Progetto Creazioni al Fresco Genova - Non Sprecare
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A Genova le Creazioni al Fresco trasformano banner pubblicitari in borse. Grazie alle detenute

L'associazione di promozione Sc'Art coniuga riciclo e riuso con progetti di inclusione sociale indirizzati, dal 2013, alle detenute del carcere di Genova Pontedecimo. Che imparano nuove competenze da spendere nel futuro, dopo la pena

Un laboratorio di riciclo e riuso a partire da materiali di scarto che diventano borse e accessori di moda. Con l’obiettivo di trasformare la pena detentiva in una riabilitazione e nella possibilità di imparare un mestiere. Borse, tovagliette, accessori e complementi d’arredo, progettati e confezionati  dalle donne e dalle ragazze detenute nella Casa Circondariale di Genova Pontedecimo, in pezzi unici dal design originale, utilizzando striscioni pubblicitari in pvc dismessi e tele di ombrelli rotti. 

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PROGETTO CREAZIONI AL FRESCO

Sono le Creazioni Al Fresco, attività di artigianato e creatività che nasce tra le mura del carcere ma che, assolutamente, non si confina nelle quattro mura di una cella. L’obiettivo dell’associazione di promozione sociale Sc’Art che gestisce il progetto, infatti, è quello di inserire questa attività di laboratorio  in un progetto complessivo di risocializzazione, aprendo come detto, nuove prospettive e uno scopo rieducativo alla misura punitiva della detenzione. Partendo da un vero e proprio atelier in cui vengono venduti ed esposti gli oggetti prodotti all’interno del laboratorio, in Vico Angeli 21, a Genova.

Leva centrale del progetto, oltre ovviamente alla voglia di riscatto e di emancipazione delle detenute, è la cura delle relazioni e la valorizzazione delle competenze personali in quanto strumenti per guardare al futuro. con nuovo slancio e progettualità.

La sinergia tra Sc’Art e la casa circondariale Genova Pontedecimo, sezione femminile, inizia nel 2013, quando l’associazione ha iniziato a organizzare percorsi con le detenute, lke x-detenute o le ragazze e le donne sottoposte a pene alternative alla detenzione, non perdendo mai di vista l’aspetto umano e rieducativo della pena: «L’obiettivo dei nostri laboratori è sviluppare le competenze personali – spiega in un’intervista al portale Italia che Cambia,  Emanuela Musso, costumista e sceneggiatrice genovese, coordinatrice del progetto e direttrice artistica di Sc’Art – valorizzando la creatività e l’autostima di ogni singola donna che partecipa agli incontri, trasformando poco a poco l’artigianalità in uno strumento concreto per ripensare il proprio futuro».

progetto creazioni al fresco

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ASSOCIAZIONE SC’ART GENOVA

Non solo: lavorare all’interno del carcere fa fronte al bisogno di rendersi indipendenti e  utili soprattutto alla propria famiglia, a cui molte lavoratrici inviano una parte di salario. Una riabilitazione a tutto tondo, che addirittura permette ad alcune detenute di essere assunte dall’associazione, una volta fuori, a tempo indeterminato, viste le competenze e le capacità acquisite, e insostituibili, come sottolinea, nella stessa intervista, la presidente di Sc’Art, Etta Rapallo:«La nostra è una delle pochissime realtà del territorio ad essere riuscita ad attivare una convenzione con il carcere – racconta – che ci consente di beneficiare di agevolazioni e sgravi fiscali per le assunzioni lavorative di queste donne, alcune delle quali proseguono con noi anche una volta fuori dal carcere». 

La rete di Sc’art, associazione che nel suo operato tiene insieme tematiche ambientali e progetti di inclusione sociale, comprende, sul territorio genovese,oltre all’atelier del centro storico e il laboratorio di Pontedecimo, anche un altro laboratorio all’interno di un circolo Arci, a Bolzaneto, ma anche e soprattutto un sistema di convenzioni e sostegni: da chi fornisce le materie prime, cioè gli striscioni in pvc e i banner pubblicitari da riciclare, a chi, come Coop ed altre realtà della grande distribuzione ,commissiona ai laboratori 850 borse ogni Natale per i soci dell’assemblea annuale, come nel caso del Natale 2019.

(Immagini in evidenza e a corredo del testo tratte dalla pagina Facebook di Sc’art)

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