Rita, l’assessore romano cacciato perché ostacolava i clan

Rita Cutini ci credeva: ha fatto l’assessore comune alle Politiche sociali per aiutare anziani e senza casa. Ma è stata sconfitta dal malaffare. Ed è tornata a fare la volontaria, con più forza di prima.

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Ci sono storie che raccontano meglio di qualsiasi statistica perché persone fornite di competenza e passione civile, alle fine prendono le distanze dalla politica, fino a non volersene più occupare. E’ il caso di Rita Cutini, romana, assistente sociale, laureata in Servizio Sociale, vicina alla Comunità di Sant’Egidio.
Nel 2015 (il sindaco di allora è Ignazio Marino) Rita avverte e respinge le pressioni dei clan di “Mafia Capitale” e reagisce cercando di isolare i malviventi e denunciare la parte inquinata della macchina della pubblica amministrazione romana. Troppo, per una Capitale che ha fatto della corruzione la sua prima industria.
Così Rita Cutini è costretta a dimettersi da assessore alle Politiche sociali, per le pressioni di persone legate al giro di “Mafia Capitale” come risulta  anche dalle intercettazioni telefoniche agli atti dell’inchiesta, anche se quello un posto su misura per le sue competenze. In aula raccontò di essersi sentita isolata per aver difeso alcuni dirigenti comunali che contrastavano le pressioni del sistema legato a Salvatore Buzzi e disse inoltre di non aver ricevuto sufficiente sostegno politico dai vertici dell’amministrazione.
Da allora Rita Cutini non ha mai voluto riprendere l’attività politica,  e si è dedicata all’insegnamento e alla ricerca, come docente presso la Libera Università Maria Santissima Assunta (LUMSA), dove tiene corsi legati al servizio sociale, alla gestione dei servizi sociali e alle politiche contro la povertà.
Fonte immagine di copertina: Roma Today

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