Brown: 50 giorni per salvare il pianeta | Non Sprecare
Questo sito contribuisce all'audience di

Brown: 50 giorni per salvare il pianeta

di Posted on
Condivisioni

Meno di cinquanta giorni per salvare il pianeta: il premier britannico Gordon Brown, solitamente misurato nelle parole, ieri ha sfoderato tutto il suo allarmismo. Il mondo e’ sull’orlo della catastrofe, ha avvertito Brown con tono apocalittico, corre verso un futuro fatto di inondazioni, siccita’, tsunami, ondate di caldo. I negoziati sul clima che si terranno a Copenhagen in dicembre sotto l’egida Onu sono l’ultima possibilita’ di raggiungere un accordo globale, ridurre le emissioni ed evitare il disastro.

Nel suo discorso al Major economies forum on energy and climate di Londra, un summit dei ministri dell’Ambiente dei paesi che insieme producono l’80% delle emissioni, Brown si e’ rivolto ai leader del mondo chiedendo loro di intervenire in prima persona per accelerare i negoziati e raggiungere un accordo. Esorto gli altri leader a lavorare insieme per trovare un’intesa, riconoscendo le nostre responsabilita’ comuni e le nostre differenze e le terribili conseguenze di un fallimento ha detto. L’impatto di un mancato accordo sarebbe piu’ grave delle conseguenze della Depressione e di due guerre mondiali perche’ la Terra stessa e’ in pericolo. Brown intende dare il buon esempio partecipando alla Conferenza Onu di Copenhagen e spera che altri primi ministri e presidenti decideranno di fare altrettanto.

In ogni epoca ci sono solo uno o due momenti in cui le nazioni si riuniscono e raggiungono accordi storici, perche’ cambiano il corso della storia. Copenhagen deve essere uno di questi momenti, ha detto. Abbiamo ora meno di 50 giorni per stabilire come saranno i prossimi 50 anni e oltre. Se non raggiungeremo un accordo non ci sono dubbi: una volta che il danno provocato dalle emissioni e’ fatto, nessuna intesa retroattiva in futuro potra’ farci recuperare il terreno perduto. A quel punto sara’ troppo tardi.

Tutti i paesi devono impegnarsi a ridurre le emissioni di diossido di carbonio di un ulteriore 10% – pari a 5 miliardi di tonnellate – rispetto agli impegni gia’ presi entro il 2020 per frenare il riscaldamento globale e mantenere l’aumento della temperatura sotto i due gradi. I punti chiave di un eventuale accordo sul clima a Copenhagen sono gli obiettivi di riduzione delle emissioni nei paesi ricchi e i limiti per le economie emergenti, il via a programmi alternativi come l’utilizzo su larga scala dell’energia solare e un sistema di controllo e verifica delle emissioni. Un problema irrisolto riguarda il sostegno finanziario ai Pvs disposti a ridurre le proprie emissioni.

Secondo voci insistenti al summit di Londra ieri, i paesi ricchi avrebbero deciso di mettere da parte la loro richiesta di imporre agli emergenti tagli delle emissioni come “conditio sine qua non” di un accordo. Paesi in forte crescita come l’India e la Cina avevano espresso il timore di sottoscrivere un impegno che avrebbe potuto limitare il loro sviluppo. La decisione dovrebbe quindi spianare la strada a un’intesa in tono minore, non all’accordo complessivo e radicale auspicato da Brown.

Lo stesso negoziatore-capo sul clima dell’Onu, Yvo de Boer, ha dichiarato ieri che il vertice di Copenhagen non portera’ a un nuovo accordo internazionale ma si limitera’ a tracciare le linee-guida per una riduzione futura delle emissioni. De Boer ha espresso un notevole pessimismo in un’intervista al Financial Times, sottolineando che resta ormai troppo poco tempo per raggiungere un accordo significativo. De Boer ha anche lanciato un appello al presidente americano Barack Obama a partecipare alla conferenza di Copenhagen perche’ la sua presenza aumenterebbe le possibilita’ di trovare un’intesa.

Il premier britannico ha snocciolato dati e previsioni. Entro il 2080 un quarto della popolazione del pianeta, 1,8 miliardi di persone, saranno a corto di acqua. L’ondata di caldo del 2003 ha causato la morte di 35mila persone in Europa, ma entro pochi decenni eventi simili potrebbero diventare di routine in Gran Bretagna.

Brown ha tenuto a sottolineare che l’accordo di Copenhagen deve essere globale e comprendere gli Stati Uniti. Alcuni hanno espresso il timore che Obama non abbia la forza politica per imporre un’intesa internazionale e possa decidere di bypassare l’Onu raggiungendo un’intesa bilaterale con Pechino durante la visita in Cina il mese prossimo. Ieri a Londra Todd Stern, l’inviato speciale Usa, ha detto che c’e’ la netta possibilita’ che non si riesca a raggiungere un accordo in Danimarca.