Campagna fertility day - Non sprecare
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Fertility Day, la campagna non convince. Ma l’Italia ha bisogno di figli, tanti figli (foto)

La campagna del ministero della Salute ha alcuni punti deboli, però pone un problema decisivo per il nostro futuro. Siamo già diventati il paese con meno giovani al mondo, dopo il Giappone, e senza figli sarà sempre peggio. Bisogna sostenere le donne che abbinano lavoro e famiglia, con fatti concreti

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CAMPAGNA FERTILITY DAY –

Probabilmente ci sono alcuni errori di comunicazione nella campagna Fertility Day lanciata dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, per invitare le donne a fare figli il prima possibile. Una giornata dedicata al tema (22 settembre) ci sta, quattro tavole rotonde in giro per l’Italia sono solo una passarella mediatica di esperti e alcune immagini, come quella della donna con la clessidra e con un titolo inutilmente forte (“La bellezza non ha età. La fertilità sì”), stonano.

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CAMPAGNA SULLA FERTILITÀ –

Detto questo, però, il ministro Lorenzin ha tutto il diritto, e anche il dovere, di porre il problema della natalità in Italia. E anzi questo dovrebbe essere un tema caro e strategico per l’intero governo, non per un singolo ministro magari a caccia di visibilità. Abbiamo bisogno di figli (siamo a 1,37 a famiglia, uno dei livelli più bassi in Europa e nel mondo occidentale), di famiglie, di sostegno concreto, e non retorico e rituale, alle donne che procreano e coniugano l’evento più bello della vita con le fatiche del lavoro e del sostegno a mariti, suoceri, zii, parenti vari.

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Solo un’inversione della curva demografica e del tasso di natalità potrà portare il Paese fuori dalle secche di una stagnazione che, se non succede nulla, sarà molto più pesante rispetto a quella che ormai da decenni affligge una nazione, come il Giappone, ben più solida dell’Italia. Abbiamo bisogno di figli per non essere un Paese di vecchi e per vecchi, che volta le spalle al futuro e pugnala le nuove generazioni. Abbiamo bisogno di figli per reggere le conquiste di un welfare (dall’assistenza sanitaria alla previdenza) costato sudore e fatica a milioni di uomini e donne: e senza la nuova natalità lo Stato sociale che abbiamo e che tanti ci invidiano, sarà presto, molto presto, insostenibile ed a rischio liquidazione. Nel mio libro Ultimi, così le statistiche condannano l’Italia, ricordo che l’età media nel nostro paese è salita a 44,5 anni, mentre in Francia è a 40,9 e in America a 37,6. Con questi numeri siamo fuori dal mondo, dal futuro, e ci siamo già oggi autocondannati ad essere, subito dopo il solito Giappone, la seconda nazione con meno giovani di tutto il Pianeta. Qui siamo finiti, con un Mezzogiorno desertificato anche per effetto dell’abbassamento della natalità e di una nuova onda lunga di emigrazione giovanile.

FERTILITY DAY –

Mi direte: i figli non si fanno con le campagne tipo Fertility Day. Giusto, ma non possiamo rassegnarci all’idea di una resa di fronte alle leggi della demografia, del solito mercato e dell’economia. Dobbiamo reagire, ribellarci a questo destino, e spingere il governo a una politica più attiva, fatta di aiuti concreti, per favorire le donne che abbinano lavoro e famiglia, per moltiplicare gli asili nido, per sostenere a tutti i livelli la maternità. E non venitemi a dire che questi sono argomenti clericali, perché la famiglia è certamente al centro della dottrina e della stessa storia della Chiesa, ma è anche il motore di una società. Lo era ieri, lo è oggi, e lo sarà domani.

La foto di copertina è tratta dal profilo twitter della campana Fertility day

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