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Falco pellegrino, i segreti dell’animale più veloce del Pianeta. Vola come un razzo (389 km all’ora)

Oltre che super veloce, si tratta di un uccello ubiquo. Vola nei cieli artici come ai tropici. E anche in Italia è molto presente, perfino nelle grandi città

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L’animale più veloce del Pianeta? Il falco pellegrino, un micidiale cacciatore di altri uccelli che generalmente riesce a catturare in aria. A una velocità supersonica, che può arrivare fino a 389 chilometri all’ora. Prima della velocità, però il falco pellegrino ha un’altra caratteristica di fondo che lo rende un uccello unico e centrale nello scacchiere della sostenibilità vista dall’altro: l’ubiquità. Si può trovare in tutte le latitudini della Terra, dai poli artici ai tropici, e nella sua moderna storia questo meraviglioso uccello, già addestrato a cacciare nel Medioevo, è diventato un simbolo dei devastanti effetti dei pesticidi sulla natura. Infatti, l’uso indiscriminato ed eccessivo proprio dei pesticidi ha messo a rischio l’esistenza del falco pellegrino, in quelle parti del mondo, dal Nord America alle regioni più sviluppate dell’Europa, dove l’agricoltura, a colpi di pesticidi fuori controllo ha fatto danni enormi.

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Ed è stato proprio grazie agli studi sul falco pellegrino che sono diventati chiari i guai, e gli sprechi per la salute e per la natura, che nascono per  l’uso di sostanze inquinanti nell’intera filiera alimentare. Cioè dalla terra alla tavola, da chi produce a chi consuma.

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IL FALCO PELLEGRINO IN ITALIA

Anche se il falco pellegrino è molto infastidito dalla coabitazione con l’uomo, in Italia il falco pellegrino si è spinto a nidificare persino nelle città, su torri e campanili, ciminiere di grandi complessi industriali e sui tralicci dell’elettricità, soprattutto nella zona delle Prealpi centrali. Negli anni scorsi alcuni nidi sono stati avvistati sulla cime della Lanterna di Genova nel 2013 e nel 2017 sul Grattacielo Pirelli di Milano.Sicuramente un fatto positivo che testimonia il trend positivo di crescita del numero degli esemplari nel nostro paese, in ripresa dagli anni Ottanta nonché la saturazione degli habitat preferiti della specie, rappresentati appunto da pareti rocciose naturali.

Finita l’era della caccia selvaggia e dell’abuso di pesticidi, da quando cioè il loro abuso è stato vietato, oggi il disturbo al nido è il principale fattore di minaccia per il Falco pellegrino, soprattutto da parte dell’uomo. Ad esempio,l’arrampicata, un passatempo che sembra innocuo, spesso praticato anche dagli amanti della natura, inconsapevoli, causa di frequente l’abbandono dei nidi da parte degli adulti. Se questo avviene durante la prima fase della nidificazione, i piccoli muoiono di fame o diventano preda dei corvi e di altri rapaci. 

Un altro fattore di rischio è la realizzazione di elettrodotti o impianti di risalita, anche se comunque entrambi non sono minimamente paragonabili  a quello che ha rappresentato l’uso massiccio di pesticidi, cessato dopo la messa al bando del DDT a livello internazionale. Nonostante queste minacce che ancora incombono sulla specie, come detto, il falco pellegrino continua a nascere e crescere con un trend positivo nella regione alpina, ma anche nel resto dell’Italia peninsulare. Con picchi numerici di eccellenza che fanno sperare nel ripopolamento del falco pellegrino: in Sardegna, per esempio, gli esemplari di falco pellegrino sono quadruplicati in in 26 anni (40 coppie nel 1979, circa 200 coppie nelle stime del 2005).

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COME CACCIA IL FALCO PELLEGRINO

Nel corso della storia il falco pellegrino è stato considerato il dio del cielo, temuto e adorato e rispettato, ma anche sottoposto a una caccia spietata. Chiamato così per via del piumaggio sul capo, che ricorda i cappucci dei pellegrini medievali, identificato con il dio Horus nella mitologia egizia e nel messaggero di Apollo in quella greca, i falchi pellegrini sono animali fondamentali per mantenere la biodiversità di molti luoghi per via della loro efficacia nella caccia e della tipologia di prede, soprattutto i piccioni di città, che potrebbero anche mettere a rischio l’ecosistema se in sovrannumero. Durante la Seconda Guerra Mondiale, invece, il governo inglese si mosse verso l’eliminazione programmata della specie proprio perché principale predatore dei  piccioni viaggiatori utilizzati per comunicare con la Resistenza francese.

Caratteristica affascinante e principale del falco pellegrino è il suo volo: fulmineo, elegante, sfuggente, perfezionato per massimizzare l’efficacia della caccia. In picchiata scende alla velocità di un’auto sportiva lanciata a tutta velocità, tanto da essere conosciuto come l’animale più veloce del pianeta.

Il suo corpo a goccia, la coda corta e le ali grandi sono progettate per sfruttare al massimo i principi dell’aerodinamica, così come il resto del suo corpo, non particolarmente massiccio. I suoi bulbi oculari, ad esempio, sono un pieni di sensori visivi, che gli consentono di individuare una preda nel raggio di tre chilometri. Con la supervista seleziona le prede tra gli uccelli più lenti e deboli, e la velocità della picchiata rende gli attacchi del falco pellegrino letali e inaspettati, anche per via di artigli affilatissimi che sono devastanti per le sue prede. Caratteristiche fisiche e manovre di caccia, comprese le picchiate velocissime e repentine che farebbero perdere i sensi a qualunque essere umano, contribuiscono all’appellativo di top gun del regno animale. 

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