Un viaggio ad Agrigento nella valle degli sprechi | Non Sprecare
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Un viaggio ad Agrigento nella valle degli sprechi

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Un centro fieristico mai completato, un camper della legalita’ di cui si sono perse le tracce, un depuratore per le acque reflue che non serve a niente ed altre storie. Benvenuti nel consorzio Asi di Agrigento.

I consorzi Asi sono enti per la localizzazione industriale, promossi dalla Regione Sicilia, dove una societa’ puo’ trovare tutte le infrastrutture di base: immobili, elettricita’, gas, telefono, servizi in genere. Nel tempo, pero’, questi enti hanno perso di vista lo scopo per cui sono stati creati e oggi sono un ingranaggio della grande macchina politico-clientelare. Quello di Agrigento in particolare ruota intorno a quattro, si fa per dire, agglomerati: uno con 48 piccole imprese nei territori di Aragona e Favara, un altro con appena tre imprese nel comune di Casteltermini, uno con altre tre in quel di Ravanusa e il quarto a Porto Empedocle, dove non c’e’ l’ombra di un’azienda, che ospitera’ un impianto di rigassificazione dell’Enel. Nel complesso, dunque, il consorzio accoglie 54 imprese, a fronte delle quali schiera un consiglio generale di 50 persone: quasi una per impresa.

L’agglomerato di Aragona e Favara (Comuni in lite da una trentina d’anni per definire i rispettivi confini) si raggiunge in auto dopo essersi lasciati alle spalle il “San Giovanni di Dio”, l’ospedale che dovra’ essere sgomberato entro una ventina di giorni perche’ costruito con la sabbia. Nel caldo opprimente c’e’ un gran via vai per cercare di sistemare dignitosamente da qualche altra parte i 300 degenti e le 700 persone, tra medici, infermieri e personale amministrativo, che vi lavorano. Superato l’ospedale della vergogna, imboccando un cavalcavia, si esce dal comune di Agrigento e si entra nel territorio di Aragona. Qui, in contrada San Benedetto, c’e’ l’agglomerato industriale, che si estende per un centinaio di ettari sconfinando nel territorio di Favara.

Nell’agglomerato non stentiamo a riconoscere quello che avrebbe dovuto essere un centro direzionale e che invece e’ diventata una delle tante “incompiute” di questa Sicilia: una regione che continua a rivendicare risorse pubbliche pur avendone sperperate per decenni in opere come queste. Per questo centro direzionale fantasma l’Asi di Agrigento ha ricevuto all’epoca 13 miliardi di lire.
La palazzina che era stata progettata per il deposito delle merci e’ stata concessa in comodato ai vigili del fuoco, che ne hanno fatto la loro casermetta. Della tensostruttura che avrebbe dovuto ospitare l’avveniristico centro espositivo a forma circolare restano i piloni. Il telone che la ricopriva e’ stato squarciato da una bufera di acqua e vento che si e’ scatenata nell’inverno del 2008. I lavori di completamento dell’opera, peraltro mai finita, sono ricominciati dopo che il consorzio Asi ha ottenuto altri 1,2 milioni di euro da spendere. Da queste parti molti dicono che per rimettere il telo e sistemare la struttura in ogni sua parte, interna e esterna, occorre ben di piu’ che una somma del genere. Se cosi’ fosse, il centro fieristico-espositivo sarebbe destinato a non entrare in funzione anche dopo questa ulteriore iniezione di denaro. Ancora piu’ in la’ incontriamo, sotto un sole che brucia tutto, erba e prospettive, il centro uffici, un palazzo rettangolare e a due corpi con facciate a vetri. Gli uffici del consorzio occupano una parte dell’edificio. Il resto dell’immobile, che avrebbe dovuto ospitare servizi e attivita’ di formazione per le imprese, come la contabilita’ e il marketing, e’ stato dato in affitto. Qui hanno sede fin dalla nascita l’Ato rifiuti di Agrigento e il consorzio di bonifica. Quanto ai corsi di formazione, l’Asi ha cominciato a promuoverne, ma di tutt’altra specie. Per esempio, e’ stato organizzato fra gli altri un corso di inglese per bambini, che con lo sviluppo industriale c’entra come i cavoli a merenda. Peraltro, riferisce una fonte, fino a un anno e mezzo fa sembra all’edifico mancasse il certificato di agibilita’, indispensabile per poter svolgere qualsiasi attivita’ di tipo formativo.

