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Rifiuti a Napoli: c’e’ un solo metodo per risolvere il problema

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E’ possibile, sulla drammatica vicenda dei rifiuti, annodare i fili di una costruttiva collaborazione istituzionale sul territorio? Stefano Caldoro e Luigi De Magistris, contrapposti sul piano dell’appartenenza politica ma uniti dai rischi che corrono con il precipitare della situazione, farebbero bene a riflettere su questo punto, dando un segnale chiaro e forte di gioco di squadra. Mentre Napoli è invasa da 2mila tonnellate di spazzatura e torna l’incubo di epidemie, anche per l’impennata della temperatura, il governo gioca con il fuoco, cede ai ricatti della Lega e prende tempo su un decreto, decisivo per affrontare l’ennesima emergenza, per trasferire una parte dell’immondizia in altre regioni. Probabilmente dopo la prova muscolare di Pontida i veti leghisti si andranno a sgonfiare, ma una cosa è certa: regione e comune non possono contare troppo su un governo debole, spento, diviso, e con un presidente del Consiglio che non nasconde la sua rabbia nei confronti dei napoletani colpevoli di avergli voltato le spalle alle ultime elezioni amministrative. Che fare, dunque? Limitarsi alle proteste e all’indignazione è come arrendersi:  non basta. Serve una risposta politica che si traduca in quelle “soluzioni concrete e condivise” che il presidente Giorgio Napolitano, oggi molto irritato per l’atteggiamento di palazzo Chigi, ha sempre auspicato.

Certo: Caldoro e De Magistris non la pensano allo stesso modo sulla strategia di fondo. Il presidente della regione vuole andare avanti con la costruzione del termovalorizzatore nella zona di Napoli Est, mentre il sindaco ha già stracciato l’accordo della precedente amministrazione comunale per cedere i suoli di sua proprietà dove doveva sorgere l’impianto. Caldoro pensa a un modello Barcellona, cha ha i termovalorizzatori, e De Magistris invece, come dimostra la sua prima delibera, punta tutto sulla crescita esponenziale della raccolta porta a porta, su piccoli impianti di riciclaggio e compostaggio, sulle isole ecologiche, e sul disincentivo all’uso di imballaggi e contenitori per ridurre la massa dei rifiuti. In una fase come questa, però, più che dividersi in una sterile guerra tra poveri, magari tentando di lasciare l’altro con il cerino acceso in mano, è indispensabile allearsi alla ricerca di una via d’uscita sostenibile e solida. Un percorso con il quale, insieme, si riesca anche a sbloccare quei fondi dell’Unione europea, 400 milioni di euro, bloccati per le inadempienze che gli ispettori  di Bruxelles contestano ai diversi soggetti impegnati in questa partita.

 Regione e comune, nel rispetto dei reciproci ruoli, potrebbero partire da un tavolo comune, sul quale discutere e condividere le decisioni, cercando così di colmare il vuoto politico, sul territorio, che ha accompagnato dal primo momento la tragedia napoletana. Con partiti sfarinati e inesistenti, con parlamentari locali che a Roma contano come il due di coppe a briscola, con un asse politico nazionale molto sbilanciato verso il Nord, non resta che la forza delle istituzioni locali. Tra l’altro, sia Caldoro sia De Magistris hanno ricevuto da poco tempo la loro investitura elettorale e non dovrebbero quindi sentirsi prigionieri dell’ossessione della caccia al consenso. Al contrario, potrebbero dare entrambi una prova di maturità che diventi anche una lezione per le classi dirigenti del Mezzogiorno. Già, perché tra le tante conclusioni che arrivano dall’avvitamento di una città e di una regione attorno alla sua spazzatura, c’è anche questa lezione. Il Sud, e non solo Napoli e la Campania, dovranno imparare a riprendersi con le proprie forze, senza aspettare l’aiuto di Roma  e i miracoli dell’Uomo della Provvidenza che, intanto, è fuori servizio.