Traffico e smog: Milano sperimenta l'Area C tra euforia e polemiche | Non Sprecare
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Traffico e smog: Milano sperimenta l’Area C tra euforia e polemiche

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Lunedì mattina, Milano si sveglierà con una nuova rivoluzione per il traffico cittadino: entrerà in vigore, il 16 gennaio, Area C, la “congestion charge”, cioè la tassa sul traffico per i veicoli privati e commerciali in ingresso alla Cerchia dei Bastioni. Un pedaggio per tutti coloro che entreranno in un’area di 8 chilometri quadrati, cioè il 4,5% della superficie del capoluogo lombardo.

Il provvedimento – attivo in via sperimentale per 18 mesi, dal lunedì al venerdì, dalle 7.30 alle 19.30 – sostituisce il precedente Ecopass (scaduto il 1° gennaio) introducendo un pedaggio per tutte le auto a benzina Euro 1 e successivi e per le diesel Euro 4 e successivi. La tassa sarà di 5 euro, con l’eccezione dei 3 euro per i mezzi commerciali e dei 40 ingressi gratuiti per i residenti che, esauriti i bonus, pagheranno 2 euro al giorno per circolare in Area C. Non potranno invece più accedervi, nemmeno pagando, i veicoli più inquinanti (benzina Euro 0 e diesel Euro 0, 1, 2, 3) e i mezzi lunghi più di sette metri. L’obiettivo è dimezzare la circolazione delle automobili e contribuire a ridurre l’inquinamento. Con Ecopass, l’85% dei veicoli in ingresso ai Bastioni era esentato dal ticket mentre il nuovo provvedimento interesserà il 90% dei mezzi attualmente circolanti. Di qui le polemiche, non tanto sulla sostanza del provvedimento quanto sulle modalità applicative.

Ieri, dopo la rivolta dei residenti del centro e un duro scontro con l’opposizione, il sindaco di Milano Giuliano Pisapia ha subito anche la contestazione del Comitato Referendario Milanosimuove, che nel referendum locale del giugno scorso aveva portato a casa 5 SI’, tra cui quello su traffico e smog, approvato dal 79,12% dei milanesi. “Area C va bene e non si deve tornare indietro”, hanno premesso i promotori Edoardo Croci, Marco Cappato e Enrico Fedrighini, condannando senza appello le “piccole polemiche strumentali tra destra e sinistra” degli ultimi giorni. “Ci sono però – ha evidenziato Croci incontrando la stampa – aspetti critici da correggere”. Come quelli relativi allo start up incrociato Area C – Trasporto Pubblico, sui quali è intervenuta anche la Filt Cgil lombarda, sottolineando il problema dei turni di lavoro per il personale Atm, l’azienda pubblica di trasporti di Milano. Pur denunciando il rischio che il “sistema non tenga” con l’attivazione dell’Area C, il sindacato ha tuttavia sottoscritto un accordo che permette l’attivazione dei turni “in via sperimentale”.

Anche Fedrighini ha insistito su quest’argomento: “Area C è una terapia d’urto a cui devono seguire molte altre scelte, prime fra tutti un piano per il trasporto pubblico, oggi efficiente solo in centro”. Mentre secondo Croci – che è stato Assessore alla Mobilità di Milano nella giunta Moratti ed è ‘padre’ di Ecopass – l’attuale amministrazione tarda a muoversi su tre punti chiave: “l’istituzione di una consulta cittadina sui referendum; un monitoraggio e un reporting continuativi e trasparenti sullo sviluppo delle misure previste dai referendum e, infine, l’adozione di una delibera che chiarisca la destinazione dei ricavi di Area C”.

Secondo le premesse, infatti, con i soldi dei ticket si sarebbe dovuto mettere mano al potenziamento del trasporto pubblico, per compensare la limitazione di traffico imposta alle automobili. Ad oggi, però, su 30 milioni di incassi previsti, solo 9 sono destinati a tram, bus e metro. “Ci sono alcuni errori da correggere”, ha ribadito Croci. “Prima di tutto, lo sconto ingiustificato per il traffico merci (3 euro invece di 5, con 2 ore di sosta gratuita), visto che questi mezzi sono responsabili di un terzo delle emissioni di Pm10; inoltre, il divieto di ingresso per i diesel Euro 3, inopportuno perché ha senso solo se viene stabilito a livello regionale; ma soprattutto la situazione dei residenti nella Ztl”.

Rispetto ad Ecopass, infatti, saranno aboliti gli abbonamenti, una misura che invece, secondo Fedrighini, portavoce di Milanosimuove e consigliere comunale dei Verdi, “andrebbero predisposti per i residenti: 78mila persone solo in parte dotati di un’auto”, in modo da andare incontro ai cittadini, senza intaccare l’efficacia del provvedimento ma impedendo di strumentalizzare la battaglia per finalità che non riguardano l’ambiente. “A nostro avviso – prosegue Fedrighini – la tariffazione non può essere un disincentivo a tornare a casa propria: diversamente, qualcuno potrebbe ricorrere al Tar e far saltare l’intero provvedimento”. Sono già pronti vari ricorsi da parte di residenti, come il signor Franco Morganti che è intervenuto alla conferenza stampa per spiegare che “se devo fermarmi davanti al portone per lasciare a casa la spesa e poi andare a parcheggiare, mi tocca entrare e uscire due volte dall’Area C. In queste condizioni, quanto verrò a pagare?”.

Il Comitato ha anche contestato al Comune la mancata concertazione con le associazioni interessate e un ritardo nell’adempimento del provvedimento. “Questa amministrazione – ha ribadito Croci – si è mossa in modo isolato. Ad esempio, quando fu introdotto Ecopass, il potenziamento del trasporto partì due mesi prima del ticket, mentre con Area C si prevede di incrementare bus, tram e metro il giorno stesso. Il rischio di un corto circuito è evidente. Inoltre, bisogna attivare meccanismi di partecipazione vera, come la Consulta Cittadina di cui chiediamo l’istituzione, che dovrà dare parere obbligatorio su tutti e cinque i referendum”. Senza contare che, ha aggiunto Croci, nonostante Area C sia l’evoluzione di Ecopass, “molti dati raccolti dal Comitato su quella esperienza non sono stati utilizzati”.

Obiezioni note a Palazzo Marino che starebbe infatti pensando a un ‘piano B’, una fascia oraria per residenti. Tutti, comunque, sono d’accordo su un aspetto: Area C è indispensabile e deve andare avanti, anche se forse non risolverà i problemi di traffico e smog. Le prime previsioni parlano di una riduzione del 35% di traffico, che si aggiunge a quella già prodotta da Ecopass e “che potrebbe raggiungere – ha chiarito Croci – il 50%”, con un risparmio di qualche decina di milioni di euro e una riduzione di emissioni “di portata limitata, se Area C resterà un provvedimento isolato, ma ben robusta se la zona di applicazione si dovesse estendere ad altre aree di Milano”.