L’orto a scuola può servire anche a questo: dare un segnale, una punizione, per cattiva condotta, ma non sprecare il provvedimento e trasformarlo nell’occasione di un gesto civico, come per esempio zappare l’orto. A Bologna, nell’istituto Rosa Luxemburg, che unisce ben 900 alunni di istituti tecnici e licei, studenti coinvolti in episodi di bullismo vengono indirizzati a lavorare nell’orto della scuola invece di essere sospesi. L’idea è farli riflettere e responsabilizzare attraverso un’attività concreta e collaborativa. Anche a Milano (ITSOS Albe Steiner), un dirigente scolastico ha adottato un approccio simile: le sanzioni disciplinari possono tradursi in lavori manuali come “andare a zappare” negli spazi verdi della scuola.
Queste scelte si basano su un principio educativo:
- la sospensione spesso allontana lo studente senza educarlo davvero
- attività come l’orto favoriscono responsabilità, cooperazione e riflessione sul comportamento
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