Radio Shock: la radio fatta da redattori con disturbi psichici

Domande irriverenti e originali. Senza concedere nulla agli stereotipi delle malattie mentali. Un esperimento terapeutico diventato anche un modello di buona informazione.

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“Leonardo, le invenzioni erano tue davvero, le volevi, o erano soltanto il risultato di un continuo procrastinare?”. “Dottor Freud, se oggi aprisse Instagram, analizzerebbe più i follower o gli haters? Le domande per le interviste immaginarie come queste, una a Leonardo da vinci e l’altra a Sigmund Freud, sono all’ordine del giorno nel palinsesto di Radio Shock, che non è una radio commerciale come quelle che ascoltiamo in auto o su FM, né è una redazione dove tutti i “giornalisti” sono professionisti della radio. Ma è un progetto terapeutico e riabilitativo promosso dal Dipartimento di Salute mentale e dipendenze patologiche dell’Azienda Ausl di Piacenza che usa la radio come strumento di inclusione sociale, empowerment e contrasto allo stigma nei confronti delle persone con disturbi mentali

Con i redattori che soffrono di disturbi mentali, lavorano psicologi, educatori e professionisti del Dipartimento di salute mentale, coordinati da Piero Verani, per facilitare la produzione dei contenuti. E i risultati sono straordinari: la redazione inventa continuamente nuovi format, e prepara ogni giorno una serie di interviste immaginarie, con racconti che non riguardano soltanto l’universo dei problemi mentali. In questo modo, il successo di Radio Shock si è allargato dai buoni risultati terapeutici anche a un modo molto originale, ironico, e fornito di senso critico, di fare buona informazione.

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I programmi e le interviste di Radio Shock soprattutto in forma video o on-demand, perché (a differenza delle radio tradizionali) non trasmette programmi in diretta su FM o su frequenze radio classiche. 

Fonte immagini: Azienda Unità Sanitaria Locale di Piacenza

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