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Ridurre le emissioni presto non basterà più

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Nonostante gli sforzi internazionali in favore dell’ambiente, le emissioni di gas serra continuano ad aumentare. Se l’andamento non verrà invertito in tempi che ormai stanno diventando sempre più stringenti, bisognerà ricorrere a misure estreme: cioè non basterà più ridurre le emissioni, ma diventerà essenziale rimuovere dall’atmosfera grandi quantità di anidride carbonica (CO2). Questi scenari sono descritti da alcuni studi in corso di pubblicazione sulla rivista scientifica Climatic Change e che faranno parte del prossimo rapporto dell’Intergovernmental Panel on Climate Change dell’ONU (IPCC, il gruppo di studi internazionale incaricato di monitorare l’evoluzione del clima e di proporre dei rimedi). Le ricerche si concentrano su un obiettivo definito: posto che il riscaldamento globale è in atto, bisogna arginarlo in modo che l’aumento medio della temperatura resti inferiore a 2 gradi rispetto ai livelli preindustriali. Attualmente le temperature medie sono già salite di 0,8 gradi; la soglia dei 2 gradi è stata fissata sulla base di vari parametri, fra cui lo scioglimento irreversibile dei ghiacciai della Groenlandia e il conseguente innalzamento del livello dei mari, che nella peggiore delle ipotesi potrebbe raggiungere i 7 metri. Per rispettare la soglia dei 2 gradi, e con l’attuale livello di emissioni, la quantità massima di CO2 nell’atmosfera sarà raggiunta entro 20 anni. Dopo di che bisognerà necessariamente rimuoverla. Secondo gli studi, intorno al 2070 il bilancio netto dovrà essere di meno 3,5 miliardi di tonnellate di anidride carbonica all’anno: in altre parole, ogni anno dovrà essere rimossa dall’atmosfera una quantità di CO2 pari al totale delle emissioni dell’anno più 3,5 miliardi di tonnellate. Nel prossimo secolo la cifra netta potrebbe salire addirittura a 18 miliardi di tonnellate all’anno per almeno 100 anni. Per questo sono allo studio varie tecnologie. Quella considerata più fattibile (industrialmente realizzabile nel giro di pochi anni) è la "cattura e sequestro della CO2" (CCS, dall’inglese Carbon Capture and Storage), che prevede di immagazzinare in profondità sotto terra, e in modo perenne, la CO2 emessa dagli impianti industriali e dalle centrali termoelettriche. Altre soluzioni prevedono di intervenire direttamente sul clima con tecniche avveniristiche di geoingegneria: per esempio immettendo nella stratosfera dei grandi specchi (o, in alternativa, un pulviscolo di particelle) in grado di riflettere parte della radiazione solare in arrivo sulla Terra. O ancora, assorbire l’anidride carbonica direttamente dall’atmosfera grazie ad una sorta di fotosintesi artificiale, oppure con tecniche che ne facilitano l’assorbimento da parte di rocce calcaree. Tutti sistemi che ovviamente non sono mai stati sperimentati e che quindi costituiscono un po’ l’ultima spiaggia. Per il momento, quindi, non possono essere considerati sostitutivi alle misure per ridurre le emissioni. Anzi: più si riducono le emissioni, più si rimanderà il momento dei rimedi estremi. TM News