherate, energy drink, bevande “alla frutta”, tè freddi e preparati solubili
Snack patatine, chips, salatini, snack dolci o salati confezionati
 Dolciumi caramelle, cioccolatini, gelati industriali, dessert confezionati
Carni ricostituite wurstel, nuggets, hamburger industriali, alcune preparazioni di carne ricomposta
 Piatti pronti pizze surgelate, lasagne e altri piatti pronti, alcuni prodotti surgelati impanati
“Instant food” noodles istantanei, zuppe istantanee, purè istantaneo e preparati simili
Salse e condimenti industriali alcune salse pronte, dressing, preparati per sughi
Prodotti da forno industriali alcuni pani confezionati, panini industriali, prodotti da forno a lunga conservazione
Alcuni prodotti sostitutivi alcuni formaggi fusi/spalmabili molto formulati e prodotti “light” o sostitutivi del pasto.

Nel novembre 2025 The Lancet ha pubblicato una revisione sistematica di 104 studi longitudinali: 92 riportavano associazioni tra maggiore consumo di UPF e vari esiti negativi per la salute. Gli autori sostengono che l’insieme delle evidenze sia sufficientemente preoccupante da giustificare interventi di sanità pubblica.

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