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Tariffe “Tutto compreso” per smartphone e cellulari, la storia della truffa della fatturazione anticipata

Un caso emblematico di sprechi e di stangate mascherate ai danni dei consumatori: la bolletta telefonica con il trucco. Multate Telecom (410mila euro) e Wind (455mila euro).

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TRUFFA TARIFFE TUTTO COMPRESO –

La tredicesima era stata studiata bene, sulla pelle dei consumatori, dai grandi gruppi della telefonia. Nella primavera del 2015, guarda caso con comunicazioni coincidenti (ma non c’è il mercato?), i tre più importanti attori del mercato, Telecom, Wind e Vodafone, annunciano che nei contratti di telefonia mobile, a partire dalle famose Offerte del Tutto compreso, cioè conservazioni, messaggi e navigazione su Internet, la fatturazione passa da 30 a 28 giorni. Basta fare due calcoli, e il colpo basso è chiaro, come avvisano dagli uffici dell’Autorità per le Garanzie nelle comunicazioni (Agcom) dove intanto piovono raffiche di denunce da parte di singoli cittadini e delle associazioni dei consumatori: un aumento delle bollette, di fatto, del 7 per cento. Una stangata, preparata a tavolino e mascherata da “nuova tariffazione”, con tanto di effetti collaterali. In soldoni, un cliente abituato a pagare 20 euro ogni 30 o 31 giorni per una tariffa Tutto compreso, si ritrova a pagare la stessa cifra ma per soli 28 giorni. Alla fine dell’anno le sue bollette non sono più 12 ma 13, e i gestori possono incassare la loro tredicesima con il trucco. Non solo. Allo stesso tempo, e in modo del tutto unilaterale, le società di telefonia hanno pensato bene di modificare anche la fatturazione per le rate di prodotti venduti (smartphone e tablet), incassando altri soldi in modo surrettizio. E costringendo i consumatori che non hanno accettato il cambiamento di calendario, a pagare tutte le restanti rate in un’unica soluzione.

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RINNOVO TARIFFE OGNI 28 GIORNI –

L’unica cosa che Telecom, Wind e Vodafone non avevano calcolato è stata l’indignazione della Rete. Ovvero la protesta dei consumatori che ha iniziato a correre non sul filo, ma sul web, fino ad arrivare in Parlamento con una serie di interrogazioni da parte di deputati e senatori del Movimento Cinque Stelle. A quel punto, le due Autorità da dieci anni in conflitto di potere, non hanno più potuto prendere tempo interrogandosi e litigando sulle rispettive competenze. E i vertici di Agcom hanno scritto ai vertici dell’Antitrust sollecitando «gli accertamenti di competenza». Si è aperta così l’istruttoria formale, ci sono state le audizioni, le memorie difensive, e a distanza di un anno dall’avvio di una pratica palesemente scorretta Telecom e Wind sono state multate, dall’Antitrust su sollecitazione dell’Agcom, rispettivamente di 410mila e 455mila euro. Adesso ci sarà un altro giudizio da parte del Tar, mentre il danno e la beffa per i consumatori sono ormai archiviati. Quanti di loro, infatti, rivedranno i soldi che hanno già versato alle società multate? Pochi, pochissimi, e allora si capisce come per un colosso della telefonia una multa di 400mila euro è un rischio che si può anche correre, e pagare, se poi si incassano migliaia e migliaia di tredicesime e di rate liquidate in un’unica soluzione.

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