Questo sito contribuisce all'audience di

Che cosa fare se scatta l’orologio biologico

di Posted on
Condivisioni

Dalle stelle alle stalle. È stata la parabola della terapia ormonale sostitutiva a base di estrogeni per le donne in menopausa: all’inizio pareva fosse la panacea per tutti i disturbi piccoli e grandi delle cinquantenni o giù di lì, poi la paura di un possibile aumento del rischio di tumore al seno ha relegato gli estrogeni nel dimenticatoio. Oggi, dopo anni di discussioni, pare sia arrivato il momento di trovarsi tutti d’accordo: non a caso nei giorni scorsi la rivista Maturitas ha pubblicato due documenti dell’European Menopause and Andropause Society in cui, finalmente, si stabiliscono punti fermi per la gestione della menopausa. E si sottolinea quello su cui oggi tutti i ginecologi concordano: gli ormoni si possono prendere, alla dose più bassa e per il minor tempo necessario, per risolvere i sintomi nelle donne in cui sono molto fastidiosi. Non però per ridurre il rischio cardiovascolare, che si impenna con la menopausa rendendo ictus e infarti la principale causa di morte per le over 60, né per "rimanere giovani".

RISCHI PER IL CUORE – «Con la menopausa la donna perde la protezione degli estrogeni: questo, insieme all’invecchiamento, comporta un aumento del rischio di malattie cardiovascolari perché salgono colesterolo e pressione arteriosa, si tende a prendere peso con maggior facilità, la massa grassa viene accumulata soprattutto sull’addome dove ha effetti endocrini e metabolici negativi» spiega Marco Gambacciani, responsabile del Centro Menopausa al Dipartimento di ostetricia e ginecologia dell’ospedale universitario Santa Chiara di Pisa, fra gli autori dei due documenti ufficiali appena pubblicati. «Però la menopausa non ha lo stesso impatto su tutte le donne – prosegue l’esperto -. Oggi sappiamo che i sintomi sono perfetti "marcatori" della suscettibilità individuale alle malattie cardiovascolari. In altri termini, le donne che più sentono il peso di vampate e disturbi dell’umore sono anche quelle che vedono crescere maggiormente il pericolo di infarto e ictus. A loro ha senso somministrare gli estrogeni, magari scegliendo i principi attivi con un effetto positivo diretto sulla pressione arteriosa e preferendo la via di somministrazione transdermica, cioè il "cerotto": è stato infatti dimostrato che questa via di somministrazione comporta un basso rischio di trombosi. Se assunti con queste premesse, gli estrogeni possono anche contribuire a ridurre il rischio cardiovascolare, perché tengono sotto controllo i fattori di pericolo e riducono l’aterosclerosi; ma non vanno presi al solo scopo di tener lontani i guai di cuore e vasi».

ESTROGENI – Il documento sottolinea l’importanza di dare gli estrogeni, quando necessario, a basse dosi e per poco tempo: al di sotto dei cinque anni di cura si sa infatti che non aumentano il rischio di tumore al seno, timore di tutte le donne che si avvicinano agli ormoni. «Gli ormoni però non fanno venire il cancro, ma accelerano la crescita di un eventuale tumore ormono-sensibile già presente – sottolinea ancora Gambacciani -. Ciò significa che è indispensabile tenere sotto controllo le donne in terapia sostitutiva, ma anche che gli estrogeni non devono essere demonizzati: basta bere tre bicchieri d’alcol al giorno o essere in sovrappeso per veder crescere la probabilità di cancro al seno del 40 per cento, molto più di quanto accade con la terapia sostitutiva. Che invece riduce la probabilità di tumore al colon, più frequente nelle donne di quanto non si pensi». Terapia ormonale a parte, che cosa si può fare per affrontare al meglio la menopausa? «Innanzitutto non andrebbe vista come un cataclisma, ma come un momento prezioso per fare un check-up di salute, valutare i propri fattori di rischio e porre così le basi per invecchiare bene – dice il ginecologo -. La pressione arteriosa, per esempio, andrebbe controllata di frequente: se una donna, come spesso accade, ha sempre avuto la pressione bassa e a sessant’anni se la ritrova a 140, dovrà stare attenta, perché anche se il valore sembra ai limiti della normalità c’è stato un "balzo" in avanti che può compromettere la salute dei vasi. Inoltre, è bene andare dal ginecologo una volta all’anno e ogni due anni sottoporsi agli screening oncologici attraverso il PAP test, la mammografia e il test del sangue occulto nelle feci».

INTEGRATORI – Molte donne scelgono i fitoestrogeni, gli integratori, i prodotti naturali che promettono di arginare invecchiamento e sintomi della menopausa. A tal proposito il documento di consenso su Maturitas afferma che a oggi non si sa se le terapie alternative agli estrogeni possano avere effetti benefici sul rischio cardiovascolare. Meglio evitarli? «Il mondo dei fitoestrogeni è ampio e variegato, non tutti i prodotti sono uguali: per alcuni esistono dati di efficacia nei confronti dei sintomi della menopausa, per altri non abbiamo certezze – risponde Gambacciani -. Tuttavia chi ha controindicazioni alla terapia sostitutiva, per esempio perché ha avuto un tumore al seno, non può comunque prendere i fitoestrogeni; il fai da te in questo campo è sconsigliabile, proprio perché non è facile orientarsi e scegliere il prodotto giusto fra i tanti sul mercato. Diverso è il caso degli integratori a base di magnesio, calcio, aminoacidi: possono essere un utili alcuni casi, come complemento alla dieta e, per cui le donne possono prenderli, magari facendosi però sempre consigliare dal proprio medico».