Stella McCartney: la regina della moda della falsa sostenibilità

Da 25 anni si considera la madrina dell'abbigliamento green. A prezzi molto poco sostenibili.

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Stella McCartney ha festeggiato i suoi 25 anni di regina del lusso sostenibile, una combinazione tipica del marketing truccato col quale il green diventa soltanto una buona occasione per incentivare nuovi consumi e fare nuovi affari. Lei innanzitutto è una figlia d’arte, da parte di entrambi i genitori. Il padre è il mitico musicista ex Beatles Paul McCartney, mentre la madre, Linda Eastman, è da sempre una militante dell’ambientalismo anglosassone da “salotti buoni”, quelli che portano al salotto top, ovvero il Palazzo reale residenza del Re Carlo, ambientalista per definizione. Linda Eastman ha un curriculum di fotografa, attivista, vegana e animalista, e Stella, con queste credenziali, nel 2021 ha creato il suo brand di moda, puntando subito alla spregiudicata sintesi della sostenibilità con il lusso.

Così una martellante campagna di marketing e di pubblicità informa i consumatori della moda di alta gamma che i prodotti di Stella McCartney:

  • non utilizzano pelle, pellicce o altri materiali di origine animale
  • promuovono pratiche ecologiche e responsabili
  • entrano nei cataloghi di altri brand come quelli di Adidas e LVMH.

Ma tutto il castello della sostenibilità declinata con il dizionario del lusso, crolla sotto i colpi dei prezzi, che rendono gli articoli McCartney accessibili soltanto alla casta dei consumatori verdi, e quindi di fatto insostenibili.

A partire dal prodotto iconico della ditta, la borsa  Mini Falabella, ovviamente  cruelty‑free, in vendita a 1.600 sterline. Per non parlare del parka in nylon rigenerato ricavato dai rifiuti della plastica (1.400 sterline), dei sandali realizzati con il riciclo del sughero o dagli scarti dei raspi d’uva (570 sterline), delle sneaker green (450 sterline) e del trench in tela di cotone naturale (2.000 sterline). 

Fonte immagine di copertina: Stella McCartney/Facebook

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