In Spagna, anche con la guerra, l’energia costa un decimo rispetto all’Italia: grazie a solare ed eolico
Il Paese dal 2019 ha di fatto raddoppiato la quota di energia prodotta da queste due fonti. Senza impelagarsi nello sterile dibattito sul ritorno al nucleare
Durante i giorni più caldi della guerra in Iran, con le ricadute inevitabili sul costo del petrolio e del gas, il primo ministro spagnolo Pedro Sànchez ha fatto una dichiarazione ai giornalisti che è sembrata una prova di bullismo. <In Spagna, grazie alla quota molto alta di energia prodotta da fonti rinnovabili, nei giorni di marzo del 2026, in pieni crisi bellica, il costo dell’energia si aggirava attorno ai 14 euro a megawattora, rispetto ai 100 euro di Francia, Germania e Italia”.
Purtroppo per gli italiani, i tedeschi e i francesi (nonostante la loro forte presenza nel nucleare) l’affermazione di Sànchez, per quanto sia piuttosto esemplificativa, ha un fondo di verità, che deve far riflettere.
I prezzi all’ingrosso (mercato wholesale) si formano ogni ora e possono oscillare molto in funzione della domanda, offerta, energia rinnovabile e costo del gas.
La Spagna ha avuto spesso prezzi all’ingrosso medi più bassi rispetto a Italia, Francia e Germania, soprattutto grazie all’alta quota di energia solare ed eolica (nel Paese supera il 60 per cento della torta energetica) nel mix, che riduce il ruolo del gas nel prezzo finale dell’energia in certi periodi. Ed effettivamente i costi più bassi dell’energia in Spagna, anche in presenza di crisi globali, restano più bassi in quanto il Paese, dal 2019, ha di fatto raddoppiato la quota di energia prodotta da solare e eolico.