Se proprio non possiamo sviluppare le imprese, almeno proteggiamo quelle esistenti dalla delinquenza, debbono essersi detti i signori del consorzio. Giusto proposito. Cosi’ un giorno e’ spuntato il camper della legalita’. Per diffondere il principio di legalita’ in provincia di Agrigento il consorzio Asi ha chiesto e ottenuto, nell’ambito del progetto Maciste, un finanziamento di poco inferiore a 345mila euro. Il progetto Maciste e’ stato predisposto e sviluppato da una cooperativa di Ragusa, la Prosvi – acronimo di promozione e sviluppo -, ma e’ stato fatto proprio dal consorzio Asi. Per attuarlo ha costituito nel 2007 un’associazione temporanea di scopo a cui, insieme con la Prosvi, sono stati chiamati a partecipare l’Associazione antiracket e antiusura Lo Mastro e il consorzio sviluppo e legalita’, al quale aderiscono i comuni dell’Agrigentino nei cui territori si trovano beni sequestrati alla mafia che debbono essere reimmessi nel circuito legale. L’iniziativa, per niente malvagia, era di diffondere l’idea di legalita’ in giro per la provincia stampando materiale informativo e creando anche una centrale di ascolto dove si potessero denunciare eventuali atti di intimidazione e tentativi di estorsione.

Un bel giorno dell’aprile 2008 il camper della legalita’ e’ arrivato davanti al tribunale della citta’, in via Mazzini, con promotori e autorita’ al seguito, per la presentazione di rito. Alla manifestazione presenziavano il prefetto e il questore di Agrigento. Insomma, un battesimo come si conviene. Ogni giorno gli organizzatori spedivano comunicati per far informare dove sarebbe andato il camper il giorno successivo. C’erano anche dei consultenti a supporto dell’iniziativa. Una cosa ben fatta, all’apparenza. Poi, sara’ perche’ l’entusiasmo e’ scemato o perche’ la delinquenza ha subi’to un improvviso calo, del camper si sono perse le tracce. Non se n’e’ saputo piu’ nulla, ci dicono ad Agrigento. Davvero una strana fine per un’iniziativa che si propone di diffonde la legalita’ e che dovrebbe essere improntata alla massima trasparenza. Poi, guardando il sito internet dell’ente, qualcuno ha scoperto che tra i beneficiari delle consulenze c’era anche un giovane che e’ praticante presso lo studio dell’attuale presidente del consorzio Asi, Stefano Catuara, e che a guidare il camper era un venditore di frutta – per carita’, con tutto il rispetto che merita un fruttivendolo – sposato con una signora che lavora al consorzio stesso. Insomma, tutto in famiglia. E nel sito non figura la lista completa dei consulenti. Ora, dicono ad Agrigento, come si puo’ diffondere la legalita’ ricorrendo ai soliti sotterfugi? Non sarebbe stato piu’ opportuno lanciare il progetto del camper con una gara di evidenza pubblica visto che i 345mila euro del progetto Maciste il consorzio li ha ricevuti dalla regione che ha, a sua volta, attinto ai fondi europei? Evidentemente i camper non portano bene. Su un altro piu’ celebre di questi mezzi Craxi firmo’ il patto del Caf con Andreotti e Forlani, e da quel momento comincio’ il crollo della prima repubblica.

Per curiosita’ ci siamo spinti fino all’agglomerato di Ravanusa, sempre sotto un sole battente. Qui lo spettacolo e’ desolante: appena tre imprese. In compenso e’ stato completato, con un finanziamento di 5 miliardi di lire dell’epoca, un impianto di trattamento delle acque reflue, un depuratore che potrebbe servire, ci dice una fonte, un paese di ventimila abitanti. Poiche’ in corso d’opera e’ emerso che l’impianto era sovradimensionato, al suo interno e’ stato ricavato un altro impianto di depurazione di dimensioni molte piu’ contenute. Una sorta di matrioska. E tutto per tre aziende. Cosi’ van le cose in Sicilia nel terzo millennio.
E potremmo allargare il campo. Il consorzio Asi di Enna, dove sono localizzate appena venti aziende, e’ retto da un consiglio generale di 79 persone. Quasi quattro consiglieri per azienda. In ogni consorzio un comune puo’ infatti esprimere fino a un massimo di tre consiglieri e non ce n’e’ uno che rinunci a questo diritto. Anzi, se e’ possibile ne approfitta. Nell’Asi di Agrigento sono entrati Cattolica Eraclea e Santa Elisabetta, due ridenti comuni dell’entroterra nei cui territori non ricadono agglomerati gestiti dal consorzio. Dei 54 componenti dell’Asi di Agrigento quindici sono guardie carcerarie e, tra i restanti, troviamo qualche figlio di dipendente, qualche maestro elementare e qualche vigile del fuoco, persone che mancano dei requisiti di legge per ricoprire la carica.

Nell’Asi di Caltagirone ci sono 56 consiglieri per 41 aziende e in quello di Trapani il rapporto e’ di 53 a 56. Nell’Asi di Palermo, invece, operano 330 aziende e anche se i consiglieri del consorzio sono circa un terzo delle imprese localizzate nell’area industriale parliamo pur sempre di 117 persone. Un vero e proprio parlamento. L’Ars, l’assemblea regionale siciliana, ha solo 90 deputati.

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