L’amaro non aiuta a digerire

Un falso mito che nasce dal calore provocato nello stomaco. Ma semmai è un effetto irritante, scambiato per sollievo

Bicchiere di amaro servito a fine pasto

L’amaro non aiuta a digerire: si tratta di un falso mito legato alla sensazione di calore percepita nello stomaco, e anzi la presenza di alcol in questi prodotti tende a rallentare ulteriormente la digestione.

Gli amari contengono spesso erbe con sostanze amare (per esempio genziana, carciofo, rabarbaro, ecc.) che possono stimolare alcune secrezioni digestive (come saliva e succhi gastrici) e dare una sensazione di “stomaco che riparte”. Però questo non significa che accelerino davvero la digestione del pasto o che aiutino il corpo a smaltire più rapidamente un pasto pesante.

In più l’alcol può rilassare lo sfintere esofageo e favorire reflusso o bruciore in alcune persone; può irritare lo stomaco, soprattutto dopo pasti abbondanti; e l’effetto “mi sento meglio” può dipendere anche dal gusto amaro, dal rituale sociale e dalla sensazione di conclusione del pasto. Così come il calore percepito nello stomaco è solo un effetto irritante e vasodilatatore dell’alcol, scambiato erroneamente per sollievo.

Il falso mito dell’amaro che aiuta a digerire nasce anche da alcune sue qualità, che comunque non hanno nulla di realmente connesso alla digestione. Il momento dell’amaro spesso funziona come una “pausa finale”: ci si rilassa, si chiacchiera, si prolunga la convivialità. Il beneficio può essere soprattutto psicologico e sociale. Il gusto amaro e le componenti aromatiche possono “ripulire” la bocca da sapori grassi o intensi (per esempio dopo formaggi, fritti, carni), creando una sensazione di freschezza o di equilibrio. Molte ricette tradizionali usano botaniche ricche di polifenoli e altre sostanze aromatiche.

Persona che fa una passeggiata leggera dopo il pasto

Poi c’è, da non sottovalutare, l’effetto marketing: i produttori di amari cavalcano l’onda dei benefici per la digestione e presentano i loro marchi accompagnandoli con parole come “digestivo”, “dopo pasto”, “fine pasto” o “aiuta la digestione”, che sono entrate nel linguaggio comune e hanno rafforzato l’aspettativa. Questa tendenza viene da lontano e ha contribuito molto ad alimentare il falso mito degli amari come digestivi. Tra fine Ottocento e Novecento i produttori di amari hanno trasformato questa credenza in un vero posizionamento di mercato. Le etichette e le réclame spesso usavano concetti come forza, salute, equilibrio, stomaco, benessere: in un’epoca in cui molti prodotti alimentari venivano presentati anche come rimedi, il confine tra bevanda e “preparato salutare” era molto più sfumato.

Nei fatti, se vi piace gustare un amaro a fine pasto, fatelo in totale rilassatezza, senza neanche pensare alla digestione. Una semplice passeggiata leggera dopo il pasto, mangiare più lentamente e non eccedere con le quantità hanno effetti molto più plausibili sulla sensazione di digestione.

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