L’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili (IRENA) stima che i rifiuti da pannelli fotovoltaici che nel 2021 erano pari a circa 0,2 milioni di tonnellate, possano arrivare a circa 4 milioni di tonnellate nel 2030, per poi superare 200 milioni di tonnellate cumulative entro il 2050.
Se consideriamo un pannello medio da circa 20–25 kg, 4 milioni di tonnellate equivalgono grossomodo a: 160–200 milioni di pannelli all’anno intorno al 2030.
In Italia, uno studio recente stima circa 20.000 tonnellate di pannelli fotovoltaici a fine vita nel 2025, con un peso medio di 20–25 kg per pannello, pari a circa 800.000–1.000.000 di pannelli nel solo 2025.
E il quantitativo è destinato ad aumentare: una stima indica che entro il 2030 l’Italia potrebbe arrivare a 50.000–100.000 tonnellate di pannelli dismessi all’anno.
Ma questi numeri non devono spaventare, se partiamo dai diversi materiali che compongono un pannello solare:
- Silicio: costituisce le celle fotovoltaiche, che trasformano la luce in elettricità.
- Vetro: protegge le celle dalla pioggia, dagli urti e dagli agenti atmosferici; è spesso la parte più pesante del pannello.
- Alluminio: forma generalmente la cornice esterna.
- Polimeri/plastiche: materiali come EVA e il backsheet proteggono e isolano le celle.
- Rame: presente nei collegamenti elettrici e nei cavi.
- Argento: utilizzato in piccole quantità nei contatti elettrici delle celle.
- Altri metalli: possono essere presenti in quantità minori, ad esempio stagno e piombo nelle saldature, a seconda della tecnologia e della produzione.
La durata tipica di un pannello fotovoltaico è nell’ordine di 25–30 anni o più e durante la sua vita produce molta più energia di quella necessaria per fabbricarlo.Il punto importante è che il pannello non diventa necessariamente un rifiuto inutilizzabile a fine vita. Una parte consistente dei materiali può essere recuperata e impiegata per produrre nuovi oggetti o, in alcuni casi, nuovi pannelli.
Nel complesso, i processi industriali possono arrivare intorno al 90–95% di recupero del peso del pannello in determinate condizioni e con tecnologie avanzate. L’IEA-PVPS riporta, per esempio, processi che raggiungono circa il 95% includendo anche il recupero energetico dell’EVA.
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