A Milano c’è una casa famiglia in cui le mamme detenute possono crescere i loro bimbi

Dal 2003 la struttura occupa il secondo piano dell'ex-Casa della Gioventù del quartiere La Stadera di Milano: tre appartamenti, una ludoteca e una cucina in comune, dove le mamme detenute crescono i figli, portandoli a scuola e giocando con loro. Oltre le sbarre

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Milano, quartiere La Stadera, che va da piazza Abbiategrasso a Chiesa Rossa, antico quartiere operaio molto attivo durante la Resistenza. Un quartiere multietnico, accogliente e particolarmente vivo e attivo, soprattutto nel mondo dell’associazionismo, purtroppo segnato da particolari tensioni sociali nel blocco delle case gestite dall’Aler, l’ente lombardo di edilizia residenziale. Case popolari, per dirla in parole povere, che spesso diventano scenario di quello che i sociologi chiamerebbero “effetto ghetto”, spesso voluto. Tuttavia, il quartiere è pieno zeppa di costruzioni da recuperare e riutilizzare, per questo spesso nascono esperienze di autogestione di cooperative, associazioni e comunità, che offrono un esempio funzionante e positivo di integrazione tra residenti e migranti oltre che di riutilizzo di spazi per sopperire alle carenze strutturali del quartiere.

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Uno di questi esperimenti riusciti è la Casa Famiglia per detenute madri, al Secondo piano dell’ex ‘Casa della gioventù’ della parrocchia Quattro Evangelisti. Gestita dall’Associazione Ciao, che si occupa di progetti con detenuti ed ex-detenuti dal 1995, è una casa famiglia protetta per madri detenute e i loro bimbi.

Una casa delle “seconde possibilità”, come si legge in una scritta sul muro del corridoio, che permette alle detenute che hanno figli di non separarsi da loro e di non far vivere l’esperienza traumatica della carcerazione ai bambini e alle bambine. Questo perché, quando i bambini che nascono in carcere compiono i 3 anni di età la legge prevede che debbano lasciare il penitenziario che ospita le loro mamme e debbano trovare una famiglia affidataria. Una situazione di sofferenza che ha fatto sì che l’Associazione Ciao pensasse a questa forma particolare di accoglienza: la prima ospite, nel 2010, è stata una giovane mamma in uscita dall’Istituto a custodia attenuata per detenute madri di San Vittore con la figlia di tre anni. In un’intervista al quotidiano L’Avvenire, la presidente di Ciao, Elisabetta Fontana, racconta la scelta di offrire l’opportunità alle mamme alla prese con pene detentive di potersi svegliare con i propri piccoli, fare colazione con loro, passeggiate fino a scuola, e persino portarli a giocare in giardino: «La legge prevedeva che a quell’età i bambini dovessero lasciare la struttura: la piccola sarebbe stata quindi costretta a separarsi dalla mamma – spiega Fontana– Era la prima volta che mamma e figlia uscivano assieme. In quel momento abbiamo deciso di dare vita a un progetto specifico per tutelare le detenute madri e i loro bambini».

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CASA FAMIGLIA PROTETTA PER MADRI DETENUTE

All’interno della casa-famiglia protetta del quartiere Stadera oggi vivono 5 donne e i loro bimbi, in tre piccoli appartamenti, condividendo una grande cucina e una ludoteca. Tutte hanno alle spalle un periodo, nell’Icam di San Vittore. Per queste donne, spesso straniere e senza una rete familiare di sostegno, la detenzione domiciliare speciale rappresenta la possibilità di crescere, di sperimentare una genitorialità davvero consapevole e avviare nuovi progetti di vita o lavorativi, grazie al supporto delle educatrici che si dedicano a loro con appositi percorsi di coaching. Dal 2010 a oggi, nella Casa famiglia del quartiere Stadera sono state accolte 29 mamme con i loro bambini, che spesso, per via di un residuo di pena abbastanza lungo, devono prolungare la propria permanenza in struttura.

Le Case Famiglia protette sono state istituite dalla legge 62 del 2011 proprio sulla scorta di questa esperienza. Tale legge, tuttavia, prevede che esse siano messe in piedi e realizzate senza oneri per lo Stato. Per questo, in questi dieci anni, è stato solo l’impegno delle associazioni e del terzo settore a sostenere la nascita di due case-famiglia protette, a Milano nel 2016 e a Roma nel 2017.Nella scorsa legge di Bilancio è stato previsto un fondo apposito di 1,5 milioni di euro l’anno per il periodo che va dal 2021 al 2023: ciò consentirà di far uscire dalle carceri italiane tutti i bambini detenuti, dando alle loro madri la possibilità di scontare la pena in misura alternativa.

(Immagine in evidenza tratta dalla pagina Facebook dell’Associazione Ciao // Photocredits: Associazione Ciao)

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