Questo sito contribuisce all'audience di

Un’isola diventa un campo eolico offshore

Condivisioni

Per ora è una vasta distesa di acqua grigio-blu a cento chilometri dalla costa inglese, nota per essere stata l’epicentro, nel 1931, del più grave terremoto che abbia mai colpito il Regno Unito ma, ha tutte le carte in regola per essere un campo eolico offshore.

Stiamo parlando dell’isola di Dogger Bank, un grande banco sabbioso situato nel mare del Nord in cui, a seconda delle zone, la profondità delle acque varia da un minimo di 10 a un massimo di 30 metri. Come si legge su Il Sole 24 ore, nell’articolo di Elena Comelli, è proprio questa caratteristica che rende l’isola il luogo ideale per la cattura intelligente del vento. Nel suo futuro si prevede infatti l’installazione di una distesa di mega-turbine da 6 o 7 megawatt, alte più o meno 180 metri, con un’apertura alare di 150. Il mare di pale sarà il più grande del mondo e alla fine avrà una capacità complessiva di 9 gigawatt, come dire tutta la potenza eolica installata in Italia e ancora un bel pò di più.

La gara d’appalto è stata vinta da un consorzio guidato dalla tedesca Rwe e i lavori cominceranno l’anno prossimo. Tutti i grandi dell’eolico si stanno preparando alla corsa: Siemens, la grande vincitrice delle ultime gare offshore, ha appena avviato, in Danimarca, i test per la sua turbina da 6 megawatt e sempre qui dovrebbero partire, fra qualche mese, i test per la nuova turbina di Vestas, che avrà una potenza di 8 megawatt, mentre Alstom ha già iniziato qualche mese fa sulla costa atlantica i test per la sua nuova nata Haliade, a oggi la più grande del mondo.

Quello dell’offshore è un settore in rapida crescita e Dogger Bank è solo un pezzo della grande rivoluzione eolica offshore, che cambierà radicalmente il panorama della generazione e della trasmissione elettrica nell’Europa di domani. Un mercato che nel 2009 aveva poco più di 2 gigawatt installati e oggi ne ha 5 ma prevede di arrivare a 40 gigawatt nel 2020 e 150 nel 2030.

Alla base del successo: l’innovazione tecnologica. “La dimensione sempre più ampia delle turbine e l’intelligenza crescente dei sistemi di telegestione stanno comprimendo rapidamente i costi di produzione dell’eolico offshore che può approfittare di venti più forti e più costanti rispetto all’eolico onshore”, spiega Morten Albaek, vice presidente di Vestas, leader mondiale dell’eolico con 46mila turbine installate in 69 Paesi. Ed è proprio questo il senso di una mega-turbina da 8 megawatt: considerando più o meno pari i costi d’installazione e di allacciamento, una macchina più grande produce più energia dalla stessa quantità di vento.