L’arredamento usa-e-getta, conosciuto sul mercato come fast furniture, è la classica tendenza maldestra, con quale pensiamo di risparmiare e invece sprechiamo soldi e facciamo anche danni all’ambiente. La convenienza di un mobile economico può ridursi quando lo stesso arredo deve essere ricomprato più volte. E il costo non riguarda soltanto il denaro. Ogni mobile richiede materie prime, energia, imballaggi e trasporto e, una volta eliminato, deve essere riutilizzato, riciclato o smaltito. Allungarne la vita significa quindi ridurre nuovi acquisti, consumo di risorse e quantità di rifiuti.
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Quando il mobile economico costa di più
I mobili economici usano materiali scadenti come il truciolato, che si rovinano facilmente e non resistono nemmeno a un trasloco. Un mobile economico può essere un buon acquisto se dura molti anni, ma diventa meno conveniente quando deve essere sostituito di frequente. Un tavolo da 120 euro cambiato ogni tre anni, per esempio, in quindici anni può costare complessivamente 600 euro, più di un tavolo da 400-450 euro capace di durare per lo stesso periodo. Prima dell’acquisto, quindi, oltre al prezzo conviene controllare struttura, cerniere, giunzioni e possibilità di sostituire le parti danneggiate: il costo reale di un mobile si misura anche nella sua durata.
Il problema dei mobili difficili da riparare
Una cerniera rotta o una guida danneggiata non dovrebbero rendere inutilizzabile un intero mobile. Lo stesso vale per una sedia con la seduta rovinata ma la struttura ancora solida: poter sostituire rivestimento, imbottitura o singoli componenti ne prolunga la vita. Non a caso i criteri ambientali dell’Unione Europea per il marchio EU Ecolabel valorizzano i mobili progettati per consentire lo smontaggio e la sostituzione delle parti danneggiate. Un piccolo guasto, insomma, non dovrebbe trasformare un arredo ancora valido in un rifiuto.
Quanto pesano i mobili che buttiamo
Una ricerca britannica di WRAP (Waste and Resources Action Programme, organizzazione impegnata nella riduzione dei rifiuti e nell’uso più efficiente delle risorse) mostra che molti mobili destinati allo smaltimento potrebbero essere ancora riutilizzati, anche dopo piccoli interventi. Un tavolo graffiato può essere levigato, una sedia impagliata di nuovo, una cassettiera recuperata cambiando guide o maniglie. Prima di buttare, quindi, conviene distinguere ciò che è realmente arrivato a fine vita da ciò che è soltanto usurato o passato di moda.
Materiali, struttura e traslochi
Un mobile durevole dovrebbe resistere anche a smontaggi e spostamenti senza perdere stabilità, un aspetto importante soprattutto per chi cambia spesso abitazione. Alcuni mobili flat-pack (venduti smontati e da assemblare), per esempio, possono diventare più difficili da riutilizzare dopo diversi montaggi. Ma la qualità di un arredo dipende anche dai materiali utilizzati. Per il legno, certificazioni come FSC forniscono indicazioni sulla provenienza della materia prima, mentre i criteri EU Ecolabel prevedono anche limiti per determinate sostanze pericolose e per le emissioni di formaldeide.
Rischi per la salute
I mobili low cost, tipici dell’arredamento usa-e-getta, possono avere anche aspetti dannosi per la salute. E in particolare:
- Formaldeide e altre emissioni: pannelli di truciolare, MDF e compensato possono rilasciare formaldeide e altri composti volatili nell’aria. Le emissioni tendono a essere maggiori nei prodotti nuovi e diminuiscono nel tempo.
- Collanti e finiture: vernici, colle e rivestimenti possono contribuire alle emissioni di VOC (composti organici volatili).
- Ventilazione: in una stanza poco ventilata, soprattutto con molti mobili nuovi contemporaneamente, le concentrazioni nell’aria possono aumentare.
- Sicurezza fisica: un mobile economico ma instabile può comportare rischi di ribaltamento, soprattutto armadi, librerie e cassettiere.
Comprare meno, ma comprare meglio
Prima di sostituire un mobile conviene verificare se può essere riparato o recuperato. Mercatini dell’usato e piattaforme di compravendita possono offrire valide alternative al nuovo. Laddove si dovesse comprare un mobile nuovo, meglio scegliere arredi capaci di adattarsi nel tempo e a spazi diversi. Un buon criterio è chiedersi se quel mobile potrà essere ancora utilizzato, riparato o ceduto tra cinque o dieci anni: scegliere ciò che può avere una seconda vita prima ancora che finisca la prima aiuta a uscire dalla logica dell’usa-e-getta.
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